Tina Lagostena Bassi, avvocata e politica, è stata la prima avvocata a pronunciare nell’aula di un tribunale italiano la parola “stupro”, al posto degli eufemismi con cui la legge e il linguaggio comune la avvolgevano.
Nata a Milano col nome di Augusta bassi, il 2 giugno 1926, si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Genova e ha iniziato la carriera come penalista, ottenendo anche una cattedra di diritto penale.
Sposato l’avvocato Vitaliano Lagostena, da cui ha preso il doppio cognome, ha aperto con lui uno studio legale a Genova nel 1950, poi trasferito a Roma negli anni Settanta.
Negli anni Settanta, in concomitanza con l’affermarsi dei movimenti femministi, ha iniziato a occuparsi sistematicamente di violenza sulle donne.
Nel settembre 1975 ha difeso Donatella Colasanti, l’unica sopravvissuta al massacro del Circeo, dove Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira sequestrarono, violentarono e torturarono lei e Rosaria Lopez, poi uccisa dai tre aggressori. Fu in quel processo che pronunciò per la prima volta, in un’aula italiana, la parola stupro.
Nel 1978 ha difeso una diciottenne indicata come Fiorella, vittima di violenza sessuale da parte di quattro uomini a Nettuno, in un processo diventato storico l’anno successivo, quando la Rai lo ha trasmesso nel documentario Processo per stupro, diretto da Loredana Rotondo insieme ad altre cinque giovani filmmaker. La prima messa in onda, il 26 aprile 1979, ha avuto circa tre milioni di spettatori, saliti a nove nella replica di ottobre. In aula ha rovesciato lo schema consueto della difesa, che fino ad allora metteva sul banco degli imputati la vittima anziché l’aggressore.
Nel 1994 è stata eletta deputata alla Camera con Forza Italia e ha presieduto la Commissione nazionale per le pari opportunità. Due anni dopo, ha contribuito all’approvazione della legge che ha spostato il reato di violenza sessuale dai delitti contro la moralità pubblica e il buon costume a quelli contro la persona, il traguardo di una battaglia durata vent’anni.
Ha sostenuto a lungo anche il Telefono Rosa.
Dal 1998 ha portato la propria esperienza in televisione come giudice d’arbitrato nel programma Forum.
Ha scritto con Elvira Moroli il libro L’avvocato delle donne: dodici storie di ordinaria violenza (1991), da cui ha tratto anche la sceneggiatura per una miniserie Rai interpretata da Mariangela Melato.
Si è spenta a Roma il 4 marzo 2008.
Tina Lagostena Bassi, nonostante l’insolito epilogo di militanza nel partito capitanato da un uomo che non ha mai rispettato le donne, ha esercitato in un’Italia dove un avvocato della controparte poteva ancora sostenere, davanti a una corte, che una diciottenne violentata se l’era cercata perché aveva voluto “mettere i pantaloni” invece di restare a casa. Il prezzo di quella battaglia si misura nel tempo che c’è voluto per vincerla, vent’anni tra la prima arringa e la legge che finalmente le ha dato ragione.
Se invece che quattro oggetti d’oro, l’oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? È una prassi costante: il processo alla donna. La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata si ottiene che non si facciano più denunce per violenza carnale. Io non sono il difensore della donna Fiorella. Io sono l’accusatore di un certo modo di fare processi per violenza.















