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Malalai Joya

Malalai Joya

Devo far conoscere la verità sull’Afghanistan e risvegliare la coscienza della gente.

Malalai Joya, attivista e scrittrice è stata la più giovane donna eletta al Parlamento afghano e un importante punto di riferimento contro i signori della guerra e il fondamentalismo religioso del suo Paese.

È nata il 25 aprile 1978 nella provincia di Farah, nell’Afghanistan occidentale. Suo padre, studente di medicina, ha perso una gamba combattendo contro l’invasione sovietica, entrando poi nella resistenza dei mujaheddin. Nel 1982, quando Malalai Joya aveva quattro anni, la famiglia è stata costretta all’esilio, rifugiandosi prima in Iran e poi in Pakistan. Nei campi profughi, a partire dai tredici anni, ha insegnato ad altre donne e ragazze a leggere e scrivere.

Nel 1998 è tornata in Afghanistan, ancora sotto il regime talebano, dove ha lavorato come insegnante e attivista, aprendo scuole e ambulatori clandestini.

Ha lavorato come assistente sociale per l’organizzazione OPAWC, impegnata nella promozione dei diritti delle donne afghane.

Il 17 dicembre 2003, a venticinque anni, è stata eletta delegata alla Loya Jirga, la grande assemblea incaricata di scrivere la nuova costituzione afghana, in rappresentanza della provincia di Farah. Ha preso la parola per denunciare la presenza, tra i delegati, di persone che ha definito “signori e criminali di guerra“, paragonandoli apertamente ai talebani. Da quel giorno vive sotto scorta, ha subito diversi attentati e minacce di morte continue. Per motivi di sicurezza non dorme mai più di due o tre notti di seguito nello stesso posto, e porta il burqa, che detesta, solo per proteggersi.

Nel settembre 2005 è stata eletta alla Wolesi Jirga, la Camera dei Deputati afghana, in rappresentanza della sua provincia, diventando la più giovane donna mai eletta in parlamento.

Nel maggio 2007 ne è stata sospesa ed espulsa, dopo aver criticato pubblicamente i propri colleghi in un’intervista televisiva. Lo stesso anno il Parlamento europeo l’ha inserita tra i cinque candidati finalisti al Premio Sakharov per la libertà di pensiero, e la BBC l’ha definita “la donna più coraggiosa dell’Afghanistan“.

Nel 2008 il documentario “Nemici della felicità“, a lei dedicato, ha vinto l’International Human Rights Film Award di Amnesty International.

Ha scritto, insieme al giornalista canadese Derrick O’Keefe, il libro “Raising My Voice“, pubblicato in Italia con il titolo “Finché avrò voce”.

Dal 15 agosto 2021, giorno del ritorno al potere dei talebani, vive in un nuovo esilio, questa volta in Spagna, da una località che mantiene segreta per motivi di sicurezza. Continua a opporsi pubblicamente sia ai talebani sia alle ingerenze militari straniere nel proprio Paese, sostenendo che l’Afghanistan abbia bisogno non di una democrazia importata dall’Occidente, ma di una democrazia afghana, costruita dal proprio popolo.

Malalai Joya da vent’anni ripete la stessa accusa, agli stessi tipi di uomini armati, cambiando solo il nome del regime che la costringe a fuggire.

Il popolo afghano può perdonarli, ma la storia no.

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