Francesca Caccini è stata la prima donna nella storia della musica occidentale a firmare un’opera musicale destinata al teatro.
Cantante, liutista e compositrice, soprannominata la Cecchina, era descritta come una presenza brillante e versatile a corte, capace di comporre versi in latino e in toscano oltre che di cantare e suonare diversi strumenti, una cultura fuori dal comune per una musicista del primo Seicento.
Nata a Firenze il 18 settembre 1587, era figlia di Lucia e di Giulio Caccini, cantante e compositore già affermato presso la corte medicea. Sua sorella minore, Settimia, avrebbe seguito lo stesso percorso di cantante, mentre il fratello, Pompeo, era pittore.
Dal padre aveva ricevuto un addestramento precoce nel canto, nel liuto e nella composizione e un’educazione letteraria fuori dal comune, che comprendeva il latino, il greco, le lingue moderne e la matematica.
Risalgono al 1602 le prime testimonianze certe del suo canto a corte, accanto alla sorella Settimia Caccini.
Accompagnando la famiglia in una lunga tournée, era arrivata fino a Parigi, dove il re Enrico IV di Francia l’aveva pubblicamente elogiata per la sua voce.
Nel 1606 aveva sposato Giovanni Battista Signorini, cantante e musicista come lei al servizio dei Medici da cui ebbe la figlia Margherita, poi entrata nel monastero fiorentino di San Girolamo.
Affermatasi come una delle figure musicali più stabili e meglio retribuite della corte fiorentina, aveva ricoperto i ruoli di cantante da camera, insegnante di canto, maestra delle prove e compositrice di musica sacra, profana e teatrale.
Nel 1619, aveva fondato una propria scuola di canto per giovani discepole.
È stata autrice delle musiche per il Ballo delle Zigane, su libretto di Ferdinando Saracinelli, per La fiera di Michelangelo Buonarroti il Giovane e per il Martirio di sant’Agata di Jacopo Cicognini.
Risale al 1618 la pubblicazione Il primo libro delle musiche a una e due voci, una raccolta di trentasei brani sacri e profani per una o due voci con basso continuo. Questa è la sua unica opera stampata arrivata fino a noi per intero, una delle rarissime pubblicazioni musicali firmate da una donna nel Seicento italiano.
Il 3 febbraio 1625, al Poggio Imperiale venne rappresentata La liberazione di Ruggiero dall’isola d’Alcina, su libretto di Ferdinando Saracinelli e interamente musicata da lei per l’arrivo a Firenze del principe ereditario di Polonia, Ladislao Sigismondo Vasa. Resta, ad oggi, la più antica opera lirica composta da una donna di cui si abbia notizia certa.
Dopo la morte del marito, aveva sposato in seconde nozze il nobile lucchese Tommaso Raffaelli che l’aveva resa ancora una volta vedova e da cui aveva avuto il figlio Tommaso.
Francesca Caccini aveva lasciato definitivamente il servizio della corte medicea l’8 maggio 1641. Da quel momento le sue tracce si fanno incerte così come la data e il luogo della sua morte.
Del suo lavoro sono sopravvissuti solo frammenti: un libro di canzonette, un’opera intera, poche pagine sparse di musica che un tempo occupava intere serate di corte.
Per secoli il suo nome è rimasto secondario a quello del padre e dei librettisti con cui lavorava, nonostante fosse stata, per lungo tempo, la musicista meglio pagata a corte.















