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Chavela Vargas, una vita leggendaria

Chavela Vargas una vita leggendaria

Chavela Vargas, cantante anima del Messico, dalla voce profonda e dolorosa impastata dal fumo e dalla tequila. È stata sovente paragonata alle più grandi della storia della musica, come Billie Holiday e Édith Piaf.

Una donna libera che ha vissuto una vita leggendaria.

Personaggio eclettico e trasgressivo, negli anni sessanta andava in giro vestita da uomo, pantaloni  e poncho, fumando il sigaro e portando una pistola nella cintura.

Nata col nome di Isabel Vargas Lizano a San Joaquín de Flores, in Costa Rica, il 17 aprile 1919, scappò in Messico a 17 anni, per vivere in libertà la sua omosessualità, stanca di persecuzioni e vessazioni.

Il paese era in piena rivoluzione artistica e culturale e molti intellettuali l’avevano scelto come luogo d’adozione. Vi si respirava un’aria nuova grazie alla rivoluzione di Pancho Villa e Emiliano Zapata. Per guadagnarsi da vivere, Chavela Vargas iniziò a cantare per le strade, poi nelle bettole. Divenne professionista nei tardi anni cinquanta, le sue prime registrazioni sono del 1961. Conobbe gli scrittori messicani più importanti nelle pulquerie, stravolgeva i loro testi e costruiva il suo mito.

Una vita leggendaria che ha dato adito a ogni sorta di storia, si dice che fosse stata l’amante di Frida Kahlo, che passasse le notti con Lev Trockij e che fece impazzire Ava Gadner. Se ne andava in giro con un’Alfa Romeo bianca che le aveva regalato il presidente messicano Adolfo López Mateos. Cantava alle feste di Grace Kelly e Elisabeth Taylor, vestiva di pelle e portava in giro le sue fidanzate su grosse motociclette.

Considerata un’icona della musica ranchera messicana, l’ha reinventata e rivestita di dramma e tristezza. Cantava di donne lasciate e vite sfinite, di galere e letti, di amori svenevoli, di bar tequila e sbronze. La sua voce sembra spezzarsi nel mezzo di ogni canzone, per poi riprendersi e arrivare alla fine.

Cantava testi scritti da uomini senza cambiare i pronomi. Cantava e beveva senza sosta. Memorabili i suoi concerti nei quali si esibiva con i tipici costumi messicani e il suo inseparabile poncho rosso.

Vittima dell’alcolismo, nel 1979, scompare dalle scene per un lungo tempo in cui dilapidò un patrimonio e vide scomparire gli amici, gli artisti con cui aveva collaborato per anni. Considerata morta, venne riscoperta per caso in un locale mentre beveva e venne invitata a suonare. Da allora è tornata sui palchi e tenuto concerti in tutto il mondo.

Nel 1990 tornò sulle scene accettando una parte nel film di Werner Herzog, Grido di pietra.

Negli anni novanta Pedro Almodóvar le rese omaggio scegliendo le sue canzoni per le colonne sonore di alcuni film. Ha anche partecipato al film Frida, in cui interpreta La llorona (nella colonna sonora è presente anche la sua Paloma negra).

Fuori dal Messico, Chavela Vargas è stata amata soprattutto in Spagna, paese che l’ha insignita con la Gran Croce dell’Ordine di Isabella la Cattolica nel 2000.

Non ha mai nascosto il suo interesse per le donne ma, solo a 81 anni, ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità.

Nel 2009 ha interpretato Piensa en mí nell’album Splendor in the Grass, dei Pink Martini.

A 83 anni, per gioco, ha calcolato di aver bevuto più di 45 mila litri di tequila. 

A 93 anni ha pubblicato il suo ultimo disco, dedicato a Federico Garcia Lorca, poeta che adorava.

È morta il 5 agosto 2012. I rancheros di tutta Città del Messico hanno suonato davanti alla sua bara coperta da un poncho rosso in piazza Garibaldi, la piazza dove aveva passato infinite notti a cantare e bere.

Chavela Vargas è un simbolo della cultura messicana. Ha vissuto la sua vita sempre a testa alta contro i pregiudizi e le discriminazioni. Una voce straordinaria, che penetra nell’anima e rivela il suo dolore e la sua intensità.

È stata la musicista che più ha saputo interpretare l’amore per la vita e per la morte che è nell’anima di tutti i messicani, che ha saputo cantare la solitudine, la violenza, i silenzi e l’esplosione di gioia, spesso breve e feroce.

La sua vita è stata recentemente raccontata nel romanzo Un mondo raro, scritto da Antonio Di Martino e Vincenzo Cammarata, due cantautori che hanno ripercorso i leggendari giorni di una delle voci più belle della musica latinoamericana.

 

#unadonnalgiorno

 

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