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Naomi Klein. Il coronavirus è il disastro perfetto per il capitalismo

Naomi Klein scrittrice, attivista e regista canadese nota per le sue critiche al capitalismo

Il capitalismo è il disastro che ha generato la crisi che stiamo vivendo. Il nostro sistema economico, che si basa sulla volontà di sacrificare la vita nell’interesse del profitto, ha generato le precondizioni affinché questa crisi sia ancora più profonda, indebolendo il nostro sistema immunitario collettivo e generando le condizioni per il virus sfrenato.

Naomi Klein, scrittrice, attivista e regista canadese nota per le sue critiche al capitalismo e alla globalizzazione delle imprese.

È chiaro che il sistema sanitario privato degli Stati Uniti, lo smantellamento del sistema sanitario pubblico in Inghilterra e in Italia, causati dal taglio delle risorse economiche degli anni passati, così come la denigrazione costante delle cure o dei servizi di base (come la preparazione, il confezionamento e la distribuzione degli alimenti), non solo facilita la diffusione del virus, ma mette di nuovo in evidenza l’opportunismo delle corporazioni che, invece di rispondere alla domanda, “come possiamo salvare le vite?”, cercano nuove strategie per aumentare le proprie ricchezze e favorire i propri interessi.

Sappiamo cosa stanno facendo: stanno spingendo la loro lista di desideri in nome della crisi. E non dobbiamo dimenticare gli attacchi espliciti contro la nostra democrazia. Viktor Orban, in Ungheria, Jair Bolsonaro in Brasile, Benjamin Netanyahu in Israele, Donald Trump negli Stati Uniti, tutti stanno assumendo poteri “extra” per controllarci e, nel caso di Orban e Netanyahu, l’hanno fatto con decreti legislativi senza scadenza.

Secondo Naomi Klein c’è molto da fare, soprattutto perché siamo solo alle prime fasi di questa tremenda crisi. Se fosse stato per Trump o per Boris Johnson (primo ministro del Regno Unito) per risolvere il problema le persone anziane sarebbero state lasciate morire tranquillamente. Ma grazie all’espansione geografica del virus, che ha colpito zone del mondo con un tessuto sociale forte, come ad esempio l’Italia e la Spagna, questi stessi leader sono stati costretti a prendere decisioni molto diverse. La loro strategia è rapida perché temono  che le persone chiedano di svuotare le carceri, esigere che tutti abbiano una casa e accesso al cibo, raggiungere un “accordo verde” per il bene del pianeta.

È una corsa contro il tempo.

E se c’è qualcuno da cui possiamo imparare è proprio dal potere trasformatore della crisi Argentina nel 2001, quando si è assistito alla riconversione delle fabbriche abbandonate in cooperative di lavoratori.

Se non vogliamo finire in un mondo in cui Jeff Bezos (il proprietario di Amazon) sia l’ultimo uomo vivente su questa Terra, chi sta lavorando nelle aziende che stanno chiudendo, deve sapere che si può, di diritto, prendersi cura di questi siti e trasformarli in cooperative.

La storia è una sequenza di “traumi”, guerre,  disastri naturali, crisi economiche e del cosa succede dopo.

Questo dopo è caratterizzato dal “capitalismo dei disastri”: si tratta di provvedimenti apparentemente calcolati per “risolvere” le crisi, e che in realtà portano all’estremo ineguaglianze preesistenti.

Il capitalismo dei disastri è il modo in cui le industrie private trovano il modo di trarre profitto dalle crisi su larga scala.

In periodi di crisi, le persone tendono a concentrarsi sulle emergenze quotidiane per sopravvivere e tendono a riporre troppa fiducia in chi è al potere.

La shock doctrine è stata inventata per impedire alle crisi di sfociare in politiche progressiste. Le élite politiche ed economiche vedono in un periodo di crisi l’opportunità di realizzare politiche impopolari, volte a distribuire in maniera ancora più diseguale la ricchezza.

Lo shock è il virus in sé. Ed è stato gestito in maniera da massimizzare la confusione e minimizzare la protezione.

Non si tratta solo di quello che succede in questo momento, ma di come la società ne pagherà il prezzo in futuro, quando scadrà la cambiale che oggi non sa di aver firmato.

Quando veniamo messi alla prova da una crisi possiamo regredire e sgretolarci oppure crescere e accedere a riserve di forza e pietà che non sapevamo di avere. Questa è una di quelle prove.

Non possiamo perdere il coraggio; dobbiamo lottare più che mai per il diritto universale alla sanità, il diritto universale all’assistenza per l’infanzia e l’indennità di malattia, è tutto strettamente connesso.

Quello che un momento di crisi come questo rivela è la nostra porosità gli uni nei confronti degli altri.

Lo vediamo coi nostri occhi: siamo molto più interconnessi di quanto vorrebbe farci credere il nostro brutale sistema economico.

Se non ci prendiamo cura di tutti e tutte, nessuno e nessuna è al sicuro. Siamo tutti e tutte collegati/e.

 

Questo discorso è estrapolato da un’intervista di Marie Solis per Vice e dalla conferenza di Naomi Klein e Angela Davis per ‘The Rising Majority’, coalizione antirazzista e anticapitalista di organizzazioni e movimenti, per valutare collettivamente questo momento e cercare soluzioni concrete per questa crisi senza precedenti.

#unadonnalgiorno

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