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Alice Diop

Alice Diop regista francese

La verità di una persona è sempre composta da proiezioni che abbiamo, questo è particolarmente vero nel caso di una donna nera, dove queste proiezioni sono violente.

Alice Diop è la regista francese che, col suo film Saint-Omer, ha vinto il premio migliore opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia 2022.

È nata nel 1979 a Aulnay-sous-Bois, da genitori senegalesi. Ha passato la sua infanzia nel famigerato complesso residenziale Cité des 3000 tristemente noto il gran disagio sociale in cui versa. Si è laureata in Sociologia all’università di Évry.

Nel 2005, quindici anni dopo aver lasciato il quartiere in cui è cresciuta, è tornata a filmarne la diversità culturale per il suo primo documentario La Tour du monde.

Dopo il primo, altri sei documentari l’hanno resa una celebrità nel settore.

La sua opera Vers La tendresse ha vinto il César Award del 2017 come miglior cortometraggio. Nel discorso tenuto quando ha ricevuto il premio ha dedicato il film alle vittime di violenza da parte della polizia.

Tutte le sue opere sono state premiate in prestigiosi festival per il loro importante contenuto sociale.

Il suo primo film di finzione, Saint-Omer, ha conquistato la critica tutta. È ispirato a un fatto di cronaca che ha sconvolto l’opinione pubblica francese. Il titolo prende il nome dalla cittadina della Francia del Nord in cui si è svolto il processo per infanticidio a Fabienne Kabou, una donna senegalese che ha ucciso la figlioletta di quindici mesi abbandonandola addormentata su una spiaggia di notte.

Alice Diop ha assistito personalmente alle udienze: «Mi hanno colpito molto. Il pubblico era composto in maggioranza da donne, ho notato anche loro molto toccate da una vicenda umana che porta un reticolo di riflessioni sulla maternità, perché c’era qualcosa di universale».

In tutti i suoi lavori tornano i temi della mascolinità tossica, della corrosione mentale degli ideali di virilità, del razzismo, della salute mentale, dei percorsi di guarigione fisici e politici. E, ancora, Parigi, la comunità senegalese, le difficoltà e lo stigma sociale di chi abita le periferie degradate e ha la pelle nera.

La sfera personale e quella collettiva si intrecciano in maniera lirica. Invita a riflettere sulle responsabilità collettive senza mai trovare delle risposte. Risposte non ce ne sono, restano solo le sue inquadrature e la forza delle parole.

#unadonnalgiorno

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