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Kae Tempest

Kae Tempest
Una volta bruciavamo le donne che soffrivano di epilessia.
Le legavamo a un palo e le accusavamo di stregoneria.
Adesso le mostriamo sullo schermo se hanno belle tette, ma poi se si lasciano andare le facciamo a pezzi.
Tracciamo cerchi rossi attorno alle smagliature.
E scorriamo le immagini mangiando patatine fritte”

Kae Tempest poeta, rapper, scrittrice e drammaturga britannica.

È nata a Londra il 22 dicembre 1985 con il nome di Kate.

A quattordici anni ha iniziato a lavorare in un negozio di dischi, a sedici si è iscritta alla BRIT School for Performing Arts and Technology e cominciato a fare performance a Carnaby Street. Nello stesso periodo ha iniziato a esibirsi con la sua band Sound of Rum.

È laureata in letteratura inglese al Goldsmiths College.

Nel 2013 ha vinto un Ted Hughes Award per il suo album in studio Brand New Ancients e ricevuto la nomina di Poeta della Nuova Generazione dalla Poetry Book Society, riconoscimento assegnato una volta ogni dieci anni.

Nel 2014 è uscito il suo primo album Everybody Down che ha ricevuto una candidatura al Mercury Prize.

Come musicista e performer ha partecipato a diversi festival e spettacoli in tutta Europa e negli Stati Uniti.

È del 2014 la sua prima raccolta di poesia, Hold Your Own, il titolo in italiano è Resta te stessa che è stata un enorme successo anche di critica.

È stata eletta nella Royal Society of Literature.

Il suo primo romanzo, The Bricks That Built The Houses, 2016, bestseller per il Sunday Times, le è valso un Books Are My Bag come miglior autrice esordiente.

Ha curato il Brighton Festival del 2017.

Per il suo libro Let Them Eat Chaos, (Che mangino caos) è stata nuovamente nominata al Mercury Prize.

Il 6 agosto 2020 ha comunicato in un post sui social la sua identità di genere non-binaria, il suo nuovo nome Kae Tempest e che vuole essere appellata con i pronomi they/them.

Nel 2021 ha ricevuto il Leone d’argento alla Biennale di Venezia Teatro con la motivazione: “La voce poetica più potente e innovativa emersa nella Spoken Word Poetry degli ultimi anni”.

Le sue opere affrontano a voce alta ingiustizie sociali, economiche e razziali e si interrogano su questioni delicate come la complessità identitaria e la fluidità di genere. 

Nella sua ricerca traspare una sensibilità oscillante tra la prosaica attualità quotidiana e la profondità del mito.

Non sempre la critica ha compreso la carica dirompente della sua ibridazione di antico e moderno, sottolineando invece le manifestazioni superficiali della sua cultura classica per mitigare il suo messaggio rivoluzionario e giustificarne il successo agli occhi dei benpensanti.

On Connection è il suo saggio/autobiografia scritto nel 2020, l’anno della pandemia, periodo in cui il mondo dello spettacolo è stato costretto a interrompere l’attività pubblica e ripiegarsi su se stesso riflettendo sulla propria missione, i propri ideali, i propri limiti. Un lavoro di scavo teorico ma anche personale e intimo, che rivive la sua intera carriera dagli esordi, da quando, ancora adolescente, aveva raggiunto la notorietà come rapper. Si esibiva continuamente e dovunque senza risparmiarsi, fino a essere costretta a operarsi alle corde vocali. Anni di smarrimento e di rivolta, di dipendenza da alcool e droghe, di dispendio di energie in locali improbabili in cui cantava per pochi soldi esaltandosi appena entrava in contatto col pubblico nei pub, ai grandi magazzini, a feste private; con attrezzature difettose, aria irrespirabile; addormentandosi su un divano dietro la scena finché non la svegliavano mettendole in mano un microfono. Ha sfondato grazie alla risonanza delle sue tematiche esistenziali con la disperazione di masse giovanili prigioniere di precarietà e incertezza, divise tra aspirazioni neoliberiste e consumiste e un orizzonte bloccato.

Il rapporto con la classicità interiorizzata, attualizzata e filtrata attraverso la pratica performativa dell’hip hop e del rap, le ha fornito uno strumento stilistico per orchestrare diversi punti di vista.

Nelle sue esibizioni di Spoken Word e nei dischi che le registrano, i suoi assoli minimalisti si intrecciano con parti corali, stabilendo una contrapposizione che si aggiunge a quella musicale tra momenti di velocità frenetica e aggressiva e rallentamenti affettuosi e quasi melodici. Una formula di provato successo.

E ancora tanta strada ha da fare questa grande sperimentatrice dell’umano sentire di ieri come di domani.

 

#unadonnalgiorno

 

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