La celebrità è solo un sottoprodotto della recitazione.
Natalie Wood è l’attrice hollywoodiana che ha attraversato con naturalezza i ruoli da bambina prodigio, adolescente e diva adulta.
La sua carriera, coronata da tre candidature all’Oscar, si è conclusa nel 1981. Aveva solo quarantatré anni quando è morta annegata al largo dell’isola di Santa Catalina, un mistero mai del tutto risolto.
Era nata col nome di Natal’ja Nikolaevna Zacharenko a San Francisco il 20 luglio 1938. Sua madre era la ballerina Marija Stepanovna Zudilova, proveniente da una famiglia di aristocratici russi originari di Barnaul che negli Stati Uniti avevano cambiato cognome in Gurdin. Suo padre, l’architetto Nikolaj Zacharenko, discendente di emigranti ucraini stabilitisi a Vladivostok.
A soli cinque anni, nel 1943, aveva debuttato nel film Happy Land. Diversi sono stati i suoi ruoli da bambina prodigio, tra cui Il miracolo della 34ª strada, in cui aveva interpretato la piccola Susan Walker scettica sull’esistenza di Babbo Natale, e Il fantasma e la signora Muir, entrambi del 1947.
Durante l’adolescenza, il suo ruolo nel celebre film Gioventù bruciata del 1955, al fianco di James Dean, le aveva portato la prima candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Il 1961 è stato l’anno della consacrazione. Prima con il musical West Side Story, poi con il dramma Splendore nell’erba di Elia Kazan. Quella è stata la sua interpretazione più intensa che le aveva portato la seconda candidatura all’Oscar.
La terza candidatura era arrivata nel 1963, per Strano incontro.
La sua vita privata è stata alquanto tormentata. Nel 1957 aveva sposato l’attore Robert Wagner, per poi divorziare nel 1962. Nel 1966 aveva tentato il suicidio ingoiando un flacone di sonniferi. Dal 1969 al 1972 era stata sposata con lo sceneggiatore Richard Gregson, da cui ha avuto la figlia Natasha, prima di risposarsi con Wagner, da cui ha avuto la seconda figlia, Courtney.
Negli anni Settanta, a causa di un periodo di abuso di alcol, la sua presenza sugli schermi si era diradata. Ebbe, però, un rinnovato successo in televisione con Un affare di cuore (1973), le serie Da qui all’eternità (1979, premiata con il Golden Globe) e Cuore e batticuore (1979) accanto al marito, e La gatta sul tetto che scotta (1976), nel ruolo reso celebre da Elizabeth Taylor.
Poco prima della morte aveva affrontato generi nuovi per lei, come il disaster movie Meteor (1979) con Sean Connery e il fantascientifico Brainstorm – Generazione elettronica di Douglas Trumbull, il suo ultimo film, uscito postumo nel 1983, accanto a Christopher Walken.
Il 29 novembre 1981, durante un weekend trascorso sullo yacht “Splendour” al largo di Santa Catalina, in California, insieme a Robert Wagner e Christopher Walken, Natalie Wood è annegata. Nessuno dei presenti ha saputo ricostruire con certezza le circostanze.
Ai suoi funerali hanno portato la bara Rock Hudson, Frank Sinatra, Laurence Olivier, Elia Kazan, Gregory Peck, David Niven e Fred Astaire.
La sua scomparsa era stata inizialmente classificata come annegamento accidentale. Il caso è stato riaperto più volte nel corso degli anni, fino al 2018, quando è stata determinata come morte sospetta, in seguito alle dichiarazioni del capitano dello yacht, che aveva accusato il marito di essere coinvolto.
Wagner, mai formalmente incriminato, che ha sempre negato ogni responsabilità, era stato indicato dagli investigatori come “persona di interesse”.
La sua vicenda ha continuato a generare libri, inchieste e documentari, tra cui Natalie Wood: What Remains Behind, in cui la figlia Natasha Gregson Wagner ha preso pubblicamente le difese del patrigno Robert Wagner.
Quella bambina prodigio costretta a crescere troppo in fretta, su cui era stato riversato il desiderio di rivalsa di sua madre, e che era diventata un’acclamata star hollywoodiana dalla vita turbolenta, attraversando dipendenze, scandali e amori conflittuali, si è spenta ancora giovane. Le cause della sua morte, a tanti anni di distanza, non sono mai state accertate.
La sua storia continua ancora ad affascinare non tanto per il mistero irrisolto, quanto per il contrasto tra l’immagine pubblica, costruita fin dall’infanzia su un copione altrui, e la sostanza privata di una donna che quel copione non ha mai smesso di cercare di riscrivere a modo suo, senza mai riuscirci fino in fondo.
Mia madre mi diceva sempre: qualunque cosa ti chiedano, dì sempre sì; puoi imparare dopo.















