artepoesia

Cármen Mondragón, Nahui Olín

Carmen Mondragón
Non ho rimpianti. Non farei altro che ciò che ho fatto. E amerei gli stessi cabrones che ho amato, perché finché è durato l’amore non ho avuto il tempo di chiedermi come si sarebbero comportati un domani. E amerei gli stessi caballeros, perché per quanto effimera sia stata l’emozione e per quanto crudele il distacco, la morte che me li ha tolti non mi ha strappato di certo il ricordo, né ha potuto annullare il vissuto. Perché l’amore che ho vissuto non me lo può togliere nessuno, neppure tu.”
Cármen Mondragón, in arte Nahui Olín, è stata la pittrice, poeta e modella considerata la donna più bella di Città del Messico.
Ha posato per artisti come Edward Weston, Antonio Garduño e Diego Rivera.
Una vita all’insegna dell’arte, della provocazione, della passione, fatta di viaggi, incontri e amori travolgenti.
Utilizzando il suo corpo come forma d’arte e espressione di libertà e indipendenza, ha contribuito a cambiare la condizione femminile messicana dei primi del Novecento.
Stroncata dalla follia, ha lasciato dietro di sé una scia di fuoco, leggenda, intelligenza e disperata vitalità.
Nata a Tacubaya, sobborgo di Città del Messico, l’8 luglio 1893, era la quinta  di Mercedes Valseca e del generale Manuel Mondragón, artigliere e noto progettista di un cannone a retrocarica e del primo fucile semiautomatico della storia, per le sue grandi competenze si era spostato con la famiglia in Francia e in Spagna per collaborare con l’industria bellica europea.
Bambina precoce, dotata di un’intelligenza fuori dal comune, ebbe il privilegio di avere una buona educazione scolastica, parlava correntemente il francese, leggeva i classici, suonava il pianoforte e andava a cavallo. Personalità ribelle e anticonformista, consapevole della sua smisurata bellezza, ebbe un rapporto esclusivo col padre. Provocatrice nata, da piccola cavalcava nuda nella tenuta di famiglia per scandalizzare i parenti. Scriveva da quando aveva dieci anni con l’impellente desiderio di indipendenza che ha contraddistinto tutta la sua esistenza.
Nel 1913, il generale Mondragón, tornato in patria, venne nominato Ministro della Difesa Nazionale dopo aver partecipato il colpo di stato ai danni del presidente Madero, evento ricordato come “la decena tragica”, dieci giorni di furiosi combattimenti e migliaia di morti, terminato con l’insediamento coatto di Victoriano Huerta.
In quello stesso anno, Cármen Mondragón aveva sposato Manuel Rodríguez Lozano, da cui ebbe un figlio morto in fasce e con cui si stabilì a Parigi dove, dedicandosi alla pittura, frequentarono la comunità di artisti come Pablo Picasso, Henri Matisse e Man Ray.
Era ancora sposata quando conobbe il vulcanologo, pittore, romanziere e rivoluzionario Gerardo Murillo, in arte Dr. Atl, considerato il più grande paesaggista della storia del paese. Ebbero la più passionale e scandalosa storia d’amore del Messico post rivoluzionario. Una relazione tormentata, fatta di passione, sesso, odio, sfociata anche in violenza fisica.
Fu lui a darle il nome d’arte Nahui Olin che, nell’antica lingua Nahuatl sta a significare il “Quarto movimento rinnovatore dei cicli del cosmo”, ossia il moto perpetuo.
Quello divenne il suo nome per tutto il resto della vita che ha condotto incarnandone l’essenza: energia che irradia luce e la diffonde attorno a sé.
Dopo la loro separazione, ritrovando la sua indipendenza, affittò un piccolo appartamento nel quale organizzò le sue prime esposizioni, includendovi gli scatti di Antonio Garduño che la ritraevano nuda e che destarono enorme scalpore. 
Per un periodo ha vissuto a Hollywood, invitata da Rex Ingram, il regista che aveva lanciato Rodolfo Valentino, ma il cinema non le interessava, non voleva essere trasformata in un sex symbol, lei sola poteva decidere come esporre il proprio corpo.  

#unadonnalgiorno

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