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Amanda Palmer e l’arte di chiedere

Amanda Palmer l’arte di chiedere

Amanda Palmer è la musicista che ha trasformato la richiesta di aiuto in un gesto artistico e politico, raccogliendo attraverso il crowdfunding la cifra più alta mai ottenuta, fino ad allora, da un progetto musicale.

È nata a New York il 30 aprile 1976, ed è cresciuta a Lexington, in Massachusetts, figlia di Katharine Mockett, programmatrice informatica, e di Jack Palmer, fisico, che si sono separati quando lei aveva un anno.

Ha studiato teatro alla Wesleyan University, dove si è laureata nel 1998 in studi tedeschi, per poi abbandonare un successivo percorso all’università di Heidelberg.

Prima di diventare musicista si è mantenuta per anni facendo la statua vivente per strada: dipinta di bianco, immobile per ore su un piedistallo, con il nome d’arte “The Eight Foot Bride“, si è esibita a Cambridge, Edimburgo, Berlino, San Pietroburgo e Adelaide, dove ha conosciuto il musicista Jason Webley, con cui in seguito ha formato il duo Evelyn Evelyn. Da quell’esperienza di strada, dice, ha imparato il cuore di tutto ciò che avrebbe fatto in seguito: il contatto diretto e senza mediazioni con chi si ferma a guardare.

Nel 2000 ha conosciuto il batterista Brian Viglione a una festa di Halloween, e con lui ha formato i Dresden Dolls, duo di cabaret punk dal sound teatrale e dichiaratamente debitore a Brecht e Weill. Con la band ha pubblicato l’album d’esordio omonimo nel 2003 e altri lavori, tra cui Yes, Virginia… (2006), portando in scena anche lo spettacolo The Onion Cellar tra il 2006 e il 2007, prima di sciogliere il gruppo nel 2008, salvo ricomporlo più volte negli anni successivi, fino a un ritorno più stabile a partire dal 2022.

Da solista ha pubblicato Who Killed Amanda Palmer nel 2008, prodotto da Ben Folds, ed è entrata in conflitto con la propria etichetta discografica, la Roadrunner Records, arrivando a chiedere pubblicamente di essere liberata dal contratto attraverso il proprio blog.

Nel 2012 ha pubblicato Theatre Is Evil insieme alla Grand Theft Orchestra, l’album che ha segnato la svolta della sua carriera: per finanziarlo ha lanciato una campagna di crowdfunding su Kickstarter che ha raccolto 1.192.793 dollari da quasi 25mila sostenitori, la cifra più alta mai raggiunta fino ad allora da un progetto musicale sulla piattaforma.

La campagna non è stata priva di polemiche: ad alcuni musicisti locali, ingaggiati per suonare dal vivo negli show del tour, aveva inizialmente chiesto di esibirsi come volontari in cambio di visibilità, birra e abbracci, scatenando le proteste dei sindacati dei musicisti, a cui ha risposto correggendo la propria politica e retribuendo in denaro chi avrebbe suonato.

Nel febbraio 2013 ha portato quell’esperienza su un palco TED, con l’intervento The Art of Asking, in cui ha raccontato il percorso dalla statua vivente al crowdfunding milionario per sostenere un’idea centrale: chiedere aiuto non è una debolezza ma un atto di fiducia reciproca tra artista e pubblico, capace di sostituire il tradizionale rapporto commerciale tra industria discografica e pubblico con un legame diretto, quasi di mecenatismo diffuso.

Il discorso, tra i più visti nella storia di TED, è diventato nel 2014 un libro, The Art of Asking: How I Learned to Stop Worrying and Let People Help, entrato nella classifica dei bestseller del New York Times.

Dal marzo 2015 ha spostato buona parte del proprio sostentamento su Patreon, diventando una delle artiste di riferimento per il finanziamento diretto da parte del pubblico, mensile e continuativo, alternativo alle etichette discografiche tradizionali.

Amanda Palmer si è sempre definita bisessuale, ha lavorato per un periodo come spogliarellista con lo pseudonimo “Berlin”, e ha raccontato pubblicamente, in canzoni come Voicemail for Jill, di aver abortito tre volte.

Nel 2013, pochi giorni dopo l’attentato alla maratona di Boston, ha pubblicato sul proprio blog A Poem for Dzhokhar, scritta immaginando la prospettiva del giovane attentatore Dzhokhar Tsarnaev. Il testo ha suscitato durissime polemiche, è stata accusata di aver usato una tragedia collettiva per parlare di sé, ha risposto difendendo il proprio gesto come un tentativo di comprensione, non di giustificazione, e rimandando a una raccolta fondi per le vittime.

Amanda Palmer ha costruito, nell’arco di vent’anni, un rapporto con il proprio pubblico fondato sull’idea che chiedere aiuto, ad alta voce e senza vergogna, possa essere un atto creativo tanto quanto scrivere una canzone.

 

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