Mi avvicinai alla fotografia come un’anatra si avvicina all’acqua. Non ho mai voluto fare niente altro.
Berenice Abbott, importante esponente della straight photography, ha raccontato senza filtri le trasformazioni del Ventesimo secolo.
Ha vissuto con grande libertà e anticonformismo, nel suo lavoro, in maniera innovativa, è partita dalla ritrattistica per documentare invenzioni scientifiche e industriali e l’architettura urbana, si è specializzata in paesaggistica e fatto reportage on the road in una società statunitense in piena crisi economica.
Nata a Springfield, Ohio, il 17 luglio 1898, ha studiato giornalismo alla Ohio State University prima di trasferirsi a New York, nel Greenwich Village, dove è entrata in contatto con il mondo artistico, anarchico e intellettuale.
Ha abitato con la scrittrice Djuna Barnes, avuto Man Ray come insegnante e il filosofo Kenneth Burke come amico.
Nel 1921 si è trasferita a Berlino e poi a Parigi dove, dal 1923 al 1925, è stata assistente nello studio di Man Ray, specializzandosi soprattutto nei ritratti. Dopo poco tempo ha aperto il suo studio e immortalato personaggi famosi come James Joyce, Marcel Duchamp, Jean Cocteau, Sylvia Beach, André Gide e Max Ernst.
Eugène Atget l’aveva introdotta al mondo del documentario fotografico e aperto nuove prospettive di ricerca. Affascinata da questo artista che non aveva un enorme seguito, aveva comprato gran parte della sua produzione da cui ha tratto un volume che lo ha fatto conoscere a livello internazionale.
La sua prima personale si è tenuta nel 1926 a Le Sacre du Printemps due anni dopo era già affermata quando ha partecipato alla collettiva Premier Salon Independant de la Photographie.
Tornata a New York, ne ha documentato il cambiamento dopo la grande crisi, le sue architetture, le scene di vita urbana, materiale che è andato a comporre il volume Changing New York (1935-1939), uno dei progetti più importanti della sua carriera lavorativa che testimonia in maniera precisa e puntuale la trasformazione di una città, fornendoci informazioni che altrimenti non avremmo mai avuto modo di conoscere.
Negli anni Quaranta e Cinquanta si è dedicata alla fotografia scientifica, adattando strumenti e tecnica.
Tra il 1958 e il 1961 ha lavorato per il Physical Science Study Committee of Educational Services, realizzando foto che illustrano le leggi della fisica, poi pubblicate in tre volumi.
Ha mostrato l’aumento dello sviluppo nella tecnologia e nella società ed è stata artefice di diversi brevetti di attrezzature e supporti per camere.
Nel 1966 si è trasferita nel Maine, dove ha continuato a realizzare foto documentaristiche pubblicate in A Portrait of Maine del 1968 e si è occupata di organizzare la ristampa dei suoi primi lavori in diversi volumi.
Berenice Abbott ha sempre svolto il suo lavoro con grande libertà, spaziando dalle architetture metropolitane alle piccole cittadine industriali, fino ai ritratti di personaggi famosi. Come affermò la celebre libraia Sylvia Beach “Essere fotografati da Berenice Abbott significava che eri qualcuno“.
I suoi lavori sono stati esposti in luoghi prestigiosi come lo Smithsonian, il MoMA e la New York Public Library.
Anche la sua vita sentimentale è stata discreta ma non ha mai nascosto la sua omosessualità.
Si è spenta a Monson, Maine, il 9 dicembre 1991.















