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Havrin Khalaf

Havrin Khalaf

Il ruolo delle donne nel risolvere la crisi siriana è enorme, e le donne non sono solo metà della società, ma costituiscono la società intera.

Hevrin Khalaf è stata una politica e ingegnera curdo-siriana. È stata segretaria generale del Partito della Siria del Futuro, ed è stata uccisa nel 2019 durante l’offensiva militare turca nel nord-est della Siria.

Era nata il 15 novembre 1984 ad al-Malikiyah, nella Siria nord-orientale. Quattro dei suoi fratelli e sua sorella Zozan avevano preso parte al movimento di liberazione curdo, e tutti erano morti prima di lei.

Laureata in ingegneria civile all’Università di Aleppo nel 2009, aveva iniziato a impegnarsi politicamente fin dallo scoppio della rivolta siriana, nel marzo 2011, lavorando poi in diverse organizzazioni della società civile a partire dal 2014.

Nello stesso anno era diventata vicepresidente della Commissione per l’energia della regione della Gezira.

Nel 2016 aveva assunto la presidenza dell’Autorità per l’energia, per poi guidare il Consiglio economico dell’Amministrazione autonoma del nord-est della Siria.

Il 18 marzo 2018 venne eletta segretaria generale del neonato Partito della Siria del Futuro, formazione che promuoveva una Siria laica, pluralista e decentralizzata, la convivenza tra le popolazioni curde, arabe e cristiane e l’uguaglianza di genere.

Era conosciuta per il suo talento diplomatico, al punto da essere definita informalmente una sorta di “ministra degli Esteri” del Rojava. Poche settimane prima di morire aveva organizzato un forum delle donne tribali, per promuovere la partecipazione femminile ai processi decisionali politici.

Circa un mese prima della sua morte, la coalizione internazionale a guida statunitense le aveva fornito un veicolo blindato, per le preoccupazioni legate alle minacce ricevute dalla Turchia.

Il 12 ottobre 2019, durante l’offensiva militare turca nel nord-est della Siria, stava percorrendo l’autostrada internazionale M4 vicino a Tell Abyad quando il convoglio su cui viaggiava è stato attaccato da miliziani del gruppo Ahrar al-Sharqiya, sostenuto dalla Turchia. È stata fatta scendere dall’auto insieme al suo autista, Farhad Ramadan, ed è stata percossa e poi uccisa a colpi d’arma da fuoco.

Diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Bellingcat, hanno documentato le prove dell’accaduto, contribuendo a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’attacco.

Sua madre, Suad Mustafa, ha trasformato la stanza della figlia in una sorta di memoriale, conservandone abiti, quaderni e diplomi. Nel febbraio 2020 ha testimoniato al Parlamento europeo, avviando azioni legali internazionali per ottenere giustizia.

A distanza di anni, nessuno è mai stato condannato per l’omicidio; uno dei principali sospettati avrebbe ricevuto, dopo la caduta del regime di Assad, un incarico ufficiale nell’apparato militare del nuovo governo di transizione a Damasco.

Un ponte di Parma, in Italia, porta oggi il suo nome, con una targa che recita: “Ha lottato per i diritti delle donne, è morta per tradimento“.

A undici anni, secondo chi le è stata accanto, Hevrin Khalaf ripeteva spesso una frase che sembra oggi la sintesi di tutta la sua vita: non chiedeva il permesso di poter fare qualcosa, semplicemente lo annunciava.

Posso farlo, lo farò.

 

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