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Alice Miller

Alice Miller

Alice Miller, psicologa e saggista, è stata la prima a studiare approfonditamente la psicologia dell’età evolutiva e gli esiti negativi che gli abusi subiti durante l’infanzia comportano nell’età adulta e nell’intera società.

Nata col nome di Alicja Englard a Piotrków Trybunalski, in Polonia, il 12 gennaio 1923 in una famiglia ebraica, ha vissuto a Berlino fino ai dieci anni prima di tornare in patria a causa dell’incombere delle persecuzioni naziste. Sopravvissuta alla deportazione, era riuscita a fuggire con sua madre e a sua sorella, mentre il padre era morto in un campo di concentramento.

Col nome di Alicja Rostowska è emigrata in Svizzera nel 1946, si è laureata in filosofia a Basilea e specializzata in psicoanalisi a Zurigo dove ha esercitato la professione per oltre vent’anni prima di abbandonarla e lasciare la Società Internazionale di Psicoanalisi, per dedicarsi interamente alle sue ricerche sull’infanzia.

Il cognome Miller, con cui è passata alla storia, è quello del marito, il sociologo Andreas Miller.

Col tempo è diventata una delle più tenaci critiche del metodo psicoanalitico e della prassi dei terapeuti che, anziché incoraggiare e sostenere nella ricerca dei traumi che hanno dato origine ai disturbi e ai problemi della personalità, agisce come tecnica per evitare di affrontare realmente la verità sui traumi, che molto spesso risiede nella storia familiare e negli abusi subiti nell’infanzia.

Nel 1986, ha ricevuto a New York il premio Janusz Korczak.

Grazie alle sue ricerche, è giunta alla conclusione che la violenza esercitata su bambini e bambine, soprattutto nei primissimi anni di vita quando il cervello si sta formando, conduce alla più generale violenza della società.

I bambini non sono autorizzati a difendersi dalla violenza dei genitori e sono quindi costretti a sopprimere e rimuovere le naturali reazioni all’aggressione dei genitori, come le emozioni di rabbia e angoscia. È solo nell’età adulta che tendono scaricare queste forti emozioni sui propri figli o, in alcuni casi, su intere nazioni.

Questa dinamica è descritta nel dettaglio nei tredici libri che ha scritto riportando le storie di suoi pazienti accanto alle biografie di dittatori e personaggi celebri.

Tema centrale dei suoi lavori sono stati i traumi infantili e le conseguenze che ha per il corpo la negazione delle emozioni autentiche, spesso richiesta da un certo tipo di morale e dalla religione, che induce a onorare e rispettare i propri genitori anche se agiscono su di noi in modo distruttivo.

Ha sviluppato un concetto di terapia che consente di confrontarsi con il proprio passato, per rincontrare l’angoscia subita durante l’infanzia, risentirla e liberarsene.

Dopo un’incessante lavoro di ricerca e divulgazione che ha utilizzato anche i moderni canali offerti dalla tecnologia moderna, si è spenta il 14 aprile 2010 a Saint-Rémy-de-Provence.

#unadonnalgiorno

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