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Franca Rame

9 marzo 1973 Franca Rame viene stuprata da cinque fascisti

Più una donna si afferma pari per dignità, valore e diritti all’uomo, più l’uomo reagisce con violenza. La paura di perdere anche solo le briciole di potere lo rende volgare, aggressivo e violento.

Franca Rame, attrice, scrittrice, femminista e attivista politica, ha partecipato a rivoluzioni di scena, pensiero e azione che hanno segnato la nostra storia più recente.

Ha contribuito a tradurre con gesti e parole la scrittura del nostro tempo, dando voce a personaggi femminili che mai avevano avuto lo spazio e la luce della scena.

I suoi spettacoli hanno affrontato temi come la condizione delle donne, lo status delle madri lavoratrici, il divorzio, l‘aborto, la violenza sessuale, l’abuso di stupefacenti, la condizione delle persone detenute in carcere, il fascismo e la Resistenza.

Ha esercitato una lingua teatrale diretta, una parola pulita, graffiante e forte, una parola politica, saldamente ancorata ai valori che muovevano il suo impegno civile.

La sua sapienza teatrale le ha permesso di attirare l’attenzione su temi scottanti in modo ironico e provocatorio.

Nata il 18 luglio 1929 a Villastanza, frazione di Parabiago, in provincia di Milano, era figlia di Emilia Baldini, maestra e attrice, e di Domenico Rame, attore e capocomico. La famiglia aveva una tradizione teatrale che risaliva al Seicento, legata al teatro dei burattini e delle marionette, e lei ha debuttato sul palco appena nata, portata in scena dalla compagnia di famiglia nei ruoli da neonata.

È cresciuta girando l’Italia con la compagnia di giro dei genitori, e a ventuno anni, nel 1950, ha scelto di dedicarsi al teatro di rivista insieme a una delle sorelle. Il palcoscenico, per lei, non è mai stato un mestiere scelto in un secondo momento, ma l’unico mondo che abbia mai conosciuto.

Negli anni Cinquanta ha conosciuto Dario Fo, che ha sposato nel 1954. È nato così un sodalizio artistico e politico durato quasi sessant’anni, che ha prodotto oltre centocinquanta testi teatrali firmati insieme.

Non è mai stata soltanto l’interprete dei testi del marito, insieme hanno scritto Tutta casa, letto e chiesa, debuttato nel 1977 alla Palazzina Liberty di Milano, una raccolta di monologhi sulla condizione femminile che sarebbe rimasta per decenni tra i testi più rappresentati del teatro italiano, e Parliamo di donne, del 1991.

La sera del 9 marzo 1973, mentre rientrava a casa, è stata caricata a forza su un furgone da cinque uomini appartenenti a un gruppo neofascista, ed è stata torturata per ore con lamette e sigarette e violentata, prima di essere abbandonata vicino al Castello Sforzesco. L’aggressione era una punizione per il suo impegno politico, in particolare per l’attività di Soccorso Rosso a sostegno delle prigioniere e dei prigionieri dell’estrema sinistra.

Ha scritto il monologo Lo Stupro due anni dopo, nel 1975, ma ha impiegato altri cinque anni prima di portarlo in scena, e per molto tempo lo ha raccontato come la storia di un’altra donna.

Solo nel 1987 ha rivelato che il testo era autobiografico. Nello stesso anno due esponenti dell’estrema destra, Angelo Izzo e Biagio Pitarresi, hanno confermato davanti a un giudice che lo stupro era stato compiuto da una squadra neofascista, su un ordine che risaliva ai Carabinieri. I responsabili non sono mai stati processati, il reato era ormai prescritto.

Nel 1997 l’Accademia svedese ha assegnato a Dario Fo il Premio Nobel per la Letteratura, e lui lo ha dedicato a Franca Rame, riconoscendo pubblicamente il contributo di una donna il cui lavoro, per decenni, era stato firmato quasi soltanto con il nome di lui.

Nel 2006 è stata eletta senatrice come capolista dell’Italia dei Valori in Piemonte. Ha lasciato l’incarico nel gennaio 2008, dichiarando che le istituzioni le erano apparse impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione che venisse dall’esterno.

Si è spenta il 29 maggio 2013 a Milano, a 83 anni.

Franca Rame ha pagato un prezzo altissimo per la propria coerenza, aggredita per le proprie idee ha continuato a portarle in scena, costretta al silenzio dalla vergogna e dalla paura per anni, ha scelto di raccontare quella notte a viso aperto, davanti a un pubblico. Il suo lavoro, per decenni attribuito quasi soltanto al marito, oggi viene riconosciuto per quello che è sempre stato, un’opera scritta a quattro mani.

Franca Rame è stata una donna scomoda, che parlava quando doveva stare zitta, che non sapeva tacere su quello che non andava e non funzionava.

Ha prestato la sua voce prima al Soccorso Rosso, che aveva fondato nel 1972 per difendere i diritti delle prigioniere e dei prigionieri politici, e poi, negli anni Settanta, al movimento femminista.

È stata colpita e violentata perché era considerata una donna che doveva imparare a stare al suo posto.

Ma Franca Rame non ha mai smesso di difendere la sua dignità, parlando anche a nome delle altre donne che hanno subito violenza.

Ha dimostrato, con la sua arte, che era più forte di ogni violenza e che non si sarebbe mai arresa al silenzio politico ed esistenziale, che non avrebbe mai smesso di essere una donna scomoda e che, soprattutto, non avrebbe mai imparato a stare al suo posto, perché il suo posto era lì, nel mondo, in mezzo alla gente.

Fino alla fine, dal suo sito, ha tenuto il triste conto degli stupri balzati agli onori della cronaca.

Quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità.

 

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