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Elvira Notari la prima regista cinematografica italiana

Elvira Notari, la prima regista di cinema italiana

Elvira Notari è stata la prima regista cinematografica italiana e una delle prime della storia del cinema mondiale.

È stata la prima sceneggiatrice e la più prolifica, ha prodotto, tra il 1906 e il 1929, oltre 60  lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari. È considerata precorritrice del Neorealismo. Nonostante questo, in pochi e poche la conoscono.

Maria Elvira Giuseppa Coda era nata a Salerno il 10 febbraio 1875, con la famiglia si era trasferita a Napoli nel 1902, dove cominciò a lavorare come modista, mestiere che continuò a praticare per diletto anche durante la successiva attività di regista.

La sua carriera iniziò nel 1903 con una cinepresa in legno che aveva un’autonomia di dieci metri di pellicola. L’aveva acquistata suo marito Nicola Notari, ex pittore specializzato nella coloritura di pellicole fotografiche con aniline, titolare di un laboratorio di fotografia, in cui lavorava anche lei. Dopo pochi mesi, la rudimentale camera era già una fedele compagna di Elvira che iniziò a girare i primi esperimenti. All’inizio riprendeva vedute di Napoli e di Capri o feste ma, dopo poco, iniziò a voler comunicare qualcosa di più con le sue riprese.

Elvira Notari è stata la prima in Italia a credere che il cinema potesse avere una valenza sociale importante.

Se oggi i nostri migliori film esistono, una parte del merito è anche di questa donna. Fu un’autrice progressista, rivoluzionaria e scabrosa. Iniziò a girare film che fecero di Napoli la capitale del cinema popolare, un set ideale per pellicole in grado di raccontare per la prima volta anche le disgrazie e le sfortune degli ultimi.

In una scena dominata esclusivamente da personaggi maschili, Elvira Notari portò alla luce invece eroine dai bassifondi, refrattarie alle regole sociali, prorompenti e anticonformiste, spesso violente e spinte dalla follia.

Il suo cinema mise le proprie radici nei bassifondi napoletani, nella povertà più indecente, nella miseria più nera. Un mondo senza filtri, nel quale la verità è l’assoluta protagonista, con le sue regole e le sue ingiustizie, i suoi dolori. Storie di vita e malavita, piene di atmosfere ‘realiste’ che anticipano, con un tono più ‘noir’, la successiva estetica cinematografica del Neorealismo. Ci sono già le riprese in esterna, la ricerca della luce diretta e l’attenzione alle storie della gente comune, immersa in ambienti urbani disastrati e raccontata attraverso il contributo di attori non professionisti.

Le immagini e le scene erano interpretate dal vivo, creando così una perfetta sinergia tra il canto, la recitazione e la musica.

Fu pioniera di una tecnica tutta nuova per la colorazione della pellicola, che associava la sfera emotiva dello spettatore a una serie di pigmenti per cui a ogni colore era associato uno stato d’animo. I fotogrammi venivano colorati a mano, sfumando di giallo le scene d’amore e di verde quelle di tenerezza e suscitando una sensibilità collettiva in grado di miscelare i sentimenti e colori.

Per le sue storie ricercava una recitazione diversa, meno impostata e più sincera. Grazie a lei esordirono come attori tanti ragazzi e ragazze dei quartieri popolari di Napoli che, in alcuni casi, avrebbero fatto la fortuna del miglior cinema italiano, come Tina Pica.

Elvira Notari pretendeva molto da chi lavorava con lei e per questo venne presto soprannominata “la marescialla”, anche dagli stessi familiari, coinvolti nelle sue produzioni per mancanza di risorse economiche.

La sua ambizione era ricreare sullo schermo, senza colori e soprattutto senza sonoro, l’atmosfera dei romanzi popolari che tanto amava: voleva far emergere la voglia di rivalsa di chi abitava un mondo poco raccontato, quello dei sobborghi, e lo voleva fare nella maniera più cruda e autentica possibile. Mostrava quello che nessuno aveva il coraggio di mostrare: corpi martoriati e sofferenti ma anche, aspetto altrettanto inedito per l’epoca, il desiderio femminile. In generale, tutto il cinema di Elvira Notari è pieno di riferimenti alla condizione delle donne di quel tempo ed è pieno di personaggi femminili.

Nel suo cinema, le donne sono personaggi dalle tante sfumature, spesso madri forti e ragazze coraggiose. Tante pellicole di Notari sono incentrate su protagoniste trasgressive, decise a ribellarsi a una società che ne reprime gli istinti sessuali, anche a costo della propria stessa vita. Un esempio di quanto detto è sicuramente È piccerella del 1922. Il film prende lo spunto iniziale da una canzone molto in voga al tempo e si concentra sulla vicenda della protagonista Margeretella, una donna che ama dividersi tra due diversi corteggiatori, senza dover per forza sceglierne uno.

I film di Elvira Notari venivano apprezzati da un pubblico popolare che si riconosceva nei personaggi che vedevano al cinema. Quelle pellicole si rivelarono fondamentali per far mantenere le radici agli emigranti italiani in America, che attraverso i film rivivevano l’atmosfera dei luoghi in cui erano cresciuti. Il successo fu tale che i Notari arrivarono a fondare una casa di produzione pensata apposta per promuovere il cinema popolare e di strada: la Dora Film, che prendeva il nome da una delle figlie. Il grande successo negli Stati Uniti portò a creare una filiale a New York, la Dora Film of America, con sede sulla 7th Avenue.

Aprì una scuola cinematografica, gettando le basi per una recitazione naturalistica che scherniva gli eccessi di pathos lasciando libero spazio all’analisi psicologica dei personaggi: non più macchiette ma uomini e donne a tutto tondo.

Tutto cambiò con l’avvento del sonoro e soprattutto con l’ascesa del fascismo.

Il regime non tollerava che una donna potesse emergere come artista autonoma e il contenuto dei suoi film divenne presto oggetto di una forte censura. Il fascismo aveva messo al bando la pazzia, il suicidio e le didascalie in dialetto: tutti elementi cardine nel cinema di Notari. Quello che più infastidiva i burocrati era la rappresentazione realistica di alcune zone di Napoli e quindi, per estensione, dell’Italia: non si poteva dare all’estero l’immagine di un Paese tanto povero e tanto misero, mentre il fascismo stava facendo di tutto per esportare l’idea di un’Italia forte e in grado di rinverdire i fasti dell’impero romano.

Nel 1930, schiacciata dalle pressioni della censura e dal successo del sonoro, la Dora Film chiuse ed Elvira Notari smise di fare la regista. La famiglia Notari si ritirò a Cava de’ Tirreni nel 1940, dove Elvira morì sei anni dopo.

Parte della sua eredità fotografica e cinematografica è custodita al Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo (MICS) di Roma, tra le sue pellicole più importanti ricordiamo:‘A Santanotte e Piccerella del 1922 e Napoli sirena della canzone del 1929.

Elvira Notari è stata una figura storica e sociale, professionista di incredibile spessore, in grado di far riflettere, ridere e commuovere i suoi spettatori. La prima grande maestra del cinema.

#unadonnalgiorno

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