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Agitu Ideo Gudeta

Agitu Ideo Gudeta

Agitu Ideo Gudeta era una pastora etiope che in Trentino portava avanti un sogno e la sfida quotidiana per realizzarlo. 

Viveva in armonia con la natura, aveva recuperato dall’estinzione la capra Mochena e fondato un’azienda La capra felice che produceva formaggi.

Era nata a Addis Abeba il 1 gennaio nel 1978, a 18 anni era andata a vivere a Trento dove aveva studiato sociologia.
Il padre, professore, aveva trasferito la famiglia negli Stati Uniti quando la situazione politica era diventata oppressiva. Ma lei, dopo gli studi in Italia, era tornata volontariamente in Etiopia, dove abitava con la nonna, per portare il suo contributo alla lotta contro il land grabbing, l’accaparramento delle terre da parte di multinazionali a danno degli agricoltori locali. Fenomeno che, purtroppo, coinvolge molti paesi africani.

Nel 2010, però, era stata costretta a fuggire perché il governo locale minacciava di arrestarla. Tornata in Trentino aveva avviato un’attività che era anche la sua passione: l’allevamento delle capre.

Aveva recuperato un terreno in abbandono per
allevare un gregge di capre Mochene, altrimenti destinate all’estinzione. Produceva formaggi con metodi tradizionali e sostenibili.
Agitu Ideo era un’imprenditrice diventata simbolo dell’empowerment di una donna di origine straniera.
Negli ultimi anni era diventata molto popolare perché la sua storia di riscatto era stata ripresa da giornali e televisioni di molti paesi.
Nel 2017 la senatrice Emma Bonino l’aveva voluta al suo fianco in un’iniziativa di sensibilizzazione sul ruolo delle donne immigrate e rifugiate in Italia.
Aveva ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno, premiata da Slow Food per la residenza casearia, nel 2019 era stata finalista del Premio Luisa Minazzi, come ambientalista dell’anno. Nel 2020 Legambiente le aveva assegnato la “bandiera verde” simbolo di lavoro per la sostenibilità nei territori delle Alpi trentine.
Nel 2018 aveva denunciato l’aggressione razzista e sessista da parte di un vicino, poi arrestato.

Agitu Ideo Gudeta ha continuato tenacemente a fronteggiare le sfide personali in un territorio che la considerava straniera e nell’agricoltura, che pone tante difficoltà, come, ad esempio, il rischio che gli orsi le dilaniassero il gregge. 

Il suo impegno costante è stato quello di proporre un modello di azienda agricola biologica sostenibile che potesse funzionare da stimolo e incoraggiamento per coloro che desiderano realizzare nuove modalità di vita, lavoro e convivenza.

Il suo gregge, inizialmente composto da 15 animali, è arrivato a contare più di 180 capre di razza pezzata mòchena e camosciata delle Alpi. Grazie alla passione e alle conoscenze apprese dai pastori al fianco dei quali lottava, allevava personalmente le capre e trasformava il formaggio con metodi tradizionali. Formaggi, yogurt, uova, ma anche ortaggi e cosmetici bio: negli anni, La Capra Felice era diventata un marchio noto.

Agitu Ideo Gudeta era consapevole dell’eccezionalità del suo percorso e non perdeva l’occasione per raccontare la sua storia.

La sua vita è stata violentemente interrotta il 29 dicembre 2020.

Il responsabile dell’omicidio, reo confesso, è Adams Suleimani, 32 anni, ghanese, collaboratore dell’azienda agricola che agli inquirenti ha parlato di uno stipendio non corrisposto. L’ha uccisa colpendola ferocemente con un martello alla testa, dall’autopsia non risulta sia stata abusata, come si era pensato in una prima indagine visto che le erano stati strappati gli abiti di dosso, ma l’assassino, ha confessato di aver eiaculato dopo averla lasciata agonizzante a terra. 

Agitu Ideo Gudeta era una donna indipendente che aveva costruito attorno a sé una rete di amicizie e persone che la sostenevano. Non aveva paura di niente e la sua mente era in continuo movimento. Malgrado le difficoltà imposte dal Covid, aveva grandi progetti per il futuro: aveva comprato un edificio dismesso dietro la sua abitazione per poter realizzare un agriturismo bio per la primavera successiva, che non è riuscita a vedere.

Ci ha lasciato un grande esempio, la sua determinazione, il rammarico di aver perso troppo presto e in maniera così brutale una donna che voleva soltanto vivere una vita con dignità, nel rispetto della natura e degli animali.

Con la sua morte molte persone della valle si sono rese disponibili per curare le sue capre e portare avanti il suo progetto. Tra queste c’è stata Beatrice Zott, una giovane che lavorava nell’azienda della sua famiglia e che l’aveva già aiutata varie volte nel pascolo. Dopo qualche tempo, però, le capre le sono  state tolte per per mancanza di fondi economici e sono state affidate a altri allevatori locali.

La speranza è che il sogno di Agitu Ideo Gudeta non morirà con lei.

#unadonnalgiorno

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