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Victoria Santa Cruz

Victoria Santa Cruz

Avevo appena sette anni. Macchè sette anni! Nemmeno arrivavo a cinque! Improvvisamente alcune voci in strada urlarono contro di me: Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! “Sono negra per caso?” Ho detto a me stessa: Sì! “Cosa significa essere negra?” E non conoscevo la triste verità che era nascosta in questa parola. E mi sentivo nera, Negra! Come dicevano loro Negra! E ho indietreggiato, come loro volevano! E odiavo i miei capelli e le mie labbra grosse e guardavo la mia carne arrostita nella vergogna. E indietreggiavo. E mi sono arresa. . . Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Donna negra! E passava il tempo e sempre più amareggiata, ho continuato a portare sulla schiena il mio enorme peso. E cquanto pesava! Ho lisciato i capelli, incipriato il mio viso e nelle mie viscere rimbombava sempre la stessa parola. Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Donna negra! Fino a che un giorno, mentre indietreggiavo e stavo per cadere al suolo ,Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Negra! Che cosa? E allora? Negra! Sì, lo sono! Negra! Lo sono Negra! Negra! Negra! Negra! Sono Negra! Si, lo sono! Negra! Sono Negra! Negra Negra! Sono Negra! D’ ora in poi, non voglio lisciare i capelli. Non voglio. E riderò di quelli, che per evitare – secondo loro – qualche malcontento, chiamano le persone nere, di colore. E di che colore! Nero! E come suona bene! Negro! E che ritmo ha! Finalmente ho capito. Finalmente non indietreggio più. Avanzo sicura. Avanzo e spero. Finalmente. E benedico il cielo perché Dio ha voluto che questo nero profondo fosse il mio colore. E ho infine ho capito. Finalmente Possiedo la chiave! Io sono negra!

Victoria Santa Cruz, coreografa, accademica, attivista e compositrice, è stata una figura preponderante nella rinascita della cultura afro-peruviana negli anni Sessanta e Settanta.

È passata alla storia per il suo poema Me Gritaron Negra! del 1978, una delle più potenti performance del ventesimo secolo, che affermava con forza la sua identità nera.

Nacque a Lima, Perù, il 27 ottobre 1922, in una numerosa famiglia di artisti e musicisti che le hanno insegnato la bellezza della danza, della musica e della poesia.

Nel 1958, insieme al fratello minore Nicomede, ha fondato la prima compagnia teatrale nera in Perù, Cumanana, che ha prodotto il musical in tre atti Malató di cui è stata autrice, regista e coreografa. Basata sul recupero della cultura e memoria ancestrale, mostra il rapporto tra schiavi e  oppressori, tema rimosso dalla storia peruviana fino a quel momento.

Con una borsa di studio del governo francese, tra il 1961 e il 1965 ha studiato teatro e coreografia a Parigi, all’Università del Teatro delle Nazioni e alla Scuola Superiore di Studi Coreografici, dove ha avuto come insegnanti il drammaturgo Eugène Ionesco e il coreografo Maurice Béjart.

Durante il suo soggiorno in Francia, ha creato i costumi per opere come Retablillo de don Cristóbal, di Federico García Lorca e La rosa de papel, di Ramón del Valle Inclán. Dopo essersi recata in Africa per la prima volta, ha messo in scena il balletto La muñeca negra del 1965.

Nel 1966, ha fondato la compagnia Teatro y Danzas Negras del Perú, che si è esibita nei migliori teatri nazionali e in televisione e in occasione dei Giochi Olimpici del Messico del 1968.

Nel 1969, sotto l’autoproclamato Governo Rivoluzionario delle Forze Militari Peruviane, venne nominata direttrice della neonata Escuela Nacional de Folklore (oggi Escuela de Folc).  

Nella prima edizione del Festival y Seminario Latinoamericano in televisione organizzato dall’Universidad Católica de Chile nel 1970, ha vinto il premio come miglior folclorista, l’anno successivo venne invitata dal governo della Colombia a partecipare al Festival di Cali.

È stata editrice della rivista Folklore e direttrice artistica del Primo Festival de Arte Negro del Perú.

Dal 1973 al 1982, ha diretto il Conjunto Nacional de Folklore con cui si è esibita in America Latina, Stati Uniti, Canada ed Europa Occidentale.

La sua opera più famosa è la poesia performativa Me gritaron negra, che ha fatto parte della mostra Radical Women: Latin American Art, 1960-1985 al Brooklyn Museum. 

Ha insegnato alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh fino al suo pensionamento, nel 1999.

Ha diretto seminari in diversi paesi come Russia, Canada, Giappone, Spagna, Danimarca, Italia e Argentina.

Nel 2004 è uscito il suo libro Ritmo, l’eterno organizzatore curato da Luis Rodriguez Pastor, una lettura dettagliata della sua visione della vita.

Nella sua ultima intervista, alla domanda “Cosa ti ha insegnato il razzismo?” ha risposto: “Tra poco lascerò questa vita… e voglio andarmene in pace, con la coscienza pulita, e vedremo cosa succederà qui. Ma tutto è indebolito, dislocato nel mondo intero. E tutti stanno perdendo perché, in realtà, non è così che si combatte“.

Si è spenta il 30 agosto 2014 a Lima. In riconoscimento del suo importante contributo artistico e culturale, è stata sepolta nel Museo de la Nación della città.

L’obiettivo di tutta la sua vita è stato quello di risvegliare la coscienza e l’orgoglio delle persone nere in Perù e nel mondo.

 

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