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Giovanna Cau

Giovanna cau l'avvocata del cinema italiano

Delle venticinque ragazze della mia sezione, soltanto io mi iscrissi all’università. Ebbi la fortuna che mio padre, al contrario di mia madre, fosse uno spirito libero: funzionario del Bureau International du Travail, controllando da Ginevra il polso del mondo si era reso conto dell’arretratezza sociale del nostro paese.

Giovanna Cau, avvocata e attivista, è stata per decenni la testimone e la protagonista defilata del cinema italiano, una delle prime cinque donne ad esercitare la professione forense a Roma.

È nata a Roma l’11 marzo 1923, in una famiglia dell’alta borghesia romana. Il padre era funzionario del Bureau International du Travail a Ginevra, uno spirito libero capace di misurare da lontano l’arretratezza sociale dell’Italia; la madre era più tradizionale.

Nel 1941 ha ottenuto la licenza liceale al Liceo Tasso di Roma, in piena guerra e senza poter sostenere l’esame finale. È stata l’unica delle venticinque ragazze della sua sezione a iscriversi all’università, avrebbe voluto studiare architettura, ma il padre, nonostante il suo spirito libero, l’aveva orientata verso giurisprudenza.

Giovanissima, sul finire dell’occupazione nazifascista di Roma, è stata staffetta partigiana.

Nel 1947 ha aperto il suo primo studio legale insieme al collega Sergio Barenghi. Nel 1955 è stata chiamata da Andrea Alatri e Alberto Cortina a entrare nel loro studio, il primo della capitale a occuparsi di diritto d’autore e di cinema.

È diventata l’avvocata di Alberto Moravia, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Sophia Loren, Italo Calvino, Luchino Visconti, Ettore Scola e Natalia Ginzburg. Per alcuni di loro non è stata soltanto un legale, ma anche agente, confidente e, prima ancora che esistessero gli uffici stampa, responsabile della comunicazione. Il suo cliente più affezionato è stato probabilmente Marcello Mastroianni, che si affidava a lei anche per le questioni private e considerava il suo studio una seconda casa, al punto da fermarsi a fare commissioni pur di restarci più a lungo.

Il suo studio, raccontava Ettore Scola, “era un luogo di ritrovo, una specie di agenzia matrimoniale del cinema dove si combinavano fidanzamenti, unioni più o meno durature e pure divorzi“.

Accanto al lavoro forense, si è impegnata per il voto delle donne insieme a Laura Ingrao, Elena Gatti Caporaso, Rita Montagnana e Nilde Iotti.

A ottant’anni è stata eletta consigliera comunale di Roma per i Democratici di Sinistra, con delega alle politiche culturali e alla disabilità. Nel 2007 è stata capolista della lista A sinistra per Walter Veltroni nel centro storico di Roma, dove ha ottenuto più voti di Giovanna Melandri, ma ha scelto di non rinnovare l’incarico istituzionale per tornare alle battaglie del mondo del cinema.

Nel 2011 ha vinto il Premio Speciale della Stampa Estera e il Nastro d’Argento Speciale come protagonista del documentario Giovanna Cau. Diversamente giovane, di Marco Spagnoli, e negli stessi anni ha recitato in due piccoli ruoli per il regista Gianni Di Gregorio, in Gianni e le donne e in Buoni a nulla.

Si è spenta a Roma il 7 marzo 2020, a pochi giorni dal suo novantasettesimo compleanno.

Il suo nome oggi è legato anche a un premio istituito dalla Regione Lazio in sua memoria, dedicato al cinema italiano. Ma il lascito più vero di Giovanna Cau è un altro, aver dimostrato che si può essere allo stesso tempo l’avvocata dei più celebri protagonisti del cinema italiano e la voce di chi, nella stessa città, un diritto doveva ancora conquistarselo.

Mi hanno presa perché ai miei clienti del cinema e della cultura ho fatto guadagnare un bel po’ di soldi e perché, da quando cammino con un bastone, ho imparato com’è difficile girare per Roma.

 

 

 

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