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Djaïli Amadou Amal, la voce di chi non ha voce

Djaïli Amadou Amal scrittrice camerunese

Djaïli Amadou Amal, scrittrice femminista camerunese, è l’autrice più letta e premiata del suo paese. Definita “la voce di chi non ha voce”, attraverso le storie delle sue protagoniste, denuncia i vincoli sociali legati alle tradizioni e alle religioni, il patriarcato e la discriminazione e sudditanza a cui sono costrette le donne, sin dalla nascita.

Djaïli Amadou Amal è nata a Maroua nel 1975, da padre camerunese e madre egiziana. Nonostante le avessero consentito di studiare, l’hanno costretta a un matrimonio forzato all’età di 17 anni. Dopo aspre battaglie, cinque anni dopo, è riuscita a liberarsi di questa relazione coatta.

Nella sua vita si è trovata più volte a combattere contro uomini violenti e prevaricanti. Il suo secondo marito, che era riuscita a lasciare dopo le tante botte ricevute, ha rapito le sue due figlie per vendetta. L’amore per la letteratura e la necessità di raccontare la condizione delle donne nella sua comunità, l’ha resa potente e le ha fatto superare i tanti ostacoli che la vita le ha parato davanti.

Il suo primo romanzo Walaande, l’arte di condividere un marito, del 2010, le ha dato fama immediata. Testimonianza autobiografica, racconta la storia di quattro donne che vivono nello stesso complesso e che aspettano solo il proprio turno con i loro mariti. Il premio della giuria della Fondazione Prince de ClausAmsterdam, le ha consentito la traduzione del libro in arabo e la distribuzione nei paesi del Maghreb e del Medio Oriente.

Nel 2012, ha creato l’associazione Donne del Sahel col sostegno dall’Ambasciata americana in Camerun. Nello stesso anno è stata invitata alla Fiera del Libro di Parigi.

Il suo secondo romanzo, Mistiriijo, la mangiatrice di anime, pubblicato nel 2013, ne ha confermato il grande talento.

Nel 2014 è stata nominata tra le cinque donne più influenti del Camerun dalla rivista L’Œil du Sahel

Nell’, Djaïli Amadou Amal ha fatto parte del comitato organizzatore del Festival Nazionale delle Arti e della Cultura. In questa occasione è stata nominata Cavaliera dell’Ordine al Merito. L’anno successivo è stata eletta nel consiglio di amministrazione della Società Civile per il Diritto d’Autore della Letteratura e delle Arti Drammatiche.

Il suo terzo romanzo, Munyal, ou les larmes de la patience, pubblicato nel, dove ha preso il titolo Le impazienti, l’ha consacrata definitivamente tra le scrittrici africane più importanti della storia. Il libro ha vinto nel 2018 la selezione dell’Alleanza internazionale degli editori indipendenti, premiata dalla pubblicazione sotto l’etichetta della collezione Terres Solidaires con un’ampia distribuzione e promozione nei paesi dell’Africa francofona, prima volta per un’autrice che ha pubblicato in Africa.

Nel , è stata insignita del Premio Panafricano della Stampa per la Letteratura, alla Fiera del libro di Parigi.  Qualche mese dopo, ha vinto il Premio Orange Book. Queste onorificenze hanno fatto risaltare il suo nome sulla stampa di tutto il mondo. È apparsa sulle copertine dei giornali, intervistata a radio e tv, osannata come esempio di coraggio e cambiamento a livello internazionale.

Il libro ha vinto il Premio Goncourt, risultando uno dei  più letti del primo anno di pandemia.

Il Ministero della Cultura del Camerun l’ha premiata per il suo impegno sociale. Il presidente della repubblica l’ha citata come modello per le giovani generazioni ed è stata ampiamente festeggiata in tutto il paese oltre che nella sua città natale, celebrata dalle autorità e da tutta la popolazione.

Alla fine del 2019, il romanzo è stato consacrato Libro dell’anno e inserito nei programmi scolastici. 

Le impazienti intreccia le storie di tre donne accomunate dallo stesso destino, un matrimonio precoce e non scelto che, con il pretesto ufficiale di garantire loro protezione dall’indigenza e dagli abusi sessuali, in realtà maschera il controllo delle possibili ribellioni allo status quo. Per Djaïli Amadou Amal è l’interpretazione faziosa dei testi sacri mescolata al peso della cultura tradizionale a costituire lo zoccolo duro del sistema patriarcale dell’etnia semi-nomade dei Fulani.

Munyal significa pazienza nei confronti dello stato delle cose, accettare senza lamentarsi e il termine si riferisce soprattutto alle donne costrette, sin da giovanissime, a sacrificare la propria felicità per privilegiare quella altrui.
Il matrimonio precoce rappresenta la prima grande violenza imposta alle donne che a sua volta ne genera altre. Principalmente porta la dipendenza economica, le giovani donne vengono scoraggiate dal lavorare e inseguire i propri desideri. I divorzi sono contemplati ma, come la poligamia, sono decisi essenzialmente dagli uomini. E anche la competizione tra concubine nasce soprattutto dal timore di perdere la stabilità economica per i propri figli.

Il mondo ha visto e riconosciuto il valore di Djaïli Amadou Amal. L’emittente televisiva France 24 l’ha nominata tra le dieci donne che hanno segnato il 2020. L’8 marzo 2021, in occasione della Giornata internazionale della donna, il quotidiano svizzero Le Temps l’ha nominata tra le dieci figure di riferimento per il futuro in termini di parità di genere. Il giorno dopo è stata nominata Ambasciatrice dell’Unicef.

Donna coraggiosa e determinata, rappresenta la voce di tutte coloro che non riescono a sfuggire a un destino imposto sin dalla nascita. Ha avuto il coraggio di ribellarsi e raccontare, per aprire le menti e proporre un reale cambiamento.

#unadonnalgiorno

 

 

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