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Madeleine Pelletier psichiatra femminista francese

Madeleine Pelletier psicologa femminista francese

Quiconque est vraiment digne de la liberté n’attend pas qu’on la lui donne, il la prend.

Madeleine Pelletier, psichiatra, anarchica e femminista radicale che ha vissuto nella Francia di inizio ‘900.

Nata in una famiglia povera di Parigi, il 18 maggio 1897, presto orfana di padre, lascia presto la scuola per frequentare i circoli anarchici, in aperto contrasto con l’opinione di sua madre. Quando comprende quanto sia importante acculturarsi, supera da privatista l’esame finale della scuola superiore e si iscrive a medicina, su 4500 iscritti c’erano in totale solo 129 donne.

Nel 1903 viene ammessa con Costance Pascal alla prova di ammissione all’internato, fino a quel momento preclusa alle donne, perché non avevano diritto al voto. Su cento candidati si classifica sesta, la sua amica giunge undicesima, diventando le prime due donne della storia ammesse all’internato in psichiatria.

Madeleine Pelletier partecipa alle lotte per il diritto di voto alle donne, viene arrestata nel 1908 con l’accusa di aver distrutto il vetro di un seggio elettorale per protestare contro l’esclusione delle donne.

Viene assolta, ma si gioca il concorso per entrare in ospedale, vinto proprio dalla sua amica, che diventerà docente universitaria e la prima donna a dirigere una clinica psichiatrica.

Esercita quindi la professione di medica generica con reperibilità notturna che la porta a curare le persone più povere nei quartieri più degradati.

Nel 1910, supera il concorso e entra in ospedale. Contemporaneamente si impegna nelle rivendicazioni femministe, sostiene l’aborto  e l’amore lesbico, fa parte del partito socialista francese che rappresenta in diversi congressi.

Nel 1914, si iscrive alla Croce Rossa. Sarà la prima medica a partire come volontaria per il fronte.

Scrive diversi libri sui diritti delle donne e sull’autodeterminazione sessuale. Si veste come un nuovo, porta i capelli corti e considera un artefatto il concetto di grazia e femminilità.

Si reca in Unione Sovietica dove resta ammirata dal modo di vivere libero delle donne. Si iscrive quindi al Partito Comunista francese che poi abbandonerà per professare l’anarchismo.

Arrestata nel 1939 con l’accusa di aver fatto abortire gratuitamente alcune pazienti nel suo ambulatorio privato, verrà fatta passare dai suoi ex colleghi per “pazza”, forse per cercare di salvarle la vita.

Lei avrebbe, però, preferito affrontare il processo, come testimoniano le sue lettere di quel periodo alle amiche del movimento femminista, invece di passare, nel giro di pochi mesi, da psichiatra a malata di mente.

È morta il 29 dicembre del 1939 nella clinica dove era stata internata.


#unadonnalgiorno

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