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Concetta Barra cantante e attrice napoletana

Concetta Barra cantante e attrice napoletana

Concetta Barra è stata una cantante e attrice napoletana, una delle protagoniste del grande teatro del ‘900.

Attrice sanguigna, dai tratti marcatamente dialettali è stata impareggiabile cantante e interprete di numerosi testi della tradizione popolare partenopea che ha contribuito a riportare alla luce.

Nata nell’isola di Procida l’11 febbraio 1922 col nome di Concetta Grasso, prenderà poi artisticamente il cognome del marito Giulio, artista di teatro e varietà.

Sono nata a Procida. Mio padre vi era stato mandato come agente di custodia del carcere, mia madre era un’isolana bella e buona. Mia madre, poverina, non sopportava il consorte perché non l’amava e, quando non si ama, tutto è difficileNoi subimmo un po’ le conseguenze di quel matrimonio forzato. Dico noi per alludere a noi tre sorelle, sfortunate essendo donne. Per fortuna, dico per fortuna, ci venne l’idea di cantare in trio vocale, tutte e tre, per evadere dall’ambiente familiare. Mia madre accettò di seguirci e viaggiare con noi. Si era vicino alla fine della guerra e così fummo battezzate “Trio Vittoria”. Quella vittoria che tutti aspettavano e che non venne mai. Avemmo delle esperienze positive e anche negative. Ci fu l’occupazione delle truppe americane a Napoli e così restammo bloccate a Roma. Lì conobbi Giulio che tornava dalla Russia con il braccio rotto e ingessato. Per la prolungata permanenza a Roma avvenne l’amore. Ci sposammo ed avemmo tre figli: Peppe, Gabriele e Tonino. Furono sedici anni di rinunce e di sofferenze d’ogni genere. Alla fine ci separammo. I primi tempi avevo fatto la partner di mio marito che faceva Charlot in un numero di pantomima  e giochi di prestigio. Poi, per la crisi dovuta alla guerra, e per vari altri motivi, ci fu un riposo forzato, un riposo artistico che per me durò trent’anni. 

Ha recitato con artisti come Totò, Aldo Fabrizi e Alberto Sordi.

Suo figlio Peppe, nel frattempo, aveva cominciato a esibirsi con alcune compagnie teatrali e, nel 1967, entrò a far parte del gruppo La Nuova Compagnia di Canto Popolare, di Roberto De Simone e Eugenio Bennato.

Fu proprio De Simone che casualmente la sentì cantare e la convinse a tornare in scena, nel 1972, al festival di Spoleto. Grazie al loro sodalizio Concetta Barra divenne una delle più famose e apprezzate cantanti napoletane. Perché non si può parlare di lei, senza tralasciare la sua esperienza con il teatro di questo grande maestro che negli anni del folk revival, ha promosso con enorme passione e rispetto delle fonti, lo studio del repertorio antico e popolare napoletano.

Debuttò nel fortunatissimo spettacolo La gatta Cenerentola nel 1976. Nel 1978 ebbe un ruolo nello sceneggiato televisivo Storie di camorra diretto da Paolo Gazzarra.

L’impegno teatrale e quello musicale si sono fusi per tutta la sua carriera. Ha registrato tanti dischi e partecipato a numerose trasmissioni musicali radiofoniche e televisive.

Dopo vari importanti spettacoli della Nuova Compagnia di Canto Popolare, fondò con il figlio la compagnia Peppe e Concetta Barra, mietendo  successi in Italia e all’estero.

Ha collaborato anche con Eduardo De Filippo, in Gennareniello e Il berretto a sonagli.

Nel 1987  ha preso parte a I soliti ignoti vent’anni, con le musiche di Nino Rota.

Si è spenta a Napoli il 4 aprile 1993.

Concetta Barra ha saputo interpretare egregiamente la cultura partenopea attraverso la riscoperta della sua tradizione  regalandoci capolavori senza tempo.

A Procida, isola natale a cui è rimasta sempre intensamente legata, le è stata dedicata una strada e un premio per giovani talenti del teatro, della narrativa e della musica.

Si è immediatamente affascinati dalla sagoma di Charlie Chaplin di Concetta, dai suoi occhi immensi, dal suo sorriso ferino, dalle sue possenti mani il cui linguaggio non conosce frontiere, dalle sue mimiche stupefatte, da quella voce agile in tutti i registri, che si arrampica dai toni più gravi ai più acuti, ora soave, ora rauca, scoppiettante e crepitante come una mitragliatrice, e impenitente sculetta, smagrendo quel viso di Totò muliebre. Asciutta, con gli occhi che parlano prima ancora che essa apra bocca, espressiva fin nei minuti dettagli dei muscoli facciali, sospesa sul filo di una surrealtà irresistibilmente comica, si muove con mosse taglienti, precise, sintetiche. Magica marionetta.” Lamberto Lambertini

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