Hattie McDaniel è stata la prima persona nera a vincere un Oscar, nel 1940, per il ruolo di Mammy in Via col vento. La sera della premiazione, nella Hollywood della segregazione razziale, venne fatta sedere a un tavolo in disparte, lontana dal resto del cast.
Attrice, cantante e autrice di canzoni, la sua carriera si è dipanata attorno a un unico personaggio, quello della cameriera, che ha trasformato dall’interno con ironia, autorevolezza e una lingua tagliente. Per questo è stata insieme celebrata e contestata, ha rappresentato un traguardo storico e, insieme, uno stereotipo da superare.
Nata a Wichita, in Kansas, il 10 giugno 1893, era l’ultima delle tredici figlie e figli di Susan Holbert, cantante gospel, e di Henry McDaniel, veterano della guerra civile. Entrambi nati in schiavitù. Cresciuta a Denver, in Colorado, si era fatta le ossa negli spettacoli itineranti del fratello Otis McDaniel e in una compagnia di sole donne fondata con la sorella Etta McDaniel. Negli anni Venti era stata tra le prime donne nere a cantare alla radio negli Stati Uniti e aveva inciso dischi blues con brani scritti da lei.
Durante la crisi del 1929, per mantenersi, puliva i bagni in un locale, finché il proprietario non l’aveva lasciata salire sul palco. Nel 1931 si era trasferita a Los Angeles, dove alla radio era diventata Hi-Hat Hattie, una cameriera impertinente che ne sapeva più dei padroni. La paga era così misera che continuava a lavorare come domestica e lavandaia. Il cinema le offriva solo parti di serva o di cuoca, spesso senza nome nei titoli di coda, tanto che delle oltre trecento apparizioni appena un’ottantina portano la sua firma.
Il talento comico, però, si era fatto strada. In Alice Adams e in The Mad Miss Manton le sue cameriere rubavano la scena alle protagoniste, sottomesse solo in apparenza e spesso più sagge di chi avrebbe dovuto comandarle. Per Mammy la concorrenza era stata spietata, perfino la first lady Eleanor Roosevelt aveva raccomandato la propria governante, ma lei si era presentata al provino con un’autentica uniforme da cameriera e aveva ottenuto la parte.
Il successo non l’aveva messa al riparo dalla segregazione. Alla prima di Atlanta, nel dicembre 1939, non aveva potuto entrare perché il cinema era riservato al pubblico bianco, e nel Sud i volti del cast nero erano stati tolti dai manifesti. La notte degli Oscar, il 29 febbraio 1940, la premiazione si tenne all’Ambassador Hotel di Los Angeles, un albergo che non accettava clienti neri e che l’aveva fatta entrare solo come favore personale. L’avevano sistemata a un tavolino contro la parete in fondo alla sala, con il suo agente, lontana da Vivien Leigh e Clark Gable. Finita la serata ufficiale, il resto del cast aveva proseguito la festa in un locale dove a lei l’ingresso era vietato.
Ci sono voluti cinquant’anni perché un’altra donna nera, Whoopi Goldberg, vincesse un Oscar.
Le accuse più dure erano arrivate dalla sua stessa comunità. Già nel 1935, per la serva felice di The Little Colonel, parte della stampa nera l’aveva accusata di far credere che la schiavitù fosse stata un’epoca serena. La NAACP aveva contestato Via col vento per la nostalgia con cui raccontava le piantagioni e indicato proprio il suo personaggio tra quelli più umilianti. Su alcuni giornali era stata chiamata «Zio Tom» e, per molte persone, quell’Oscar era stato un trionfo amaro, la prova che a Hollywood avanzava solo chi non metteva in discussione i pregiudizi. Paradossalmente, nel Sud, il pubblico bianco la trovava troppo sfrontata con i padroni.
Hattie McDaniel si difendeva denunciando un pregiudizio di classe verso chi faceva davvero quel mestiere e rivendicando il diritto di guadagnarsi da vivere onestamente.
Scelse di restare fuori dalle proteste per i diritti civili, nel timore che le poche parti disponibili sparissero del tutto, ma nel dopoguerra, con la pressione crescente sugli studios, le proposte si erano diradate comunque. La mammy, figura materna, asessuata e devota, senza un nome vero né figlie e figli propri, era uno dei modelli più rigidi che il cinema avesse cucito addosso alle donne nere. Lei non aveva potuto sottrarsi, ma lo aveva incrinato, e in questa ambivalenza sta il motivo per cui la sua storia divide ancora oggi.
Durante la guerra aveva guidato la divisione nera dell’Hollywood Victory Committee, portando spettacoli ai soldati di un esercito ancora segregato. Nel dicembre 1945, quando alcuni residenti bianchi di West Adams Heights, il quartiere di Los Angeles dove si erano trasferite molte star nere, avevano fatto causa a trentuno vicine e vicini per cacciarli dalle loro case, era stata lei a organizzare la difesa. Si era presentata in tribunale con circa duecentocinquanta sostenitrici e sostenitori, e il giudice aveva respinto la causa. La sentenza divenne un precedente verso la decisione con cui, nel 1948, la Corte suprema avrebbe stabilito che i tribunali non potevano imporre le clausole razziali sugli immobili.
Nel 1947 è stata la prima persona nera protagonista di un proprio programma radiofonico, The Beulah Show, che portò anche in televisione finché la malattia non la costrinse a lasciare.
Si è spenta il 26 ottobre 1952, a cinquantanove anni, per un tumore al seno. Nonostante una carriera di successo, aveva lasciato meno di diecimila dollari. Aveva chiesto di riposare all’Hollywood Cemetery, accanto alle stelle del cinema, ma non venne accolta perché era nera. Solo nel 1999 il cimitero, ribattezzato Hollywood Forever, le ha dedicato un cenotafio. La targa dell’Oscar, lasciata in eredità alla Howard University di Washington, era sparita tra gli anni Sessanta e Settanta, e nel 2023 l’Academy ne ha donato una copia all’università.
La sua storia ha ispirato due biografie, di Carlton Jackson e di Jill Watts, il romanzo The Queen of Sugar Hill di ReShonda Tate, una poesia di Rita Dove, gli spettacoli teatrali Hi-Hat Hattie e (mis)Understanding Mammy, il documentario Beyond Tara presentato da Whoopi Goldberg, la serie Hollywood, in cui l’ha interpretata Queen Latifah, e il film The Dichotomy of Hattie McDaniel.
Nel 2006 è stata la prima persona premiata con l’Oscar a comparire su un francobollo statunitense.
Nel 2010 Mo’Nique, vincendo l’Oscar come miglior attrice non protagonista per Precious, si è presentata con le gardenie tra i capelli, come lei settant’anni prima, e l’ha ringraziata per aver sopportato tutto ciò che aveva sopportato, così che lei non dovesse farlo.
Preferisco guadagnare 700 dollari alla settimana interpretando una cameriera, piuttosto che 7 dollari al giorno facendo la cameriera.















