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Inge Morath e la Magnum

Inge Morath è stata la prima fotoreporter a entrare nella storica agenzia Magnum.

Rimarrò sempre curiosa delle persone.

Inge Morath è stata la prima fotoreporter a entrare nella storica agenzia Magnum.

Era nata Ingeborg Hermine Morath il 27 maggio 1923 a Graz, in Austria, figlia di due ricercatori scientifici di orientamento protestante liberale, con cui si era poi trasferita in Germania.

Studiava lingue romanze all’Università di Berlino quando, essendosi rifiutata di aderire alla Gioventù hitleriana, era stata assegnata al lavoro forzato in una fabbrica aeronautica dell’aeroporto di Tempelhof, insieme a prigionieri di guerra ucraini, in un sito bersagliato ripetutamente dai bombardamenti alleati. In una delle pause tra un bombardamento e l’altro, ha raccontato lei stessa anni dopo, qualcuno le aveva regalato un mazzo di lillà, e lei era corsa a festeggiare attraverso la città in macerie tenendolo sollevato sopra la testa.

Si era laureata nel 1944, parlando già correntemente tedesco, francese, inglese e spagnolo; con gli anni avrebbe imparato anche mandarino, russo e rumeno.

Dopo la guerra aveva lavorato a Vienna come giornalista, traduttrice e redattrice, e conosciuto il fotografo Ernst Haas, per il quale scriveva articoli e didascalie sulla rivista Heute.

Nel 1949 Robert Capa aveva invitato entrambi a unirsi alla neonata agenzia Magnum Photos, a Parigi.

Inge Morath era arrivata nella capitale francese il 14 luglio di quell’anno ed era entrata in redazione come editor.

Nel 1953, dopo aver realizzato da sola il suo primo grande reportage fotografico, dedicato ai Preti operai di Parigi, lo aveva mostrato a Capa, che l’aveva invitata a entrare in Magnum come fotografa. Tra il 1953 e il 1954 aveva lavorato come ricercatrice e assistente al fianco di Henri Cartier-Bresson, suo mentore, con cui avrebbe mantenuto un sodalizio destinato a durare decenni — imparando a fotografare, studiando i suoi provini a contatto ancor prima di prendere in mano una macchina fotografica.

Nel 1955 era diventata membro a pieno titolo di Magnum, tra le prime due donne, insieme a Eve Arnold, ad accedere all’agenzia, e aveva pubblicato la sua prima raccolta fotografica.

Negli anni successivi aveva viaggiato instancabilmente in Europa, Nordafrica, Medio Oriente e Nord e Sud America, fotografando artisti e personalità come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Igor Stravinskij, Audrey Hepburn, Fidel Castro e l’avvocata Mercedes Formica, che si batteva per i diritti delle donne nella Spagna della dittatura franchista.

A metà degli anni Cinquanta, in Iran, ha raccontato con il proprio obiettivo la condizione delle donne in una società fortemente patriarcale.

La sua fotografia cercava di catturare l’attimo andando alla ricerca della cosiddetta “verità interiore” di celebrità, persone comuni e luoghi, e tra le sue immagini più iconiche resta ancora oggi quella di un lama che spunta dal finestrino di un taxi per le strade di New York, scattata nel 1957.

Nel 1960, insieme a Cartier-Bresson, è stata tra i primi fotografi ammessi sul set del film Gli spostati, dove ha fotografato Marilyn Monroe e ha conosciuto lo sceneggiatore della pellicola, il drammaturgo Arthur Miller, all’epoca ancora sposato con l’attrice.

Il 17 febbraio 1962 Inge Morath aveva sposato Arthur Miller — terzo matrimonio per lui, secondo per lei — e si era trasferita nella fattoria di famiglia a Roxbury, nel Connecticut, dove aveva ricavato il proprio studio fotografico da un vecchio silo di legno. La coppia ebbe una figlia e un figlio, Rebecca, nata nel settembre dello stesso anno e diventata poi regista, e Daniel.

Ha continuato a lavorare e pubblicare per tutta la vita — tra gli altri, il libro In the Country nel 1979, scritto a quattro mani con Miller, Portraits nel 1986 e Russian Journal nel 1991 — fino ad arrivare, a fine carriera, a trenta monografie fotografiche.

Si è spenta il 30 gennaio 2002 a New York, dopo quarant’anni di matrimonio con Arthur Miller, che le sarebbe sopravvissuto fino al 2005.

Mi affascina la necessità delle decisioni rapide.

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