fotografia

Nicoline Weywadt

Nicoline Weywadt è stata la prima fotografa islandese.

Attraverso le sue immagini ha raccontato la vita rurale del paese durante un periodo di graduale modernizzazione.

È passata alla storia anche per aver introdotto la prima macchina da cucire nell’Islanda orientale.

Nata a Djúpivogur, il 5 febbraio 1848 nella numerosa famiglia di Niels Peter Emil Weywadt e della moglie danese Sophie Brochdorf, era la seconda di 14 figli e figlie.

Aveva studiato fotografia a Copenaghen, imparando il processo del collodio su lastra umida e conseguendo la qualifica nel 1872. 

Nello stesso periodo aveva anche seguito dei corsi di mineralogia, formazione che le aveva fornito una comprensione della classificazione dei minerali e dei processi geologici.

Tornata in Islanda, ha aperto il primo studio fotografico a Djúpivogur. La sua clientela iniziale comprendeva residenti locali, mercanti, agricoltori e viaggiatori occasionali di passaggio nella remota comunità dei fiordi, per i quali realizzava principalmente ritratti in studio.

Avventurandosi all’aperto per catturare paesaggi e scene di vita quotidiana, ha contribuito alla prima documentazione della vita contadina e del nascente sviluppo urbano.

La sua attività pionieristica era andata incontro a diverse difficoltà, prima di tutto a causa del clima imprevedibile e spesso severo, con frequenti tempeste e luce diurna limitata, che complicava i tempi di esposizione e la gestione delle attrezzature. Non le era facile neppure approvvigionarsi dei materiali essenziali importati dalla Danimarca con ritardi logistici e aumento dei costi. 

Nel 1883, in seguito alla morte del padre, si è dovuta occupare della casa di famiglia a Teigarhorn, dove aveva allestito il suo laboratorio fotografico dotato di attrezzature di base per la camera oscura.

Integrando la passione per la fotografia con le responsabilità della gestione della fattoria, il suo lavoro riflette l’interazione tra ricerca artistica e esistenza agricola.

Per imparare a padroneggiare la tecnica della lastra secca, che consentiva esposizioni più brevi e maggiore flessibilità, era tornata a studiare a Copenaghen, col risultato di facilitare la produzione di volumi maggiori di ritratti e scene all’aperto senza i vincoli del processo a umido. 

Dopo circa trent’anni di attività, ha ceduto il suo laboratorio alla nipote Hansína Björnsdóttir che era stata sua assistente e a cui aveva insegnato le tecniche fotografiche e di sviluppo.

Si è spenta il 20 febbraio 1921.

Le sue fotografie, attrezzature e manufatti sopravvissuti formano una collezione unica conservata al Museo Nazionale d’Islanda. 

La sua serie di ritratti, prodotta principalmente tra il 1870 e il 1890, presenta pose formali e foto di gruppo di famiglie locali, spesso in studio con sfondi dipinti per evocare stabilità e prosperità in mezzo alle difficoltà rurali. Queste immagini, che richiedono ai soggetti di rimanere immobili per esposizioni prolungate, rivelano dettagli di abiti tradizionali, dinamiche familiari e gerarchie sociali, fungendo da documenti visivi della vita comunitaria negli insediamenti isolati dei fiordi.

Nelle sue fotografie paesaggistiche e di storia naturale, ha rivolto il suo obiettivo alla bellezza austera del territorio dell’Islanda orientale, tra cui fattorie e formazioni geologiche come colonne di basalto e affioramenti di zeolite.

La sua documentazione arricchisce ulteriormente la storia sociale del periodo di cui aveva catturato le feste locali, gli arrivi delle navi nei ​​porti e le attività rurali quotidiane. Un esempio notevole è la sua fotografia del 1901 di Djúpivogur che celebra l’inizio del secolo, raffigurando folle in abiti festivi tra le strade della prima urbanizzazione, che illustra le emergenti tradizioni comunitarie e i legami economici con il commercio marittimo.  

Nicoline Weywadt viene ancora celebrata attraverso riferimenti in libri sul patrimonio fotografico islandese, come quelli che documentano il contributo delle donne dal XIX secolo in poi, e occasionali integrazioni delle sue collezioni di minerali in mostre d’arte contemporanea. 

Nel 2022 il Museo Nazionale d’Islanda di Reykjavík, le ha dedicato un’ampia retrospettiva intitolata In The Shadow.

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