Non ho mai fatto finta di niente nella mia vita. Se c’è qualcosa che non va, bisogna urlare. E io ho urlato. E ho bussato alle porte.
Eugenia Carfora è la dirigente scolastica diventata un simbolo nazionale della lotta alla dispersione scolastica nelle periferie più difficili.
Dal 2007 lavora nelle scuole di Parco Verde, a Caivano, in provincia di Napoli, uno dei più grandi complessi di edilizia popolare d’Europa e una delle maggiori piazze di spaccio del continente.
Il primo incarico è stato come preside dell’Istituto comprensivo Viviani, a pochi passi dal palazzo dove è stata uccisa la piccola Fortuna Loffredo. Dal 2013 dirige l’Istituto superiore Francesco Morano, sempre a Parco Verde.
Ha scelto di affrontare la dispersione scolastica non dalla cattedra, ma per strada, andando a recuperare casa per casa gli studenti e le studentesse che non entravano in classe.
Quando è arrivata a Caivano, le aule erano piene di materassi e lattine di birra più che di banchi. Ha inviato lettere al ministero dell’Istruzione per denunciare le decisioni politiche locali che minacciavano la scuola. Ha gestito episodi critici, come il ritrovamento di coltelli tra gli studenti, coinvolgendo genitori, istituzioni e forze dell’ordine invece di puntare solo sulla repressione.
Oggi l’Istituto Morano conta circa 750 studenti, un numero impensabile fino a pochi anni fa. La sua storia è diventata prima un documentario di Domenico Iannacone, “Come figli miei“, e poi la miniserie Rai “La Preside“, con Luisa Ranieri, andata in onda dal 12 gennaio 2026.
La scuola è pazienza, dovrebbe durare tutta la vita.















