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Nayantara Sahgal

Nayantara Sahgal scrittrice indiana
NOVEMBER 2007 New Delhi, India. (Photo by Jasjeet Plaha/Hindustan Times via Getty Images)

Come risolvere un conflitto come quello, sostanziale e decisivo, che divideva l’umanità in due correnti – una vitale, attiva, colma di aspirazioni, l’altra costantemente in bilico tra l’immobilismo, e il rischio di subire il fascino di qualcosa di brutale, estraneo, improvviso? Gli sembrava che non si potesse risolvere niente nel mondo se quei due punti di vista non trovavano un punto di incontro, rafforzandosi a vicenda. Forse erano canali distinti, ma anche le linee parallele lo sono. Eppure all’infinito si incontrano. L’infinito è il luogo in cui le differenze si fondono. Oltre il bene e il male. Se si comprende questo, le differenze tra noi sono risolte. Non era una visione mistica ma un’immagine in prospettiva.

Nayantara Sahgal, scrittrice e giornalista indiana è una voce critica e libera.

Tutti i suoi romanzi trattano della decadenza dell’India e di come si può trarre insegnamento dal passato.

Nata il nata il 10 maggio 1927 a Allahabad è la figlia di Vijaya Lakshmi Pandit, politica e diplomatica, sorella di Jawaharlal Nehru, primo ministro indiano dopo l’indipendenza e erede spirituale di Gandhi.

Il padre era Ranjit Sitaram Pandit, avvocato e  classicista che aveva tradotto il testo epico Rajatarangini dal sanscrito all’inglese, arrestato durante la lotta per l’indipendenza era morto in prigione nel 1944. 

Anche sua madre venne incarcerata per gli stessi motivi nel 1946 prima di far parte dell’Assemblea costituente dell’India e diventare governatrice di diversi stati e poi ambasciatrice.

Nayantara Sahgal si è diplomata alla Woodstock School di Landour e si è laureata in storia al Wellesley College, Massachusetts, nel 1947. Ricercatrice e docente in varie università degli Stati Uniti, scrive di politica per vari giornali internazionali, è editorialista del Sunday Observer.

Sebbene facesse parte della famiglia Nehru, ha sempre mantenuto un  senso critico. Il suo atteggiamento indipendente, come quello di sua madre, le portarono a litigare con la cugina Indira Gandhi durante le fasi più autocratiche in cui questa era in carica alla fine degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70.
Addirittura, appena tornata al potere, la prima ministra aveva annullato la sua nomina, già programmata, come ambasciatrice dell’India in Italia.
Tra le tante onorificenze ricevuta si ricorda il Premio Sinclair nel 1985; il Premio Sahitya Akademi e il Premio degli scrittori del Commonwealth, entrambi nel 1987. È membra onoraria straniera dell’Accademia americana delle arti e delle scienze dal 1990. Ha fatto parte della delegazione indiana delle Nazioni Unite a New York, nel 1978.
Tanti i libri scritti, tra romanzi e saggi di politica, narrativa e cultura in generale.
Il 6 ottobre 2015, ha restituito il premio ricevuto dalla Sahitya Akademi per protestare contro  l’aumento dell’intolleranza e in sostegno al diritto al dissenso nel paese, in seguito ad alcuni celebri  omicidi e il linciaggio di Dadri. Per questo gesto, nel 2017, è stata elogiata da Karima Bennoune, che monitorava i diritti umani per le Nazioni Unite. 

Sostiene che le forze politiche e sociali modellano le nostre vite e non si possono ignorare. La sua è una poetica dell’impegno in cui attivismo e estetica si incontrano e si danno vicendevolmente bellezza e potere.

La maggior parte dei personaggi dei suoi libri appartiene alla parte ricca della società indiana, scrive soltanto di quello che conosce intimamente. Nei suoi romanzi c’è sempre un importante evento politico che fa da sfondo.

È la madre di Gita Sahgal, scrittrice, giornalista, regista e attivista per i diritti umani.

Nel settembre 2018, Nayantara Sahgal è stata eletta Vice Presidente di PEN International.

#unadonnalgiorno

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