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Lady Montagu, la donna che lottò contro il vaiolo

Lady Mary Wortley Montagu

Lady Mary Wortley Montagu è stata un’aristocratica scrittrice inglese nata nel 1689 e morta nel 1762.

Appassionata, curiosa, intelligente, coraggiosa, è stata una donna moderna e emancipata in un’epoca in cui contava soltanto essere belle e esprimere meno possibile il proprio pensiero.
Nata in una famiglia dell’aristocrazia inglese, fin da giovanissima rifiutò le convenzioni e scappò con il suo futuro marito, che diventerà un’importante membro del Parlamento Inglese. Il padre, dopo il matrimonio nel 1710, la diseredò.
La coppia si trasferì a Londra, dove la donna divenne una protagonista dell’alta società, scriveva lettere e composizioni poetiche e frequentava importanti rappresentanti del mondo della cultura e della scienza: da Mary Astell, paladina dei diritti delle donne, ad Alexander Pope, uno dei maggiori poeti inglesi del Settecento, noto soprattutto per la sua vena satirica, con il quale avrà un intenso scontro epistolare.
Subì un forte attacco di vaiolo, di cui suo fratello morì: Lady Mary ne uscì senza ciglia e con il volto butterato che avrebbe poi nascosto, per tutto il resto della vita, sotto uno spesso strato di cipria.
Quando il marito divenne ambasciatore a Costantinopoli, le si offrì la meravigliosa occasione di scoprire la vita segreta di un nuovo mondo femminile e conobbe la pratica della vaccinazione. In Turchia, Lady Mary studiò gli usi e costumi orientali, raccogliendo tantissime informazioni nel libro Turkish Embassy Letters, che costituirà una preziosa testimonianza per i futuri orientalisti. Il primo vero esempio di lavoro laico svolto da una donna sull’Oriente Musulmano.

Durante il suo soggiorno in Turchia, conobbe la pratica di inoculazione del siero del vaiolo di cui comprese presto l’importanza scientifica, che qualche anno dopo, con Jenner, sarebbe diventato un vaccino messo a punto dal siero bovino.

La pratica dell’innesto (ancora non si chiamava vaccinazione), come si legge nelle sue lettere turche, veniva praticata dalle donne anziane che ogni inizio di autunno giravano con un guscio di noce che conteneva il pus del vaiolo e lo iniettavano con delle piccole incisioni in quattro o cinque vene, legando poi la ferita con un pezzetto di guscio vuoto. Quest’operazione, racconta Lady Montagu, avrebbe provocato, dopo otto giorni, una febbre e la comparsa di venti, trenta pustole, che però non avrebbero lasciato alcuna cicatrice e avrebbero evitato la malattia.

Lady Montagu decise di provare questa pratica anche su suo figlio contro il volere del marito, perché aveva il fermo intento di esportarla in Inghilterra. Tornata in una Londra colpita da una nuova epidemia di vaiolo, fece inoculare i germi a sua figlia e consigliò vivamente alla principessa Carolina di fare altrettanto con le figlie. Consiglio che questa accettò a patto che la tecnica fosse prima sperimentata su sei prigionieri che guarirono e, in cambio, ottennero la libertà.

La lotta per l’immunizzazione non fu facile e Lady Mary dovette scontrarsi con i medici europei che ostacolavano gli innesti che detraevano loro una grande fonte di guadagno e anche con la Chiesa che non amava le pratiche sperimentali. Ma lei conosceva la malattia e le sue conseguenze e combatterla divenne la sua battaglia, perché non accadesse più a nessun altro. A sostenerla ci furono, però, personaggi illustri come Voltaire, che dedicò l’undicesima delle sue Lettere Filosofiche ai successi dell’inoculazione e di lei scrisse che aveva salvato la vita e la bellezza di tante donne.

Ci sono voluti altri 183 anni per sconfiggere completamente il vaiolo. Cura che oggi porta la firma di un uomo, Edward Jenner.

Un amico che la incontrò a Roma nel 1740, la definì una splendente cometa, «tutta irregolare, sempre vagante; la più saggia, la più imprudente; la più amabile, la più sgradevole; la donna più buona al mondo, la più crudele».

Le sue lettere, declamate spesso nei salotti ad alta voce, esploravano gli abissi del cuore umano, parlavano di problemi di soldi, segreti sentimentali o politici, malattie.

In Inghilterra la rivoluzione industriale era iniziata e suo marito, divenuto Lord Montagu, si arricchiva con la sue miniere di carbone. Aveva cinquantotto anni quando il suo matrimonio fallito, i figli erano lontani, ella perse la testa per il ventiquattrenne Francesco Algarotti e, con la sua abituale spavalderia, partì per un’avventura italiana che durò quattordici anni.

Andò a vivere in campagna vicino Brescia, dove venne in contatto con vizi e abitudini di questo nuovo paese. Giocava a whist tutte le sere, imparò a cavalcare come le amiche italiane, ossia alla maniera maschile, meno pericolosa. Aveva fatto montare un teatro in casa. Andava all’opera, frequentava chi desiderava. Conobbe il giovane conte Ugolino Palazzi che l’abbindolò in vari modi, le sottrasse danaro, le rubò il cofanetto dei gioielli, la tenne per anni sotto il suo controllo. Riuscì a liberarsi di lui con una fuga a Venezia. L’intera storia fu dettata da Lady Mary al suo segretario italiano, forse in vista di un’azione legale contro Palazzi, che comunque nel 1760, insieme ai suoi tre fratelli minori, fu condannato all’esilio. La dolorosa confessione contenuta nel memoriale italiano – di cui esiste copia al Balliol di Oxford e probabilmente in qualche archivio veneto – è stata pubblicata in inglese come il primo «romanzo» ambientato in Italia, in anticipo di quasi mezzo secolo sulla grande inventrice del genere, Ann Radcliffe, e i suoi tenebrosi racconti erotici italiani.

Questa è l’affascinante storia di Lady Mary Wortley Montagu. Una donna che visse tante vite, tutte pregne di avventure. Scrisse libri, ne lesse molti, si sposò, viaggiò, ebbe due figli, lasciò il marito e ancora si innamorò perdutamente e visse, molto più intensamente di quanto i suoi tempi consentissero a una donna.

#unadonnalgiorno

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