La curiosità per sapere, per conoscere, è una grandissima molla per arrivare a formulare delle domande e poi a cercare delle risposte.
Amalia Ercoli Finzi è una delle personalità più importanti al mondo nel campo delle scienze e tecnologie aerospaziali.
Professoressa emerita al Politecnico di Milano, prima donna italiana a laurearsi in Ingegneria aeronautica, portano il suo nome un asteroide e il gemello terrestre del rover che toccherà il suolo di Marte nel 2030.
Con la missione Rosetta ha dato un contributo fondamentale allo studio delle comete, progettando la trivella che ha trapanato il suolo del corpo celeste.
Nata Amalia Ercoli, Finzi è il cognome del marito, a Gallarate, in provincia di Varese, il 20 aprile 1937, fin da bambina, ha mostrato una passione per la scienza e una particolare inclinazione per la matematica, materia in cui eccelleva con risultati straordinari. Dopo il liceo scientifico, contro le aspettative familiari e sociali che la volevano insegnante, ha scelto di iscriversi alla facoltà di ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano, dove c’erano soltanto cinque donne su 650 studenti.
Quella scelta, che lei stessa ha definito un atto di coraggio, ha segnato l’inizio di una carriera destinata a cambiare la storia dell’ingegneria italiana.
Nel 1962 è diventata la prima donna in Italia a conseguire una laurea in ingegneria aeronautica entrando in uno spazio fino ad allora rigidamente maschile, e iniziando una trasformazione lenta ma irreversibile.
Gli ostacoli, come lei stessa racconta, non si presentano tanto all’università, dove il merito riesce a emergere, ma nella vita professionale e personale. Essere donna, madre e scienziata negli anni Sessanta e Settanta ha significato costruire un percorso senza modelli, senza mentori, senza precedenti.
La sua carriera accademica si è sviluppata interamente al Politecnico di Milano, dove è diventata prima assistente, poi docente e infine professoressa ordinaria di meccanica aerospaziale.
Ha insegnato meccanica orbitale, formando generazioni di ingegneri e contribuendo a costruire una cultura scientifica solida nel campo delle missioni spaziali.
Parallelamente, ha svolto un’intensa attività di ricerca, con oltre 150 pubblicazioni scientifiche, e contribuito allo sviluppo teorico e applicativo di discipline cruciali, tra cui lo studio dei fluidi non newtoniani e l’analisi di sistemi spaziali complessi.
Il suo nome è entrato nella storia dell’esplorazione spaziale grazie alla partecipazione a programmi internazionali di altissimo livello. Collaborando con NASA, ESA e ASI, è diventata una delle figure più autorevoli a livello globale nel settore. È stata coinvolta nella missione Giotto, che ha permesso di avvicinarsi alla cometa di Halley a velocità straordinarie, e soprattutto nella storica missione Rosetta, lanciata nel 2004 e conclusa dopo dodici anni, in cui ha ricoperto il ruolo di Principal Investigator dello strumento SD2, progettando la trivella che per la prima volta nella storia ha perforato il suolo di una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko.
È stato un risultato epocale poiché l’umanità non si è limitata più a osservare i corpi celesti, ma li ha potuti studiare direttamente, prelevandone dei campioni.
Ha partecipato a numerosi altri programmi, tra cui il Tether Satellite System, lo sviluppo di robot spaziali nel progetto SPIDER, esperimenti di fisica dei materiali in microgravità e studi avanzati per missioni su Marte, inclusi progetti per la raccolta e il ritorno di campioni marziani sulla Terra. È stata coinvolta nella missione ExoMars e in studi sulla possibilità di insediamenti umani su Marte e persino sulla realizzazione di un orto botanico sulla Luna. La sua visione della scienza è proiettata verso il futuro e radicata nella concretezza dell’ingegneria.
Ha svolto un ruolo cruciale nei processi decisionali in diversi comitati strategici europei, è stata la delegata italiana al programma Horizon 2020 e consulente scientifica nei più importanti organismi internazionali. In un mondo in cui, come lei stessa denuncia, “le donne non vengono chiamate ai tavoli decisionali”, la sua presenza rappresenta una rottura e un esempio.
Parallelamente alla carriera scientifica, Amalia Ercoli Finzi ha sempre portato avanti un impegno forte per le pari opportunità. È stata presidente dell’Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti e delegata alle politiche di genere.
Negli ultimi anni, è diventata anche un punto di riferimento culturale e mediatico. Partecipa al programma Splendida cornice condotto da Geppi Cucciari, portando la scienza al grande pubblico con chiarezza e passione.
La sua capacità di comunicare rende accessibili temi complessi come le missioni spaziali e l’astronomia.
Le sue parole rivolte alle ragazze sono uno degli aspetti più potenti della sua eredità. Insiste sull’importanza dell’autostima, dell’impegno e della consapevolezza delle proprie capacità. Invita a partire dalle bambine, dalle famiglie, per costruire un cambiamento culturale profondo. Per lei, la scienza è conoscenza ma anche un potente mezzo di emancipazione.
Ottimista per natura, immagina un futuro in cui la leadership femminile possa portare nuove prospettive, persino nella costruzione della pace. E guarda all’intelligenza artificiale con fiducia, purché resti uno strumento al servizio dell’essere umano.
La storia di Amalia Ercoli Finzi non è solo quella di una scienziata eccezionale. È la storia di una donna che ha attraversato e trasformato il proprio tempo, aprendo spazi, costruendo possibilità e dimostrando che il talento, quando incontra il coraggio, può davvero cambiare il mondo, sulla Terra e oltre.















