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Isabelle Eberhardt

Isabelle Eberhardt
Vestita come si conviene a una ragazza europea, non avrei mai visto niente, non avrei avuto accesso al mondo, poiché la vita esterna sembra essere fatta per l’uomo e non per la donna. E invece mi piace immergermi in un bagno di vita popolare, sentire le ondate di folla scorrere su di me, impregnarmi dei fluidi del popolo. Solo così posseggo una città e ne so ciò che il turista non capirà mai, malgrado tutte le spiegazioni delle sue guide.
Isabelle Eberhardt, esploratrice che per viaggiare finse di essere un uomo. Scrittrice e giornalista innamorata del Maghreb e della cultura islamica, attraversò il Nord Africa travestita da cavaliere arabo per addentrarsi in territori inaccessibili e interdetti alle donne.
Amica di sceicchi e di sapienti sufi, così come di ufficiali dell’esercito coloniale francese, venne sospettata di spionaggio da una parte e dall’altra e per questo fu anche vittima di un attentato in cui rimase gravemente ferita.
Abbracciò la fede musulmana e visse emozionanti avventure tra esplorazioni, immersioni nelle comunità locali, scontri con i ribelli e vicende amorose.
Di origine russa, Isabelle Eberhardt nacque a Ginevra il 17 febbraio 1877 in una famiglia benestante e in un ambiente libero dove ebbe la possibilità di studiare e dedicarsi ai vari interessi. Si diceva che il suo vero padre fosse il suo istitutore, un ex prete russo ortodosso e anarchico che le aprì gli orizzonti mentali e culturali. Da adulta sostenne, invece, di essere il frutto della relazione tra sua madre e Arthur Rimbaud.
Crebbe in una casa di campagna, leggeva i classici e scorrazzava nei boschi vestita da marinaio per seguire il fratello Augustin in luoghi dove una ragazza non sarebbe mai stata ammessa.

Nonostante la giovane età, il suo corpo risentiva pesantemente della malattia, del massiccio consumo di alcol e droga e della mancanza di cibo. Aveva già perso i denti. Sopravvissuta a un tentato omicidio diversi anni prima, soffriva di un dolore cronico al braccio.  Ma il frutto della sua brillante mente e conoscenza, i libri, i diari e gli articoli, sono arrivati fino ai nostri giorni. 
Nel 1991 è stato realizzato un film sulla sua vita che porta il suo nome Isabelle Eberhardt.
Le poche fotografie esistenti la ritraggono in costume di siriano o di cavaliere arabo. Il travestimento per lei non era un gioco, ma un mezzo per muoversi e agire liberamente.
È stata una donna libera e indomita, coraggiosa e avida di conoscenza e di esperienze di vita, solo una catastrofe naturale ha potuto fermarne il flusso inarrestabile.
#unadonnalgiorno

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