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Fariba Adelkhah ricercatrice detenuta in Iran

Fariba Adelkhah ricercatrice detenuta in Iran

Fariba Adelkhah è ricercatrice presso l’Università Sciences Po di Parigi. Ha la doppia cittadinanza francese e iraniana, è specializzata in Islam sciita e autrice di numerosi volumi su donne e società iraniana. Ha studiato sociologia a Strasburgo e conseguito il dottorato in antropologia all’Ehess, nel 1990.

Fin dalla metà degli anni Novanta i suoi interessi di ricerca si sono concentrati sul ruolo della mobilità nella società iraniana. Si è occupata di molteplici forme di mobilità tra Iran e Afghanistan: spostamenti migratori, commerciali, religiosi. Le sue missioni di ricerca in Hazarajat, la regione occidentale dell’Afghanistan confinante con l’Iran, le hanno permesso di continuare questo filone di studi anche nei momenti in cui le era negato l’accesso in Iran.

In occasione dei tanti viaggi a Teheran, Fariba Adelkhah si è vista confiscare più volte il passaporto. Nel 2009, aveva scritto una lettera aperta al presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad affermando di voler smettere di occuparsi di Iran perché, dopo l’arresto della dottoranda francese Clotilde Reiss, la situazione era diventata troppo pericolosa per i ricercatori indipendenti: le tante difficoltà l’avevano portata a concentrarsi maggiormente sulla società afghana, su cui aveva sempre lavorato.

Con l’insediamento del moderato Hassan Rohani alla presidenza, aveva ripreso a interessarsi delle istituzioni clericali sciite e si era stabilita nella città di Qum, sede di seminari religiosi e mausolei.

Il 5 giugno 2019 è stata arrestata insieme al suo compagno e collega Roland Marchal, sociologo specializzato sulle guerre civili in Africa. Entrambi accusati di spionaggio, propaganda contro il regime e altri falsi addebiti.

Da un anno Fariba Adelkhah è detenuta nella prigione di Evin alla periferia di Teheran, dove sono rinchiusi numerosi prigionieri politici.

Lo scorso 24 dicembre, insieme a un’altra accademica detenuta nella stessa prigione, l’australiana Kylie Moore-Gilbert, ha iniziato uno sciopero della fame contro quelle che hanno definito “torture psicologiche” e “numerose violazioni dei  diritti umani fondamentali”. Dopo 49 giorni, ha dovuto interrompere per gravi motivi di salute, dopo essere stata per diversi giorni in cura nell’ospedale del carcere.

Roland Marchal è stato liberato lo scorso 20 marzo, dopo 9 mesi e mezzo di detenzione, come parte di uno scambio di prigionieri.

Il 16 maggio 2020 Fariba Adelkhah è stata, invece, condannata a cinque anni di carcere per cospirazione contro la sicurezza nazionale e a un anno per propaganda contro la Repubblica islamica, il massimo della pena a cui poteva incorrere.

Il suo avvocato ha definito la sua condanna illegale e ha fatto ricorso in appello. Nei giorni precedenti, Fariba Adelkhah aveva fatto sapere che non avrebbe accettato alcun tipo di liberazione condizionale che non facesse pienamente cadere le accuse che le sono state mosse.

L’8 aprile Roland Marchal ha rilasciato una toccante intervista alla tv francese, raccontando la prigionia e i brevi incontri con la compagna.

Ho sentito la sua voce circa tre settimane dopo il mio arrivo in prigione, verso la fine di giugno, tra la mia cella e la stanza in cui ero stato interrogato. Ho sentito qualcuno gridare “azadi”, che in Farsi significa “libertà”. Era la sua voce. Era in grado di vedermi, mi ha riconosciuto e mi ha urlato e ho riconosciuto molto chiaramente la sua voce.

Il comitato di sostegno a Fariba Adelkhah ha definito il risultato di un “processo Kafkiano privo di qualsiasi logica giudiziaria”. Non c’è stato alcun dibattito o contraddittorio. Parigi ha “ribadito più volte la sua richiesta di accesso consolare e la sua liberazione”, ma Teheran respinge qualsiasi “interferenza”, ricordando che l’Iran “non riconosce la doppia nazionalità per i cittadini iraniani”.

Negli ultimi anni, oltre a una dura campagna di repressione della dissidenza interna, l’Iran ha arrestato anche numerosi cittadini con doppia nazionalità con accuse che vanno dallo spionaggio alla propaganda contro lo Stato, molte sono donne.

#unadonnalgiorno

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