Faustina Pignatelli, principessa napoletana molto apprezzata per la sua cultura nelle scienze matematiche, filosofiche e l’originalità delle idee, è stata la seconda donna della storia ammessa nell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, di cui, nel 1732 divenne socia onoraria.
Animatrice del più importante circolo scientifico napoletano di cui è stata punto di riferimento a livello internazionale, ha intrattenuto corrispondenze con scienziati europei e dialogato con l’Accademia delle Scienze di Parigi.
Nata a Napoli il 9 dicembre 1705 da Michele e Faustina Caracciolo dei marchesi di Capriglia e Villamaina, era stata allieva del matematico Nicola Di Martino che aveva contribuito a diffondere le teorie newtoniane nella capitale partenopea e che, tra le altre sue opere, ne scrisse alcune ideate «ad usum Faustinae Pignatelli».
Nel 1723 sposò il poeta Francesco Carafa principe di Colobraro, con cui, nel 1728, ha fondato l’Accademia del Monte Capraio nel feudo di Formicola, presso Capua, frequentata da importanti esponenti del mondo della cultura.
Molto apprezzata da Francesco Maria Zanotti, Segretario dell’Accademia delle scienze di Bologna che nel suo scritto sul tema Della forza dei corpi che chiamano viva, l’aveva citata per la posizione originale sul problema delle forze vive, con una serie di riflessioni di carattere epistemologico.
Da questa opera ella ottenne un importante riconoscimento pubblico della sua autorità di scienziata, che risulta particolarmente significativo dal momento che il suo valore scientifico si può stimare solo in base alle testimonianze dei suoi contemporanei, essendo andata dispersa tutta la sua produzione.
Nel 1731 aveva abbandonato il tetto coniugale a causa delle continue violenze e tradimenti del marito che le aveva anche trasmesso la sifilide, rifugiandosi nel monastero di Regina Coeli a Napoli. Otto anni dopo ritornò a Palazzo Carafa per curare una grave malattia, ma a causa del perpetuarsi dei continui conflitti col marito fu costretta a chiedere l’intervento di Re Carlo di Borbone che aveva assodato l’impossibilità di una riconciliazione. Quando, dopo una lunga battaglia legale, le fu elargito un mantenimento sostanzioso, si ritirò nel Monastero di Mondragone.
Alla morte del coniuge tornò a ravvivare il salotto di Palazzo Carafa finalmente libera di dedicarsi ai suoi studi e al suo circolo culturale e di sostenere giovani talenti in cerca di fortuna.
Dama dell’Ordine della Croce Stellata, nel 1734, pubblicò a Lipsia, in forma anonima, i Problemata Mathematica, ulteriore testimonianza del suo contributo diretto alla ricerca. La scelta dell’anonimato va letta come strategia di sopravvivenza culturale: permetteva a una donna di inserirsi nel dibattito scientifico internazionale senza esporsi alle accuse di sconvenienza.
Si è spenta a Napoli il 30 dicembre 1769.
Faustina Pignatelli ha saputo ritagliarsi, in un contesto patriarcale, il suo ruolo di rilievo nella matematica e nella fisica. Ha dovuto contrattare costantemente i suoi spazi di autonomia all’interno delle convenzioni matrimoniali, religiose e sociali. È riuscita a separarsi dal marito rivendicando diritti concreti sull’educazione dei figli e sul sostegno economico.
Donna sovversiva, ha difeso la sua dignità contro il coniuge che la definiva “altera e autonoma oltre misura” trasformandola in strumento di emancipazione culturale ed è passata alla storia come una di quelle poche che, pur prive di accesso formale alle università, hanno trovato spazio nella Repubblica delle Lettere.















