Zinaida Solonari, detta Zina, è stata una donna moldava, vittima di femminicidio in Italia nell’ottobre 2019. Aveva trentasei anni ed era madre di tre figlie.
Era nata a Basarabeasca, una cittadina di circa undicimila abitanti al confine tra Moldavia e Ucraina. Viveva in Italia da circa quindici anni, dove lavorava come cameriera in un agriturismo della Bassa Bergamasca. Aveva sposato Maurizio Quattrocchi, un muratore siciliano di quarantasette anni, con precedenti penali minori.
Nelle settimane precedenti alla sua morte aveva confidato a un’amica di avere paura del marito. Dopo ripetuti litigi violenti, su consiglio dei carabinieri, si era trasferita con le tre figlie a casa della sorella Oxana, in una villetta a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo.
Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 2019, Maurizio Quattrocchi l’ha attesa fuori da quella casa fino a tarda notte. Quando è rientrata dal lavoro, l’ha aggredita con un coltellino a serramanico, colpendola diciotto volte al volto, al collo e alle mani. È morta poco dopo, tra le braccia della sorella, che aveva assistito all’aggressione. L’uomo è fuggito in auto, ed è stato rintracciato e arrestato circa quattordici ore più tardi a Martinengo, sempre in provincia di Bergamo, dove si è consegnato ai carabinieri che avevano circondato la zona.
È stato incriminato per omicidio aggravato dalla premeditazione.
Della vita di Zina Solonari restano, sui social, fotografie con le figlie, con le amiche, un mazzo di rose bianche: i segni di una quotidianità che sembrava, all’apparenza, felice.















