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Miryam Charles

Miryam Charles è una innovativa regista e direttrice della fotografia di origine haitiana che vive a Montreal.

Ha curato la fotografa di diversi cortometraggi di finzione oltre ai lungometraggi Le pays desâmes e Nouvelles, Nouvelles.

Nata il 1° gennaio 1970, ha studiato cinema a Cégeps du Québec e poi alla Concordia University. Ha iniziato a lavorare come direttrice della fotografia, principalmente su cortometraggi e lungometraggi diretti dal suo ex marito. In realtà viveva nella sua ombra, la sua rete professionale e il suo successo erano legati a lui, cosa che non la metteva in condizione di credere in se stessa e nelle sue capacità. Quando ha divorziato, dopo un periodo di depressione in cui si era barricata in casa, ha preso in mano la sua vita e la sua arte e girato il suo primo cortometraggio e da allora non si è più fermata. 

Il cinema ha fatto parte della sua vita, sin da quando era piccola, una storia di famiglia e condivisione, ha affermato in un’intervista.

Ha diretto Vole, vole tristesse (RVQC Best Work of Art and Experimentation 2016), Vers les coloniesUne forteresseTrois Atlas (Special Jury Mention/New FNC Alchemists 2018) et Deuxième génération.

Film che, nonostante, si colleghino direttamente o indirettamente alle sue origini haitiane, sono soprattutto opere universali, poetiche, sincere, che non ruotano intorno alla lingua, al ceto sociale o al colore della pelle.

I lavori di Miryam Charles viaggiano per il mondo, ottenendo premi in festival prestigiosi. Eppure, quando le viene chiesto di cosa è più orgogliosa, dice di essere semplicemente felice di non aver abbandonato la sua ambizione di fare film. Nonostante gli intoppi che la vita personale le ha parato davanti, ha perseverato nella sua più grande passione e nella narrazione biografica della sua famiglia.

Rendo omaggio alla mia famiglia e alle persone che non sono quasi mai rappresentate nel cinema del Québec. Voglio dimostrare che abbiamo origini haitiane, ma anche che siamo anche parte della società in cui viviamo. È semplice: rappresento parte di ciò che so e di ciò che è importante per me“.

Il carattere unico dell’artista non risiede solo nella sua fiducia nel disdegnare gli standard. Ha un insolito approccio alla produzione. Portando regolarmente con sé una fotocamera da 16 mm, filma l’ambiente circostante e conserva il prodotto delle sue riprese in una banca di archivi.

Quando ho un’idea per una storia, registro prima l’intera colonna sonora, poi i dialoghi, la narrazione e il suono. Mi occupo di tutto il montaggio del suono e, dopo aver ascoltato la colonna sonora per un certo periodo di tempo, spesso in loop in metro o altrove, inizio a sovrapporre le immagini che avevo messo da parte in precedenza“.

L’aspetto visivo, che considera quasi secondario nel suo processo, è comunque raffinato. L’effetto della sua fotocamera fa miracoli, le sue immagini sono ricche, strutturate e offrono una incredibile qualità della luce.

Miryam Charles segue un percorso unico e istintivo, sviluppando una visione del film che sfida le convenzioni.

Il suo primo lungometraggio documentario Cette maison è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2022.

#unadonnalgiorno

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