artefemminismi

Hannah Höch

Hannah Hoch

Hannah Höch è stata l’artista che ha dato voce e immagine alla critica sociale e femminista durante la Repubblica di Weimar.

Pioniera del fotomontaggio e della tecnica del collage, ha sperimentato stili e correnti artistiche diverse.

I suoi fotomontaggi rappresentarono l’estetica della liberazione, della rivoluzione, della protesta.

Ha fatto parte del gruppo Dada di Berlino, anche se la critica e dalla ricostruzione storica del movimento, l’hanno spesso lasciata in secondo piano.

La sua produzione artistica si è dipanata dalla Prima Guerra Mondiale fino agli anni Settanta del Novecento.

Utilizzando diverse tecniche, ha attraversato temi come il militarismo, l’industrializzazione e la tecnologia, le relazioni di genere, l’etnografia. Ha decostruito le immagini e gli stereotipi femminili ed esplorato le contraddittorie rappresentazioni della donna nuova diffuse nei mass media.

Hannah Höch è il nome d’arte di Anna Therese Johanne Höch, nata il primo novembre 1889 a Gotha, in Germania. Cresciuta in una famiglia della media borghesia, l’amore per l’arte le era stato trasmesso dalla madre, pittrice per diletto. Dopo aver abbandonato gli studi per accudire la sorella minore, ha lavorato per un anno nell’ufficio di assicurazioni del padre. Nel 1912, si è trasferita a Berlino per frequentare la scuola di arti applicate di Charlottenburg, dove ha studiato lavorazione del vetro e design artistico del libro, con una pausa forzata durante la guerra, quando si è impegnata con la Croce Rossa.

Nel 1915 ha cominciato una relazione con l’artista Raoul Hausmann che l’aveva introdotta nell’ambiente culturale berlinese. Una storia d’amore  turbolenta e conflittuale durata sette anni mentre l’uomo aveva moglie e figli. A lui, nel 1920, aveva dedicato “una breve storia caustica” intitolata Der Maler (Il pittore), in cui prendeva di mira il sessismo alla base del radicalismo dada e l’atteggiamento del compagno, da lei ritenuto ipocrita nei confronti dell’emancipazione femminile.

Ha lavorato presso l’editore di riviste illustrate Ullstein come designer di modelli per tessuti ricamati e in pizzo, pubblicati in libri o riviste femminili di moda, utilizzando spesso, come base, ritagli di giornali. Le tecniche apprese da questa esperienza saranno utilizzate in diverse opere satiriche e politiche successive.

L’inizio della sua partecipazione pubblica agli eventi Dada è databile nel 1919, con la partecipazione a una mostra collettiva in cui ha esposto alcuni acquerelli astratti. Nella serata di chiusura, ha suonato con coperchi di pentole un’antisinfonia composta da Golyscheff.

Dagli anni Venti, si è dedicata ai fotomontaggi, la forma di espressione che l’ha resa famosa e che ha maggiormente connotato la sua carriera artistica. Nei suoi lavori combinava immagini di pubblicazioni popolari, tecniche di collage, pittura e fotografia. Un tripudio di immagini sovrapposte così diverse che, spesso, apparivano caotiche e impossibili da analizzare. L’estetica perfetta per un’artista interessata al rumore senza senso della vita moderna.

Ha presentato nove opere alla prima Fiera Internazionale Dada del 1920.

Sebbene il movimento avesse un profilo anarchico e anti-conformista, era composto principalmente da uomini, e la figura di una donna al suo interno costituiva un’eccezione. Per questo motivo, ha proclamato a gran voce la propria emancipazione dalla figura maschile.

Mettendo in discussione l’idea di bellezza femminile, ha fatto emergere temi legati al genere e al ruolo della donna nella società, ponendo al centro del suo lavoro la costruzione dell’identità. I suoi montaggi offrono visioni caleidoscopiche della cultura tedesca tra le due guerre, da una prospettiva femminista e spiccatamente queer.

