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Yoko Yamada

Yoko Yamada

Le donne non sono in minoranza, i ricchi invece sì.

Yoko Yamada è la stand-up comedian che, con grande ironia e consapevolezza, porta alla luce temi scottanti come il linguaggio sessista, la violenza di genere e la libertà di amare chi si vuole.

Il suo umorismo pop, autentico, sagace, attento e particolarmente brillante, si muove tra gli equivoci e le contraddizioni dei suoi due mondi, il Giappone e l’Italia. Non cerca la risata facile. Accompagna il pubblico dentro i dettagli di una storia e poi lo spiazza, spesso con battute che rompono la quarta parete.

È nata a Brescia nel 1993 da madre italiana e padre giapponese trasferitosi nel nostro Paese negli anni Settanta. È cresciuta nel Bresciano sentendosi, da bambina, sempre un po’ diversa ma, ha imparato, col tempo, a ridere e a divertire il pubblico coi suoi racconti del riso portato alle gite scolastiche e del sushi mangiato alla cena di Natale.

Dopo il diploma si è trasferita a Venezia per studiare il giapponese all’università.

Sognava invano di fare teatro quando, a una rassegna in cui si esibiva anche Luca Ravenna, ha scoperto la stand-up comedy, forma di spettacolo di matrice statunitense in cui una comica o un comico si esibisce “in piedi” davanti a un pubblico con una sola regola, quella di far divertire.

Ha giocato da subito su differenze e analogie tra le sue due culture. Il primo pezzo che ha portato a un open mic parlava di come le persone giapponesi non riescano a dire di no che è poi diventato il suo cavallo di battaglia.

Quella sensazione di stare sempre un po’ fuori posto è diventata il suo punto di forza. Cresciuta guardando le cose da due lati, ha imparato presto a riconoscere gli stereotipi e a rigirarli. Ride dei cliché invece di subirli, svuotandoli del loro potere. Lo stesso sguardo obliquo lo rivolge ai pregiudizi che pesano sulle donne e sulle persone lgbtq+.

Il primo spettacolo, Pizza sul gelato, è arrivato nell’estate del 2020, insieme a due stagioni di stand-up su Comedy Central e a un laboratorio di Zelig.

Selezionata per aprire le date teatrali di Salutava sempre di Alessandro Cattelan, è arrivata in finale a Italia’s Got Talent e ha vinto il Premio Satira di Forte dei Marmi come miglior stand-up comedian.

Con il secondo spettacolo, Mary Poppins e i doni della morte, ha girato la penisola in lungo e in largo.

Accanto al teatro è arrivata la televisione. Ha partecipato a The Traitors Italia e a LOL. Comedy Central le ha poi dedicato uno speciale tutto suo.

Ha fatto coming out pubblicamente e ha trasformato in un monologo, trasmesso su Disney+, il racconto di come lo ha detto alla famiglia e dell’ironia affettuosa con cui il padre ha reagito. Lo ha fatto con il suo solito stile, graffiante e irriverente. Da allora riceve messaggi di persone che, vedendola vivere il suo orientamento sessuale alla luce del sole, hanno trovato coraggio.

Sul palco parla con naturalezza del suo desiderio per le donne. Trova noiose le battute sul sesso proprio perché ruotano quasi sempre intorno all’eteronormatività, e considera ancora una novità sentire una donna dire dal palco che desidera un’altra donna.

Sul linguaggio ha riflettuto a lungo, anche in un monologo portato agli Sky Inclusion Days. Per lei la libertà della battuta si ferma dove comincia la dignità di chi è in svantaggio, che non coincide con chi è in minoranza.

La sua satira punta verso chi ha potere, mai verso chi già subisce, e conta meno l’argomento del modo in cui lo si tratta.

Durante gli spettacoli ha messo alla prova il pubblico con una battuta misogina trovata su internet. Se in sala non ride quasi nessuno, svela il trucco e si congratula per il test superato.

Il terzo spettacolo, Stellina Scintillina, interamente teatrale, è nato dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin. Davanti alle piazze piene e all’indignazione collettiva, Yoko Yamada si è sentita impotente e ha scelto l’unico strumento che aveva, la comicità. Lo ha usato per riflettere su come la violenza di genere affondi le radici in abitudini quotidiane, dalle parole alle battute sessiste. Nello show si chiede anche cosa fare quando si scopre che una persona che si conosce o si stima artisticamente dice, fa o pensa cose inaccettabili. Non offre risposte, vuole che chi guarda torni a casa con qualche domanda in più su di sé e su come tratta famiglia e amicizie.

Al festival di Internazionale, nell’ottobre 2026, è salita sul palco insieme a operatrici e operatori di Medici Senza Frontiere, in uno spettacolo che ha unito stand-up e testimonianze su emergenze umanitarie, discriminazione e propaganda.

Nella sua comicità la risata diventa uno specchio. Ribaltando il punto di vista, smaschera il sessismo e l’omofobia che si travestono da leggerezza, e mette le donne e le persone lgbtq+ nella posizione di chi racconta, non di chi è il bersaglio della battuta.

Ogni comico si trova il pubblico che merita e io non voglio meritarmene uno sessista.

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