attivismostoria

Eglantyne Jebb. La fondatrice di Save the Children

Eglantyne Jebb

L’umanità deve ai bambini il meglio che può offrire

Eglantyne Jebb è stata l’attivista britannica che ha fondato Save the Children.

Una donna coraggiosa e carismatica, la cui visione e impegno aveva conquistato gran parte dell’aristocrazia, le organizzazioni sindacali, il Papa, il governo bolscevico e la Lega delle Nazioni a Ginevra.

Pioniera nell’anticipare il concetto che anche l’infanzia avesse dei diritti, nel 1923 ha scritto la prima Carta dei Diritti del Fanciullo, testo base per la successiva Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

È nata il 25 agosto 1876 a Ellesmere, nello Shrophire, nella tenuta di campagna di una numerosa famiglia benestante, fortemente impegnata nella propria comunità.

Laureatasi in Storia Moderna a Oxford, durante la prima guerra mondiale, prestando servizio nella Croce Rossa, aveva toccato con mano le orribili conseguenze del conflitto bellico e constatato il fatto che le persone più colpite fossero proprio le bambine e i bambini.

Trasferitasi a Cambridge, collaborava, con sua madre e le sue sorelle a diversi progetti umanitari. Quando si è unita alla Charity Organisation Society che studiava le strategie per organizzare le opere di carità secondo metodi razionali e moderni, ha avviato un’importante ricerca che l’ha portata, nel 1906, a pubblicare il saggio Cambridge, A Study in Social Questions.

Intanto, per la rivista Cambridge Magazine, scriveva la rubrica Note dalla stampa estera, pubblicando la traduzione di articoli di giornali esteri che descrivevano le gravi conseguenze dell’embargo del governo britannico nei confronti di Austria e Germania che, pur di non dare aiuti al nemico sconfitto, lasciava morire di fame bambini e bambine.

È stata una donna che non riusciva a tacere di fronte alle ingiustizie e non ha avuto remore ad andare contro il suo stesso governo per tutelare i diritti di figlie e figli dei nemici di guerra.

Arrestata mentre, per smuovere l’opinione pubblica, distribuiva volantini con fotografie di bambini austriaci affamati, non si è lasciata intimidire dalle autorità e ha continuato con maggiore determinazione.

Nel 1919, insieme alla sorella Dorothy, ha fondato Save the Children Fund, un’organizzazione per aiutare i bambini tedeschi e austriaci che, in breve tempo aveva trovato una grande partecipazione negli ambienti aristocratici dove aveva raccolto ingenti somme di denaro.

Si è spinta oltre, scrivendo una lettera al Papa Benedetto XV per avere il supporto della Chiesa contro la carestia. Il pontefice, in risposta al suo appello, aveva scritto l’Enciclica Paterno Iam Diu, chiedendo a tutte le chiese del mondo di raccogliere fondi per l’infanzia e l’anno successivo, il 1920, nell’enciclica Annus iam Planus est, ha lodato pubblicamente Save the Children per il suo lavoro. È stata la prima volta nella storia che la Chiesa Cattolica ha supportato una causa promossa da un’organizzazione non confessionale.

Nel 1921 Save The Children ha aiutato i bambini russi vittime della carestia e si è sempre trovata dalla parte dell’infanzia negata.

Nel 1923, a Ginevra, ha stilato la prima Carta internazionale dei diritti del bambino che, in cinque punti, afferma che l’infanzia ha i suoi diritti e la comunità ha il dovere di proteggerli:«che ogni bambino affamato sia nutrito, ogni bambino malato sia curato, ad ogni orfano, bambino di strada o ai margini della società sia data protezione e supporto».

Il testo è stato adottato dalla Società delle Nazioni il 26 settembre del 1924, con il nome di Dichiarazione di Ginevra e, successivamente, dalle Nazioni Unite. Sulla stessa carta si basa la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 oggi ratificata da tutti i Paesi del mondo ad eccezione degli Stati Uniti (poiché riconoscono la pena di morte anche per i minori) e della Somalia (che ha non ha un governo stabile).

Eglantyne Jebb si è spenta il 17 dicembre 1928, a Ginevra.

È stata una donna che ha sfidato il proprio tempo, che ha pensato in grande e ragionato fuori dagli schemi, si è attivata contro la povertà infantile e raccolto fondi per i bambini affamati dalle guerre e le loro aspirazioni, al di là dei confini geografici e politici.

Nei primi anni del Novecento ha reclamato uno spazio di azione pubblica, rivoluzionando il concetto di “prendersi cura” dell’infanzia. Non più atto caritatevole, ma investimento per creare una società più giusta, democratica e sostenibile.

Con coraggio e passione, si è messa in gioco, precorrendo i tempi e non abbandonando mai il suo “credo” più profondo: “L’umanità deve ai bambini il meglio che può offrire”.

Save the Children, ancora oggi è la più grande organizzazione indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dell’infanzia. Opera in oltre 100 paesi portando aiuti in situazioni di emergenza, per calamità naturali o guerre. Ha status consultivo presso il consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e fa pressione su governi e istituzioni nazionali e internazionali.

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