Ha evidenziato un mondo frammentato, sconvolto da guerre e crisi economiche.

La sua prima mostra personale si è tenuta nel 1929 a l’Aia, dove si era trasferita per stare vicino alla sua compagna, la scrittrice olandese Til Brugman.

Quando i nazisti salirono al potere, al contrario di molti colleghi, decise di non lasciare il paese, nonostante fosse invisa per la sua libertà sessuale e la provocazione delle sue opere. Il governo considerava il suo lavoro “degenerato” e il suo nome comparve fra gli artisti del Novembergruppe dichiarati “bolscevichi culturali”.

La sua mostra, prevista a Dessau nel maggio 1932, venne cancellata perché i nazisti imposero la chiusura della sede Bauhaus in cui doveva svolgersi.

Decise allora di trasferirsi in una casa in campagna fuori Berlino, come disse, per “sprofondare nell’oblio”.

Nella sua produzione dal 1933 al 1945 si affermarono i temi della natura e del paesaggio, mentre diventarono sempre meno presenti le figure umane, disegnate come sagome, maschere teatrali o apparizioni; l’intento era principalmente quello di poter trovare acquirenti e di evitare censure politiche, tuttavia, questa nuova prospettiva le aveva aperto la via verso nuove forme di sperimentazione, anche nei fotomontaggi.

Nel 1946 ha preso parte a un’esposizione sostenuta dagli artisti surrealisti a Berlino e promosso la mostra Fotomontaggio da Dada a oggi.

Due anni dopo ha esposto al MoMA di New York. In questo periodo  ha collaborato alla rivista antifascista di letteratura, arte e satira Ulenspiegel, dove pubblicava acquerelli e diversi fotomontaggi, fra cui Stivali delle sette leghe, del 1934.

Nel 1949, a Berlino, si è tenuta la sua prima personale del dopoguerra, dal titolo Hannah Höch und Dada, ma ha continuato a esporre, soprattutto all’estero.

Dopo il lancio dello Sputnik, la prima capsula spaziale in orbita intorno alla terra, è iniziato il suo interesse per l’esplorazione spaziale, di cui ha scritto ampiamente nei suoi diari e, dieci anni dopo, ha realizzato il collage Dedicato agli uomini che conquistarono la luna, 1969, nel quale era assente la critica alla tecnologia che aveva caratterizzato la sua produzione degli anni venti.

Nel 1964, in onore del suo settantacinquesimo compleanno, si è svolta, alla Galerie Nierendorf di Berlino, un’ampia retrospettiva, seguita negli anni settanta da altre importanti mostre realizzate a Parigi, Berlino e New York.

Le sue opere sono state esposte anche alla famosa mostra del 1977 Women Artists: 1550-1950 tenutasi al Museo d’arte di Los Angeles.

Ha lasciato la terra il 31 maggio 1978 a Berlino all’età di 88 anni.

Hannah Höch ha messo l’accento sul complicato rapporto tra arte e politica, la sua ferrea volontà l’ha portata a emergere in un contesto che escludeva le donne e le loro voci, è una figura che merita di essere ricordata.

 

#unadonnalgiorno

You may also like

Edina Altara
arte

Edina Altara

Edina Altara, poliedrica artista sarda del ventesimo secolo, è stata pittrice, ceramista, creatrice di ...

Comments are closed.

More in arte

Su Yang
arte

Su Yang

Le donne non dovrebbero soffrire in nome della bellezza. Vedo queste ideologie come ...
Anna Maria Maiolino
arte

Anna Maria Maiolino

“Fortunatamente per mezzo dell’arte possiamo sovvertire repressioni e conflitti. Sovvertire nel senso di ...
Rosa Menni
arte

Rosa Menni

Rosa Menni, artista, imprenditrice, giornalista, perseguitata durante il fascismo, è ancora una figura ...