cinema

Ángela Molina

Ángela Molina
(Photo by Mario Wurzburger/Getty Images)

C’è una fusione tra la bambina, l’adulta, la vecchia… Accompagni tutte quelle donne che sei stata.

Ángela Molina, straordinaria e intensa attrice, ha attraversato mezzo secolo di cinema diretta da registe e registi che hanno fatto la storia della Settima Arte.

Dopo essere stata considerata, per anni, un oggetto di desiderio, è riuscita a liberare lo sguardo sul suo corpo dai vincoli imposti da età e bellezza.

È nata a Madrid il 3 ottobre 1955, terza di otto tra figlie e figli di Ángela Tejedor e di Antonio Molina, celebre esponente del cinema musicale spagnolo e della copla, tradizionale forma poetica e musicale. È cresciuta in una casa in cui cantare, ballare e recitare erano un linguaggio quotidiano. Più tardi, anche le sorelle Paula e Mónica e i fratelli Micky e Noel avrebbero scelto la sua stessa strada.

Diplomata alla Escuela Superior de Arte Dramático di Madrid, è approdata al cinema grazie a un servizio fotografico uscito sulla rivista Fotogramas.

Nel 1974 ha esordito con No matarás di César Fernández Ardavín. La svolta è arrivata tre anni dopo, nel 1977, con Quell’oscuro oggetto del desiderio, l’ultimo film di Luis Buñuel in cui interpretava Conchita, una donna divisa in due corpi intercambiabili, il suo e quello di Carole Bouquet, specchio di un desiderio maschile che non riesce a possederla.

Quell’immagine di donna istintiva e passionale l’ha accompagnata a lungo e, negli anni della transizione democratica, quando il cinema spagnolo scopriva una libertà a lungo negata, il suo volto è diventato un’icona.

Avrebbe potuto restare prigioniera di quell’immagine. Ha scelto invece, rinunciando al cinema commerciale, di essere diretta in pellicole con un impegno sociale e politico più marcato, come Las largas vacaciones del 36 di Jaime Camino.

Nel proficuo sodalizio con Manuel Gutiérrez Aragón, ha girato film che hanno esplorato la storia spagnola e il posto occupato dalle donne, come Camada negra, Demonios en el jardín e La mitad del cielo. In quest’ultimo, ha dato corpo a Rosa, una donna di campagna che nella Madrid del dopoguerra si costruisce da sola un’indipendenza. Un ruolo le ha portato, nel 1986, la Concha de Plata come miglior attrice al Festival di San Sebastián.

L’Italia è stata per lei una seconda casa. Ha girato L’ingorgo – Una storia impossibile di Luigi Comencini, Buone notizie di Elio Petri, Ogro di Gillo Pontecorvo e Gli occhi, la bocca di Marco Bellocchio. Con Lina Wertmüller ha interpretato Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti, ambientato a Napoli, dove un gruppo di madri si ribella alla camorra che vende eroina a figlie e figli. Quel ruolo le è valso nel 1986 il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Anni dopo sono arrivati La sconosciuta e Baarìa di Giuseppe Tornatore e, nel 2023, L’ordine del tempo di Liliana Cavani.

In Spagna ha cantato e ballato in Las cosas del querer di Jaime Chávarri. Ha lavorato con Ridley Scott in 1492 – La conquista del paradiso e con Pedro Almodóvar in Carne tremula e Gli abbracci spezzati.

Con il tempo, la sua recitazione ha cambiato direzione senza perdere intensità. Dalla sensualità istintiva degli esordi è passata a donne adulte, madri, figure segnate dal tempo e dalla perdita, fino a Polvo serán di Carlos Marqués-Marcet, in cui ha interpretato una malata terminale che decide come e quando morire.

Ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Merito nelle Belle Arti, il Premio Nacional de Cinematografía, la cui giuria l’ha descritta come «spontanea, autentica, audace e originale», e il Goya d’Onore. Più di recente le è stato assegnato il Premio Mujer de Cine, per aver incarnato «indipendenza, autorialità, impegno e ispirazione».

A sessantasette anni, con i capelli bianchi sciolti e nessun ritocco, è stata la protagonista della collezione Thirteen Pieces di Zara, che ha sfidato apertamente l’ageismo della moda.

Nel 2026 ha dato voce e volto alla campagna del Ministero dell’Uguaglianza spagnolo per l’8 marzo, «Las mujeres de alto valor no necesitamos tu validación», che denuncia la romanticizzazione dei ruoli di genere come una forma di violenza.

Ángela Molina si è spogliata più volte davanti a una cinepresa, pur ammettendo che la cosa l’ha sempre disturbata e che non ci si abitua mai. Oggi rivendica il diritto di invecchiare, di portarsi dietro tutte le donne che è stata. Una libertà che si è presa da sola.

Non concepisco la vita in termini di lotta contro la natura della vecchiaia.

You may also like

Laura Morante
cinema

Laura Morante

La misoginia va sorvegliata sistematicamente, ogni giorno, ogni istante. Gli uomini devono fare ...
Lily Tomlin
cinema

Lily Tomlin

Se l’amore è la risposta, potresti per favore riformulare la domanda? Lily Tomlin, ...
Natalie Wood
cinema

Natalie Wood

La celebrità è solo un sottoprodotto della recitazione. Natalie Wood è l’attrice hollywoodiana ...

Comments are closed.

More in cinema

Sofia Coppola
cinema

Sofia Coppola

Io faccio film inusuali per il mercato americano, non è facile farli accettare ...