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Simone Signoret

Simone Signoret
1960: Simone Signoret Photo by Monique JACOT/ Gamma-Rapho via Getty Images

Simone Signoret è stata la prima attrice francese a vincere un Oscar, nel 1960.

Nacque col nome di Simone-Henriette-Charlotte Kaminker, il 25 marzo 1921 a Wiesbaden, in Renania, da madre francese. Vi si trovavano per il lavoro di suo padre, ebreo polacco, inventore della traduzione simultanea (nel 1934 tradusse anche un discorso ufficiale tenuto da Hitler a Norimberga), uno dei fondatori dell’Associazione internazionale interpreti, più tardi anche capo interprete del Consiglio d’Europa.

Dopo lo scoppio della guerra nel 1939, la famiglia si trasferì in Bretagna e poi a Parigi. La giovane Simone, dopo il diploma, per contribuire all’economia di casa, dava lezioni di inglese e latino, fu segretaria nella rivista collaborazionista Les nouveaux temps.

Approdata al cinema per caso, trovò lavoro come comparsa durante l’occupazione nazista. Dal 1942 ha iniziato a recitare con piccoli ruoli in film come L’amore e il diavolo, di Marcel Carné. Prese il cognome di sua madre per nascondere le sue origini ebree.

Durante l’occupazione nazista della Francia, fu attiva nella resistenza collaborando con le organizzazioni partigiane francesi anche dopo essersi trasferita in Inghilterra.

Nel 1943 conobbe il regista Yves Allégret, con cui si sposò nel 1948 che le offrì i suoi primi ruoli importanti, tra cui quello della prostituta sfruttata in Dédée d’Anvers. La sua interpretazione in Casco d’oro, del 1951, le fece vincere il British Film Industry Award trasformandola in una star.

Anticonformista, combattiva, attiva contro le ingiustizie sociali, frequentava gli intellettuali della Rive Gauche quando conobbe Jacques Prévert, che le presentò l’attore e cantante lanciato da Édith Piaf, Yves Montand. La loro fu una lunga, potente storia d’amore. Si sposarono nel 1951, e tra alti e bassi, come il legame lavorativo e passionale tra lui e Marilyn Monroe, e altri tradimenti, è stato il suo compagno per tutta la vita.

Condividevano anche gli stessi ideali politici.

La loro casa in Normandia era un punto d’incontro per tanti intellettuali. Sebbene fossero considerati un punto di riferimento per il Partito Comunista Francese, Simone Signoret non esitò a protestare apertamente contro la soppressione della Rivolta ungherese, contro la guerra coloniale in Algeria e contro il regime di Franco in Spagna.

Entrambi molto richiesti a Hollywood, a causa della loro militanza comunista e le dichiarazioni contro gli armamenti nucleari, si trovarono per molti anni la strada sbarrata, le autorità americane non concedevano loro il visto d’ingresso. 

Ma, nel marzo del 1960, le frontiere d’oltreoceano si aprirono perché Simone Signoret ricevette l’Oscar come migliore attrice per la sua interpretazione nel film britannico La strada dei quartieri alti, per lo stesso ruolo aveva già vinto anche il Festival di Cannes.

Considerata una delle più grandi interpreti della storia del cinema, dalla forte personalità, nella sua lunga carriera ha vinto anche l’Orso d’Argento al Festival di Berlino, il premio César, l’Oscar francese, tre premi BAFTA, un David di Donatello e un Emmy.

Ha lavorato con molti dei più grandi registi del suo tempo. Tra i suoi film più celebri sono da ricordare anche I diabolici (1955), Le vergini di Salem (1957),  Adua e le compagne (1960) e La nave dei folli (1965).

Simone Signoret, che è stata anche scrittrice, nel 1976 ha pubblicato la sua autobiografia, La nostalgia non è più quella di un tempo e, nel 1985, il romanzo Addio Volodia.

Al contrario delle altre dive, nel corso degli anni, ha sfidato le convenzioni trascurando il suo aspetto. Beveva molto e non faceva caso alla linea, col tempo il suo viso fotogenico si è gonfiato consentendole una differente varietà di espressioni che l’hanno consacrata nell’olimpo delle divinità cinematografiche francesi e internazionali adorate dalla critica. Furono pubblicate quattro biografie durante la sua vita e altre tre dopo la sua morte.

L’ultimo film che ha interpretato è stato L’Etoile du Nord, nel 1981, poi la sua salute iniziò a deteriorarsi e una grave malattia della retina la rese progressivamente cieca.

È morta nella villa in Normandia il 30 settembre 1985, aveva 64 anni.

Simone Signoret è stata un’attrice intensa che non ha mai rinunciato alla sua identità, verità e umanità. Ha spesso interpretato ruoli scomodi, non è mai stata una diva, odiava il mondo patinato, l’artefatto. Ha sempre fatto valere i suoi principi e ideali, dichiarato in tante occasioni il suo dissenso, apertamente e senza timore di ripercussioni. In prima linea in tutte le più importanti battaglie del suo tempo, non ha mai esitato a usare la sua celebrità per portare avanti cause civili e umanitarie.

Ha accettato il passare del tempo quasi incoraggiandolo, o comunque fregandosene, atteggiamento quasi raro per un’attrice di cinema, soprattutto in quell’epoca. È stata una grande punto di riferimento per generazioni di intellettuali, una donna sincera, una grande artista.

 

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