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Karina Garcia Sierra

Karina Garcia Sierra

“Tanto preocupa una verdadera opción de cambio?” aveva scritto Karina García Sierra sui social, poche settimane prima di essere uccisa.

Avvocata, già personera municipale di Suárez, nel Cauca colombiano, Karina García Sierra era la candidata a sindaca di quel comune per il Partito Liberale, formazione di centro, e puntava a diventare la prima donna eletta a quella carica.

Il primo settembre 2019 è stata assassinata insieme ad altre cinque persone, in un agguato che ha fatto di lei uno dei volti della violenza politica che ha attraversato la Colombia durante quel ciclo elettorale.

Si era laureata in giurisprudenza all’Universidad Santiago de Cali e aveva da poco conseguito, il 1° luglio 2019, una specializzazione in Contrattazione Statale all’Universidad Externado. Il 27 luglio dello stesso anno aveva ricevuto l’avallo ufficiale del Partito Liberale per la sua candidatura, dopo l’esperienza maturata come personera del municipio.

La sua campagna era stata segnata dall’ostilità fin dai primi manifesti, comparsi l’11 agosto con il volto sfregiato da vernice nera. Aveva denunciato pubblicamente che uomini armati impedivano l’affissione della sua pubblicità nel corregimiento di La Betulia, chiesto l’intervento del sindaco uscente e  accusato un gruppo armato di essere dietro le intimidazioni.

Convocata dalla Personería per un incontro sulle minacce ricevute, non vi si era presentata e, nonostante gli avvertimenti, il 1° settembre si era comunque recata a La Betulia per proseguire la campagna, accompagnata dalla madre Blanca Otilia Sierra, da un candidato al consiglio comunale, dall’autista e da altri sostenitori, con la scorta dell’Unità Nazionale di Protezione.

Quella sera il veicolo è stato intercettato da circa otto uomini armati, colpito con raffiche di fucile e due granate, e poi dato alle fiamme.

Un solo componente della scorta è sopravvissuto gettandosi dall’auto in corsa, mentre gli altri occupanti sono stati uccisi. La mattina del 2 settembre 2019 le autorità hanno confermato il ritrovamento dei corpi carbonizzati di Karina, della madre, del candidato al consiglio Yeison Obando, dell’autista e di altre due persone del suo entourage.

Il governatore del Cauca ha attribuito l’agguato ai dissidenti della colonna mobile “Jaime Martínez”, gruppo residuale delle ex Farc che controllava quel territorio. La Defensoría del Pueblo e il Partito Liberale hanno condannato duramente il fatto, mentre la Missione di Osservazione Elettorale ha segnalato che, in quella fase della campagna, in Colombia si registrava un episodio di violenza politica ogni giorno e mezzo.

A un anno di distanza, un’inchiesta di Semana ha raccontato che le indagini non erano avanzate granché, con i fascicoli fermi nell’archivio di un pubblico ministero a Popayán, e ha riportato voci non confermate, circolate tra gli abitanti del paese, secondo cui un rivale politico avrebbe pagato il comandante dissidente per eliminarla.

Esto puede traer para mí consecuencias incluso fatales“, aveva detto Karina in un video pubblicato pochi giorni prima di essere uccisa.

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