Carla Badiali, pittrice militante antifascista, considerata la principale protagonista dell’Astrattismo italiano, ha partecipato al Movimento Futurista della seconda generazione.
La sua ricerca è stata una continua decantazione dei motivi geometrici e delle ritmiche planimetrie cromatiche.
La sua carriera si è divisa tra il design di stoffe e tessuti per importanti case di moda nazionali e internazionali e la vocazione pittorica che l’ha portata a esporre, da sola o in gruppo, nelle più grandi manifestazioni come la Biennale di Venezia.
Nata a Novedrate, Como, il 9 novembre 1907, aveva passato l’infanzia in Francia, a Saint-Etienne, dove la sua famiglia si era trasferita per lavoro. Aveva iniziato a dipingere con suo padre, sin da piccola.
Rientrata in Italia a 16 anni, aveva continuato gli studi, seguendo i corsi di disegno artistico presso il Regio Istituto Nazionale di Setificio a Como. Il suo insegnante Manlio Rho, ammirandone il talento, l’aveva introdotta nel gruppo degli astrattisti comaschi, esperienza fondamentale della sua formazione che l’ha orientata a scegliere di esprimersi attraverso la pittura astratta.
Per quattro anni, dal 1927, aveva fatto esperienza in un importante laboratorio tessile locale, prima di avere il coraggio e la possibilità di aprire un suo studio indipendente dove disegnava tessuti per confezioni, arredi e creazioni d’alta moda.
Ha esposto per la prima volta nel 1936 alla Mostra della pittura moderna italiana alla Villa Olmo di Como.
Nel 1938 ha aderito al gruppo Valori Primordiali, legato alla omonima rivista, e, nell’ottobre del 1940, ha firmato il Manifesto del gruppo primordiali futuristi Sant’Elia, con i quali ha partecipato a importanti esposizioni come la III Mostra del Sindacato Nazionale delle Belle Arti al Palazzo dell’Arte a Milano, la Biennale di Venezia, nel 1942 e la Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1943.
Durante gli ultimi anni del conflitto mondiale, è stata parte attiva della Resistenza antifascista milanese. Falsificava documenti d’identità e favoriva la copertura e l’espatrio delle persone dissidenti. Era incinta del primo figlio quando, nel 1944, venne fatta prigioniera dalla Banda Koch e trasferita nel carcere di San Vittore, da cui era riuscita a fuggire grazie all’intervento di una piccola formazione partigiana.
Dopo la Liberazione, aveva riaperto il suo studio di disegni per tessuti che per anni ha servito le seterie comasche e grandi marchi francesi come Givenchy, Dior e Balmain, producendo stoffe di design per la casa e per l’arredo.
Nel 1951, ripresa anche l’attività pittorica, ha esposto in diversi ambiti tra cui la prestigiosa mostra Arte astratta italiana: i primi astrattisti italiani 1913-1940 presso la Galleria Bompiani di Milano.
Scegliendo la strada dell’arte, nel 1963 aveva chiuso definitivamente il suo atelier.
Nel 1966, ha partecipato alla Biennale d’arte di Venezia nella sezione dedicata agli Aspetti del primo astrattismo italiano Milano-Como 1930-1940 e, negli anni successivi le sono state dedicate numerose personali e collettive.
La più importante esponente femminile dell’astrattismo comasco, nel 1980 è stata una delle protagoniste della mostra L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940 curata da Lea Vergine (Milano e Stoccolma). Nel 1982 le sue opere sono state esposte nella sezione “Gli astratti tra idea e prassi” curata da Luciano Caramel nell’ambito della mostra Gli anni Trenta, Arte e cultura in Italia (Milano, Palazzo Reale) per poi trovare una vetrina europea prima nell’ampia rassegna L’Europa dei razionalisti – Pittura scultura architettura negli anni Trenta proposta nella sua città negli spazi della nuova Pinacoteca Civica e poi in una grande esposizione sul Futurismo e il Razionalismo, presentata prima al Museum Fridericianum di Kassel in Germania e poi, all’Instituto Valenciano de Arte Moderna in Spagna (1990).
Si è spenta il 7 febbraio 1992, a Como, mentre stava preparando la mostra presso la Galleria Carini di Milano che avrebbe messo a confronto la sua opera con quella del suo maestro, Manlio Rho.
Nel 2007, nel centenario della sua nascita dell’artista, la Fondazione Antonio Ratti di Como, ha realizzato una retrospettiva della sua attività nel campo del design tessile, esponendo disegni originali, prove di stampa e tessuti, realizzati dagli anni Venti ai Cinquanta.















