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Saartjie Sarah Baartman

Saartjie Sarah Baartman

Sarah Baartman, chiamata anche la Venere ottentotta, può essere considerata l’emblema dello sfruttamento coloniale e della mercificazione delle persone nere, in particolare delle donne.

Per le sue caratteristiche fisiche venne usata come fenomeno da baraccone nei cosiddetti “zoo umani” dei primi decenni dell’Ottocento.

Soffriva di steatopigia, le sue natiche erano sviluppate in maniera preponderante, cosa che risultava ancor più evidente sul suo metro e trentacinque di statura e di macroninfia, le labbra della sua vulva sporgevano per oltre 8 centimetri. Per queste peculiarità è stata sfruttata dai colonialisti bianchi in quelli che in Europa venivano definiti freak show.

Saartjie (piccola Sara) Baartman nacque nel 1789 da una famiglia di etnia khoikhoi, nelle vicinanze del fiume Gamtoos, nell’odierno Sudafrica. Rimasta orfana a causa di un raid quando era molto giovane, era andata a lavorare in una famiglia di boeri di Città del Capo che la trattava come una schiava.

Nel 1810 venne portata a Londra da Hendrick Cezar, il fratello del suo padrone, su suggerimento di William Dunlop, chirurgo militare scozzese che forniva persone agli zoo umani, con la promessa di un futuro migliore.

Chiamata Sarah, venne esibita in tutta l’Inghilterra e usata per intrattenere il pubblico costretta a mostrare le fattezze del suo corpo mentre, legata alla catena, doveva camminare a quattro zampe, come un animale.

Il suo primo spettacolo avvenne nella sala egiziana di Piccadilly Circus il 24 novembre 1810, destando particolare scandalo visto che tre anni prima, nel 1807, era stato approvato lo Slave Trade Act che aveva reso illegale la tratta degli schiavi.

Un’associazione benefica protestò chiedendo il suo rilascio, la vicenda venne portata in tribunale dove venne interrogata dai giudici che la definirono una donna che si esibiva per sua volontà e che percepiva anche una percentuale dei compensi.

Sebbene le condizioni in cui aveva rilasciato le sue dichiarazioni fossero sospette, il suo caso ne aveva aumentato ulteriormente la popolarità.

Nel 1814 giunse in Francia sotto la protezione di un altro uomo, Henry Taylor, che la propose a svariati imprenditori per poi venderla a un addestratore di animali che la espose in condizioni orribili al Palais Royal di Parigi per circa 15 mesi.

Oggetto di dileggio, ingannata dai suoi aguzzini, è stata la protagonista di spettacoli che puntavano a ridicolizzare i tratti somatici delle persone nere e oggetto di studio per spiegare le teorie razziste ottocentesche, poi screditate dalla scienza moderna.

Diventata un vero e proprio fenomeno scientifico, studiata da diversi naturalisti francesi, fra cui Georges Cuvier, capo custode del serraglio del Muséum national d’Histoire naturelle, era obbligata a spogliarsi e a farsi ritrarre nuda, fatta eccezione per un minuscolo grembiule che le copriva i genitali. Più di una cronaca dell’epoca racconta che fosse portata in giro con un guinzaglio.

Cuvier aveva scritto che, nonostante fosse un soggetto intelligente, dall’ottima memoria, in grado di parlare correttamente olandese, inglese e un minimo di francese, e di suonare l’arpa, c’erano in lei degli “evidenti tratti scimmieschi”, in accordo con le sue teorie sull’evoluzione razziale. Riteneva che avesse orecchie simili a quelle di un orango, mentre la sua vivacità era da paragonarsi a quella di una scimmia.

Quando le sue esibizioni passarono di moda, Sarah Baartman aveva iniziato a bere e a mantenersi con la prostituzione.

Si è spenta a Parigi il 29 dicembre del 1815, a soli 26 anni, presumibilmente per vaiolo o per sifilide. Di certo le condizioni disumane a cui era stata sottoposta contribuirono a minare la sua salute.

Dopo la morte Cuvier ne asportò dal corpo il cervello, i genitali e l’intero scheletro, esposti al Musèe de l’Homme di Parigi fino al 1974.

Il grande pubblico ha conosciuto la sua storia negli anni Ottanta, grazie al libro The Hottentot Venus di Stephen Jay Gould.

Dopo la vittoria dell’African National Congress del 1994, Nelson Mandela aveva chiesto alla Francia la restituzione dei suoi resti. Dopo dibattiti e infinite questioni legali, le sue spoglie giunsero in Sudafrica il 6 maggio 2002 e, nell’agosto dello stesso anno, sono state sepolte sul Vergaderingskop, la collina sovrastante la città di Hankey, nella valle del fiume Gamtoos, più di 200 anni dopo la sua nascita.

Divenuta un’icona in patria, è stata la testimonianza vivente della cruda realtà del colonialismo, imperialismo e schiavismo.

A lei è stata dedicata una municipalità distrettuale di Port Elizabeth, un’ala dell’università di Città del Capo e il Saartjie Baartman Centre for Women and Children, destinato a donne e bambini sopravvissuti alla violenza domestica. Anche il primo vascello di vedetta sudafricano, il Sarah Baartman, ha preso il suo nome.

Nel secondo romanzo della Trilogia Steampunk di Paul Di Filippo intitolato Il feticcio rubato, la narrazione propone come protagonista una figlia di Saartjie Baartman.

Nel 2010, alla Mostra del cinema di Venezia è stato presentato il film Venere nera del regista tunisino Abdellatif Kechiche, che narra la sua storia.

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