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Flora Tristán militante socialista e femminista, fu molto più che la nonna di Gauguin

Flora Tristán attivista socialista nonna di Gauguin

Flora Tristán y Moscoso (Parigi, 7 aprile 1803 – Bordeaux, 14 novembre 1844), è stata socialista, militante femminista e antesignana dell’anarchismo.

Una donna dalla volontà ferrea e convinzioni non allineate alla sua epoca: la prima metà dell’Ottocento.

Predicò il riscatto della classe operaia, mezzo per l’emancipazione femminile. 

Nacque nel 1803 a Parigi, dal ricco colonnello peruviano Mariano Tristán y Moscoso, di Arequipa, allora colonia spagnola, e dalla francese Anne-Pierre Laisnay che si era rifugiata in Spagna al tempo della Rivoluzione. L’atto di matrimonio della coppia, però, non venne mai trasmesso alle autorità. Quando, nel 1807 il colonnello morì, lasciò la vedova senza diritti di successione e con figli illegittimi. Le proprietà di don Mariano in Perù e in Spagna passarono ai familiari peruviani mentre, con il pretesto dell’apertura delle ostilità con la Spagna, lo Stato francese incamerò i suoi beni lasciati in Francia.

La giovane Flora, divenuta povera all’improvviso, trovò un impiego nell’atelier dell’incisore André Chazal che sua madre costrinse a sposare, nonostante fosse un uomo violento. Nel 1825, incinta per la terza volta, lo lasciò. Il 16 ottobre nacque Aline Marie, futura madre di Paul Gauguin.

Flora Tristán divenne dama di compagnia di una famiglia inglese. Nel 1829 conobbe un capitano della Marina mercantile, che aveva conosciuto in Perù,suo fratello minore Pío Tristán y Moscoso, ora capo della facoltosa famiglia. Flora gli scrisse, chiedendogli di legittimarla e garantirle la parte spettante dei beni. La risposta consistette nell’invio di denaro e nell’impossibilità dichiarata di poterla riconoscere come erede del fratello, perché illegittima.

Nell’aprile del 1833 Flora s’imbarcò da Bordeaux alla volta del Perù per vedere riconosciuti i suoi diritti.
Si trattenne a Arequipa per 8 mesi, nei quali ebbe modo di annotare gli aspetti violenti e grotteschi di quelle istituzioni semi-feudali, la corruzione della classe politica, le disparità sociali, il razzismo per gli indios, la miseria della popolazione, l’analfabetismo. Riscontrò un’eccezione, invidiata anche da un’europea: la condizione della donna che, non paritaria a quella dell’uomo, godeva comunque di larga autonomia.

Nel 1834, s’imbarcò per fare ritorno in Francia: aveva ottenuto dalla famiglia la concessione di una piccola rendita e, soprattutto, aveva delineato un programma politico e intellettuale da presentare pubblicamente.

Il marito, però, che non si era rassegnato alla sua perdita, la considerava una sua proprietà.Tentò di sequestrare i figli più volte: venne accusato dalla figlia Aline di aver tentato di violentarla.

Il 10 settembre 1838, Chazal sparò a Flora, per strada, ferendola al petto: il proiettile le rimarrà conficcato nel corpo per il resto dei suoi anni.

Al processo, l’avvocato difensore del marito, il ‘progressista’ Jules Favre, futuro ministro degli Esteri, cercò di attenuare la responsabilità dell’assistito dipingendo Flora Tristan come una donna disprezzabile, a causa della sua condizione di illegittima, di ‘paria’. I giudici condannarono Chazal a 20 anni di carcere, in parte condonati.

Nel 1839, Flora Tristán andò a Londra, visitò le industrie che facevano ricco e potente quel paese e i miserabili quartieri della periferia dove dormivano gli operai, le donne e i bambini che  passavano la maggior parte della loro giornata nelle fabbriche per pochi scellini.

Ebbe pure modo di vedere anche le forme di organizzazione, di opposizione a quello stato di cose. Capì l’importanza che i lavoratori sfruttati unissero le loro forze, alle quali era necessaria la partecipazione delle donne, le più oppresse dal sistema sociale ‘liberale’.

Capì che la liberazione dei lavoratori era la condizione per l’emancipazione della donna.

Pubblicando nel 1840 le sue Promenades dans Londres, Flora afferma che una nuova società può sorgere attraverso una grande battaglia tra “proprietari e capitalisti da un lato, che uniscono nelle loro mani ricchezza e potere politico, e i lavoratori delle città e delle campagne da un altro, che non possiedono nulla, né terra, né capitale, né potere politico”.

I lavoratori, nei suoi scritti, non devono aspettarsi nulla dal governo, poiché: ‘l’esperienza e i fatti vi dimostrano a sufficienza che il governo non può e non vuole accettare un miglioramento dei vostri destini. Dipende quindi unicamente da voi sfuggire al labirinto di dolore, miseria e umiliazioni in cui deperite. La borghesia quando si trattò di prendere il potere in Francia, si avvalse dell’alleanza dei lavoratori, usandoli come la testa usa il braccio. Ora, voi lavoratori non avete nessuno che vi aiuti. Dovete essere la testa e il braccio’.

Voleva che le organizzazioni dei lavoratori investissero il denaro comune nella costruzione di scuole per i figli degli operai per un’istruzione gratuita.

Dovendo la rivoluzione essere pacifica, occorreva, nella sua mente, un dialogo con le forme rappresentative della nazione: “Sarà necessario che in Parlamento venga ammessa la figura del Difensore del popolo che presenterà iniziative legislative come il formale diritto al lavoro per tutti, con la garanzia di un salario dignitoso, l’abolizione della pena di morte”.

Nel 1844, percorse la Francia con una serie di conferenze.

Contattò gli intellettuali per ottenere un appoggio: queste esperienze saranno pubblicate con il titolo ‘Tour de France’. Le autorità la ostacolarono, facendo intervenire la polizia per disperdere le assemblee o sequestrando i suoi scritti, mentre la stampa conservatrice ironizzava e la diffamava ricordando le sue origini ‘illegittime’.

Ma Flora non si lasciò scoraggiare, sebbene fosse malata. Subì diverse crisi, fino a morire a Bordeaux il 14 novembre 1844, a soli 41 anni.

Gli operai della città organizzarono il suo funerale,  e fecero erigere sulla sua tomba un monumento inaugurato il 22 ottobre 1848.

In quell’occasione, fu composto un canto che si sentì per molti anni ancora nelle fabbriche di Bordeaux: ‘Occorre un monumento per Flora Tristán’.

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