Assal Mohammadi è un’attivista iraniana per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e per i diritti civili. È stata studentessa di Scienze farmaceutiche all’Università Azad di Teheran.
Ha pubblicato articoli su diversi siti web a sostegno dei lavoratori iraniani, in particolare a supporto delle proteste operaie della Ahvaz Steel e dello zuccherificio Haft Tappeh.
Il 4 dicembre 2018 è stata arrestata nella propria abitazione dalle forze di sicurezza e trasferita al carcere di Ahvaz, poi alla procura rivoluzionaria di Shush, che le ha fissato una cauzione di 500 milioni di tomans, una cifra che la sua famiglia non è riuscita a raccogliere. È rimasta quindi in stato di detenzione. Il 4 agosto 2019 è stata trasferita al carcere di Evin, a Teheran.
Il 6 novembre 2021 è stata nuovamente arrestata con violenza nella propria casa, perquisita dalle forze di sicurezza, trasferita nel carcere di Evin, è stata rilasciata su cauzione dopo cinque giorni.
Durante il processo, celebrato il 24 gennaio 2022, le sono state contestate le accuse di “propaganda contro il regime” e “riunione e collusione contro la sicurezza nazionale“, legate anche alla sua partecipazione a campagne online come quella sulla “tortura bianca” (l’isolamento prolungato usato nelle carceri iraniane) e alla presunta appartenenza a gruppi marxisti.
Il suo avvocato ha denunciato di non aver potuto accedere agli atti del procedimento né assistere alle udienze, in violazione delle norme sulla procedura penale iraniana, e ha riferito che Assal Mohammadi si trovava in condizioni psicologiche precarie durante la detenzione, avvenuta senza la presenza di un legale durante gli interrogatori.
È stata condannata a un anno e otto mesi di carcere, con un divieto di due anni dalla partecipazione a qualsiasi gruppo politico o civile. La sentenza è stata confermata in appello dalla sezione 36 della Corte d’appello di Teheran.















