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Asma Jahangir

Asma Jahangir avvocata e attivista pakistana

Asma Jahangir, avvocata e attivista pakistana, ha contribuito a fondare la Commissione per i Diritti Umani del suo paese.

È stata relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo e giocato un ruolo importante nell’International Crisis Group.

Nata a Lahore il 27 gennaio 1952, in una famiglia molto attiva politicamente, a 18 anni ha iniziato la prima protesta contro il governo militare per chiedere la scarcerazione di suo padre Malik Ghulam Jilani, arrestato per aver denunciato il governo pakistano per genocidio in quello che oggi è il Bangladesh (ex Pakistan orientale).

Sua madre, Begum Sabiha Jilani, è stata una delle pochissime musulmane della sua epoca ad aver ricevuto un’istruzione superiore. Aveva combattuto il sistema tradizionale e aperto una sua attività di abbigliamento fino a quando le terre della sua famiglia vennero confiscate a causa della detenzione del marito.

Diventata avvocata nel 1978, quattro anni dopo era  già alla Corte Suprema. Si è distinta da subito per il suo impegno in favore delle persone più svantaggiate e fondato, insieme a altre tre avvocate, l’AGHS Law Associates, il primo studio legale di sole donne in Pakistan che operava gratuitamente.

È stata tra le promotrici del Forum di azione delle donne, per battersi contro leggi discriminanti secondo cui il valore della testimonianza di una donna valeva la metà di quella di un uomo e le vittime di stupro dovevano dimostrare la loro innocenza o essere punite a loro volta.

Nel 1983, ha guidato una protesta a Lahore contro una sentenza in cui una ragazza cieca di 13 anni, violentata dai suoi datori di lavoro, era stata accusata fornicazione e condannata a tre anni di reclusione e fustigazione. Grazie alla sua mobilitazione, il verdetto fu annullato.
Nello stesso anno, venne incarcerata per essersi opposta alla politica di islamizzazione del generale Zia ul-Haq.

Nel 1986 ha vissuto a Ginevra dove è stata vicepresidente del Defence for Children International

Dopo aver difeso un ragazzo cristiano di 14 anni accusato di blasfemia e condannato a morte, venne aggredita e minacciata di morte insieme alla sua famiglia. Imperterrita ha continuato a seguire il caso riuscendo a far assolvere il giovane. Grazie al suo impegno, nel 1986 nel Pakistan è stata istituita la legge sulla blasfemia.

Per oltre quarant’anni si è battuta, correndo grandi rischi personali, per i diritti di donne, bambini, minoranze religiose, libertà di stampa, contro il lavoro forzato e la pena capitale. Ha creato il primo centro di accoglienza per donne in difficoltà e dibattuto le prime cause di divorzio.

Ha co-presieduto il Forum dell’Asia meridionale per i diritti umani ed è stata vicepresidente della Federazione internazionale per i diritti umaniÈ stata relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione dal 2004 al 2010. 

Nel maggio 2005, ha contribuito a organizzare una maratona in cui correvano insieme uomini e donne per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza contro le sportive da parte degli estremisti religiosi. Gruppi islamisti armati di armi da fuoco, manganelli e molotov si opposero con violenza all’evento e l’avvocata venne pubblicamente picchiata, spogliata e poi arrestata dalla polizia.

Nel novembre 2007, sotto il regime del generale Musharraf, venne nuovamente arrestata e posta agli arresti domiciliari insieme ad altri 500 tra avvocati, politici dell’opposizione e attivisti per i diritti umani.

Nel 2010 è stata la prima donna a essere eletta presidente dell’Associazione degli avvocati della Corte Suprema.

Nel 2014 ha ricevuto il Right Livelihood Awardper aver difeso, protetto e promosso i diritti umani in Pakistan, spesso in situazioni molto difficili e complesse e a grande rischio personale”.

Ha ricevuto numerosi dottorati e lauree ad honorem, il Premio UNESCO/Bilbao per la promozione di una cultura dei diritti umaniÈ stata insignita della Legion d’Onore francese.

Ha scritto vari libri tra cui Figli di un dio minore. 

Il suo impegno non si è limitato solo al Pakistan. Per tre volte è stata relatrice speciale delle Nazioni Unite: sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie; sulla libertà di religione e di pensiero in Sri Lanka e Iran.

Ha lasciato la terra l’11 febbraio febbraio 2018 a Lahore.

Asma Jahangir non ha mai avuto paura di andare contro l’ordine precostituito, è stata picchiata, minacciata, arrestata più volte, dichiarata traditrice della patria e dell’islam, ma ha proseguito imperterrita la sua lotta per i diritti civili fino all’ultimo respiro.

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