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Lettera a una donna di domani, ma va bene anche per quella di oggi

lettera una donna del futuro

Ragazza mia,

è l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, che non è la Festa della Donna, come in tanti vogliono farti credere.

Stai attenta a non farti fare la festa, perché non abbiamo proprio nulla da festeggiare, ma tanto su cui riflettere e da cui imparare.

Devi sapere che le cose che oggi abbiamo, che possiamo fare, ma proprio tutte, tutti i nostri diritti, dal poter studiare, votare, guidare, aprire un contro in banca, comprare una casa, al poter decidere del nostro corpo, sono il frutto di lotte fatte da donne coraggiose che ci hanno precedute.

Donne che per queste cose hanno lottato, hanno preso botte, sono finite in galera, hanno anche perso la vita perché noi potessimo avere ciò che abbiamo.

Sai che per esercitare il proprio diritto a indossare i pantaloni, una maestra, Helen Hulick, nel 1938, negli Stati Uniti fu processata e mandata in prigione? Soltanto per aver indossato i pantaloni in un’aula di tribunale durante la testimonianza di un furto che aveva subito.

Sai quante scienziate hanno fatto scoperte che sono state attribuite a colleghi uomini, che hanno vinto addirittura il premio Nobel al posto loro?

Sai che in tanti paesi del mondo, ancora oggi le donne non sono libere di studiare, uscire, sposare chi vogliono, andare allo stadio?

Sai che ancora oggi essere donna significa vivere con il 15% di probabilità di essere stuprata, il 100% di possibilità di essere molestata, avere salari più bassi, fare la maggior parte delle faccende domestiche, dover convivere con dettami estetici come essere magre, senza peli sul corpo, di dover sorridere e molto, molto altro ancora?

Ragazza mia, nel giorno dell’8 marzo, come in tutti gli altri giorni dell’anno, devi ricordarti che essere donna è bello ed è una lotta quotidiana, per conquistare e mantenere il ruolo che abbiamo nella nostra vita, nella società, qualunque esso sia.

Ricordati che il tuo corpo è tuo ed è un fatto politico il solo fatto di esistere e muoverti su questa terra e, soprattutto, che nessuno e nessuna può decidere per te cosa farne.

Che ci fanno crescere, sin da bambine, con l’idea che quello che facciamo, o diciamo, non abbia abbastanza importanza.

Ci fanno crescere con una mancanza che proveremo a colmare per tutto il resto della nostra vita. A causa di questa mancanza, se non ci amiamo abbastanza, delegheremo a un altro o altra da noi, la nostra felicità.

Ma la nostra felicità dipende soltanto da noi stesse, non può essere subordinata all’avere un compagno o una compagna.

Non farti scoraggiare mai da chi vorrà insinuare che tu non sei abbastanza, che non fai bene, che ciò pensi o dici non è rilevante.

Tu vali, con la forza che non sai nemmeno di possedere e con tutte le tue fragilità. Perché anche questo tendono a farci fare, negare le nostre debolezze per omologarci, per fare carriera o tentare semplicemente di stare a galla in un mondo maschio, da sempre.

Noi non siamo come gli uomini. La nostra biologia è differente, la nostra storia è differente.

Sono i diritti che devono essere uguali e oltre alla parità, dobbiamo reclamare l’equità, che è il riconoscere a ciascuna e ciascuno secondo i propri bisogni.

Non lasciare che nessun uomo o donna decida per te cosa dire, come vestirti, cosa mangiare, come truccarti, come portare i capelli, quanto pesare.

Tu vali, ciò che dici vale, ciò che pensi vale, ciò che voti vale, tienilo sempre a mente.

La Giornata internazionale della donna, si dice sia stata stabilita nella data dell’8 marzo per ricordare la morte di 134 operaie, in un incendio in una fabbrica di camicie di New York, nel 1911. La storia però risale al febbraio del 1909, quando il Partito socialista americano propose di celebrare una giornata dedicata all’importanza delle donne nelle società.

L’iniziativa fu, poi, ripresa l’anno successivo dall’attivista Clara Zetkin, che durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, ripropose l’idea di fissare un giorno per questa ricorrenza.

Fu a Mosca nel 1921, durante la Seconda conferenza delle donne comuniste, che si stabilì l’8 marzo come data unica per tutti i paesi, in ricordo della manifestazione contro lo zar a San Pietroburgo del 1917 a cui parteciparono moltissime donne.

Si è dovuto aspettare il 1975, Anno internazionale della donna, per ottenere il riconoscimento della celebrazione ufficiale da parte dell’ONU che, nel 1977, dichiarerà l’8 marzo ‘Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale’.

Ragazza mia, ricordati che noi donne siamo la metà del mondo, che nessuno può dirci cosa fare e impedirci di librare, che insieme siamo una forza e che non siamo una questione e solo unite, possiamo essere una rivoluzione.

Ricordati di creare sorellanza e non rivalità con le altre donne, perché soltanto unite si vince, separate ci si indebolisce.

Ricordati di appellare te stessa al femminile, perché ciò che non si nomina non esiste e il plurale maschile non ci comprende.

Ricorda che il linguaggio si deve adeguare ai tempi e che ciò che si dice è ciò che si pensa. Che è dal linguaggio che dobbiamo partire per sradicare le mentalità.

Dobbiamo imparare a convivere con gli uomini, ad amarli e farci amare, ma soprattutto a farci rispettare, a non permettere loro di metterci in ombra e dirci di stare due passi indietro, perché noi stiamo dove abbiamo voglia di stare e andiamo dove ci pare, senza che per questo ci debbano dire che ce la siamo cercata.

Ricordati che le strade sicure le fanno le donne che le attraversano e che dobbiamo imparare a difenderci, ma soprattutto insegnare e impedire agli uomini di farci male.

Affinché non ci siano più donne uccise per mano di un uomo che, troppo spesso, ha le chiavi di casa.

Ricordati che non sono i social o le pubblicità che decidono come deve essere il tuo corpo e come devi vestirti per sentirti importante e bella.

Ricordati che puoi fare e dire quello che vuoi, che puoi diventare ciò che desideri, che la tua opinione conta e nessuno può permettersi di tapparti la bocca o giudicarti per quello che pensi, per chi ami, per quello in cui credi.

Ricordati che sei speciale e che nessuno può e deve portarti via desideri e sogni.

#unadonnalgiorno

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