La morte di mio figlio mi ha dato la forza di lottare contro questa immigrazione mortale.
Siamo 375 donne, tutte hanno perso figli o mariti in mare. Ho avuto l’idea di riunire tutte le donne vittime dell’immigrazione irregolare, abbiamo iniziato a parlare e la nostra voce è stata ascoltata. Vogliamo dimostrare che la donna può portare un cambiamento positivo su questi temi.
Yayi Bayam Diouf è un’attivista senegalese, fondatrice e presidente del Collectif des femmes pour la lutte contre l’émigration clandestine au Sénégal (Coflec), il Collettivo delle donne senegalesi contro l’emigrazione clandestina.
È nata e cresciuta a Thiaroye-sur-Mer, villaggio di pescatori alla periferia di Dakar, in una società fortemente patriarcale in cui la pesca e il commercio erano riservati agli uomini, mentre alle donne restava solo il pesce scartato o caduto a terra dalle ceste.
Nella primavera del 2006 suo figlio Alioune, ventiseienne, è salito insieme ad altri ottanta giovani del villaggio su un’imbarcazione di fortuna partita verso la Spagna, in cerca di lavoro e di un futuro migliore: nessuno di loro è mai arrivato a destinazione.
Di fronte a quel lutto, Yayi Bayam Diouf ha deciso di non arrendersi al dolore, e nel 2007 ha fondato il Coflec insieme ad altre madri, sorelle e mogli di giovani scomparsi in mare o partiti per l’Europa, per sensibilizzare le famiglie e i ragazzi sui rischi dell’emigrazione irregolare.
Attraverso il collettivo ha creato un centro di formazione professionale per ragazze, dotato anche di un consultorio per chi desidera emigrare per vie regolari, e ha promosso iniziative di microcredito per offrire ai giovani della comunità alternative concrete alla traversata verso l’Europa.
Il suo impegno l’ha portata anche a rompere uno degli ultimi tabù della propria comunità: è diventata la prima donna a ottenere una licenza di pesca a Thiaroye-sur-Mer, superando la convinzione tradizionale secondo cui le donne mestruate avrebbero spaventato i pesci — obiezione a cui ha risposto semplicemente di essere già in menopausa. Con un piccolo prestito ha noleggiato la sua prima imbarcazione, aprendo la strada ad altre pescatrici del villaggio.
Yayi Bayam Diouf è oggi anche vicesindaca di Thiaroye-sur-Mer, ha ricevuto la medaglia d’oro del Crans Montana Forum di Dakhla e ha incontrato più volte esponenti politici europei, tra cui Ségolène Royal e Rosa Aguilar Rivero, portando la propria testimonianza in Italia, Francia, Germania e Spagna.
Negli ultimi anni ha continuato a sviluppare progetti economici per la propria comunità, tra cui una fabbrica del ghiaccio per la conservazione del pescato e, in collaborazione con cooperative italiane, un progetto di sviluppo della mitilicoltura tra il Senegal e la Sardegna.
Vogliamo che credano di più nelle proprie potenzialità e in quelle del nostro Paese.














