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Parinoush Saniee, scrittrice iraniana

Parinoush Saniee scrittrice iraniana

‘Quello che mi spetta’ è il risultato delle mie ricerche sulla condizione della donna in Iran. Ma non volevo esprimerlo con dati, numeri e statistiche. Ho pensato che la forma del romanzo potesse rendere meglio le sfumature. Essendo psicologa ho usato molti simboli oltre alle molte informazioni reali che possedevo. Per ogni personaggio ho usato storie vere e rappresentative. 

Parinoush Saniee è una scrittrice iraniana e una delle studiose più conosciute del Medio oriente.

È l’autrice del bestseller del 2003 Quello che mi spetta, romanzo sulla condizione della donna in Iran a partire dagli anni quaranta. Tradotto in 26 lingue, solo in patria, ha già avuto 19 ristampe.

Nata a Teheran nel 1949 in una famiglia di intellettuali benestanti, suo padre, giurista e accademico, le aveva consentito l’accesso alla biblioteca di casa sin da quando era piccola, permettendole così di coltivare la passione per la letteratura. Laureata in psicologia, prima della rivoluzione era dirigente governativa a capo della ricerca nel Ministero dell’Istruzione.

Nel 2000, di ritorno in Iran dopo aver partecipato a una conferenza internazionale a Berlino, venne arrestata e condannata a quattro anni di carcere  per aver attentato alla sicurezza dello Stato e aver fatto propaganda contro il sistema islamico. ha ricevuto la condizionale dopo aver trascorso alcuni mesi in carcere.

La sua scrittura è rivolta alle eroine sconosciute che, praticamente senza più mezzi culturali, sono comunque responsabili del progresso e del miglioramento delle loro famiglie.

Il suo libro ha una storia editoriale a dir poco travagliata, difeso anche dalla vincitrice da Shirin Ebadi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1003, è stato oggetto di controversie e di un temporaneo bando da parte delle autorità iraniane.

In Iran se si vuole pubblicare un libro bisogna presentare due copie: una va alla Biblioteca Nazionale e una va al Ministero della Cultura e Guida Islamica per ricevere il nulla osta. Dopo aver atteso per otto mesi una risposta, il testo venne rifiutato. Erano gli anni della presidenza di Khatami e si parlava di eliminare la censura concedendo a ciascun editore la possibilità di pubblicare un libro all’anno senza l’autorizzazione. La sua editrice, Shahla Lahiji, approfittò allora di quello spiraglio e pubblicò il libro con una distribuzione che non dava troppo nell’occhio. Fu un tale successo che in due mesi ci furono due ristampe. Solo allora il Ministero diede il permesso ufficiale per la pubblicazione. Ma, il successivo clima politico portò al ritiro del libro.

Ha raccontato le donne iraniane e la loro lotta contro il fanatismo religioso, un altro grande caso editoriale pubblicato in tutto il mondo, ma censurato in Iran è stato Ho nascosto la mia voce, le parole non dette di un bambino che diventano un grido contro l’insensibilità e l’indifferenza.

Le nostre vite possono essere classificate in due modi, chi siamo e come appariamo. La felicità è quando il divario è il più piccolo possibile, ma a volte la società lo rende impossibile. Viviamo in queste condizioni da troppi anni. In Iran non ci si può esimere dall’essere attivi politicamente, perché il regime inficia su tutte le vite.

Le parole e gli scritti di Parinoush Saniee sono atti preziosi di rivoluzione umana e culturale.

#unadonnalgiorno 

 

 

 

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