Credo che il compito della cultura e del teatro mainstream sia mantenere la pace. Il nostro compito, come insegnanti, è incoraggiare le nuove autrici e i nuovi autori a infrangerla, a smascherare la menzogna, a dire la verità al potere.
Naomi Wallace, drammaturga e attivista statunitense, crea opere potenti, devastanti e inflessibili.
Il suo teatro nasce dall’idea che la scena può e deve disturbare, non rassicurare.
Nei suoi lavori affronta temi legati alla società, al lavoro e alla condizione umana, offrendo uno sguardo critico sulla cultura contemporanea e sul ruolo del teatro. Mette in scena corpi, classe e violenza di stato, senza mai offrire al pubblico una via di fuga consolatoria.
Nata il 17 agosto 1960 a Louisville, in Kentucky, è cresciuta in una fattoria vicino a Prospect, insieme a cinque sorelle e fratelli, dividendo l’infanzia tra il Kentucky e Amsterdam, città natale della madre. È figlia di Sonja de Vries, olandese esperta di diritti umani, e di Henry Wallace, agricoltore e fotoreporter per le riviste Time e Life.
Ha conseguito una laurea allo Hampshire College e due master all’Università dell’Iowa, dove ha cominciato a scrivere per il teatro.
Si è affermata negli anni Novanta con testi come In the Heart of America, Slaughter City e One Flea Spare, ambientato durante la peste di Londra del Seicento che attraversa classe, razza e desiderio con una lingua fisica e, insieme, poetica.
Nel 1999 ha ricevuto la MacArthur Fellowship, la cosiddetta “genius grant”, e ha vinto due volte il Susan Smith Blackburn Prize, oltre a un Obie Award e al Joseph Kesselring Prize.
Nel 2009 One Flea Spare è entrato nel repertorio permanente della Comédie-Française di Parigi, che lo ha messo in scena nel 2012. Naomi Wallace è diventata così, dopo Tennessee Williams, la seconda persona di nazionalità statunitense il cui testo sia entrato stabilmente nel repertorio dell’istituzione in tre secoli di storia.
Nel corso della sua celebre e provocatoria carriera, ha esplorato il ruolo della politica e del potere nel plasmare l’esperienza umana nella Londra del XVII secolo durante la Grande Peste (One Flea Spare, 1995), tra le organizzazioni comuniste nere nell’Alabama degli anni ’30 (Things of Dry Hours, 2004) e nei drammi paralleli della guerra del Vietnam e della guerra del Golfo (In the Heart of America, 1994) .
Nel 2009 ha pubblicato The Fever Chart: Three Visions of the Middle East, dedicato all’occupazione della Palestina e alla guerra in Iraq.
Ha firmato Guernica, Gaza e Returning to Haifa insieme al drammaturgo palestinese Ismail Khalidi, e The War Boys con il compagno Bruce McLeod.
Oltre alle numerose opere teatrali, ha scritto sceneggiature per diversi film come Lawn Dogs (1997), The War Boys (2009) e Flying Blind (2012, con Bruce McLeod) e curato saggi e antologie.
Ha vinto anche l’Horton Foote Prize nel 2012 e il Windham-Campbell Prize nel 2013, ed è stata insignita nel 2015 dell’Arts and Letters Award in Literature dell’American Academy of Arts and Letters. Nel 2025 è stata inserita nella Kentucky Writers Hall of Fame.
Tiene conferenze in giro per il mondo e ha insegnato scrittura teatrale a Yale, alla University of California di Los Angeles, alla Illinois State University, al Merrimack College, alla American University del Cairo e alla Vrije Universiteit di Amsterdam.
Il suo teatro è intrecciato all’impegno pubblico.
Aderisce a Jewish Voice for Peace e a Showing Up for Racial Justice, e nell’agosto 2016 ha preso parte alla Women’s Boat to Gaza, salpata per rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza.
A metà degli anni Duemila è stata fermata dal Department of Homeland Security statunitense per aver violato il divieto di viaggio a Cuba imposto alle persone di cittadinanza statunitense.
Schierarsi apertamente per la causa palestinese le è costato accuse di faziosità e la sorveglianza delle autorità del suo paese, ma Naomi Wallace non ha mai separato la scrittura dalla presa di posizione: per lei il palcoscenico resta uno strumento di verità scomoda, non di consolazione.
Nello spirito di rivoluzionarie come Angela Davis, Harriet Tubman, Fannie Lou Hamer e Anne Braden, e più di recente delle fondatrici del movimento Black Lives Matter, oltre che in opposizione ai dollari che gli Stati Uniti versano allo stato di Israele, la nostra piccola imbarcazione rappresenta il nostro impegno di solidarietà con Gaza e con le persone palestinesi di tutto il mondo.















