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Annie Londonderry e il giro del mondo in bicicletta

Annie Kopchovsky Londonderry

Sono una giornalista e una ‘nuova donna’, se con questo termine s’intende la mia convinzione di poter fare tutto ciò che può fare un uomo.

Annie Londonderry è stata la prima donna ad aver fatto il giro del mondo in bicicletta tra il 1894 e il 1895.

Imprenditrice, ciclista e avventuriera lettone di origine ebrea nacque a Riga nel 1870 col nome di Annie Cohen.

Emigrata con la sua numerosa famiglia a Boston, perse i genitori quando era adolescente.

Amava leggere e sognava viaggi in posti lontani.

A diciotto anni sposò Simon Kopchovsky, venditore ambulante ebreo ortodosso che aiutava nel suo lavoro occupandosi di vendere spazi pubblicitari per dei giornali locali. Ma la sua condizione le stava probabilmente stretta e, sebbene avesse tre bambini molto piccoli, a ventiquattro anni, decise di tentare un’impresa considerata impossibile per una donna, fare il giro del mondo in bicicletta.

Tutto nacque da una scommessa, o forse se la inventò per pubblicizzare il suo viaggio e dimostrare di poter emulare l’impresa compiuta da Thomas Stevens nel 1887.

Era un’epoca in cui il desiderio di indipendenza delle donne stava crescendo politicamente e a livello sociale, guidare una bicicletta significava avere un proprio mezzo di trasporto che le rendeva autonome.

Nonostante fosse molto minuta, le venne offerto di guidare una bicicletta di marca Columbia di 19 chili che recava sulla protezione della ruota posteriore un cartello pubblicitario della ditta di acque minerali Londonderry Lithia che l’aveva sponsorizzata con cento dollari. Così, l’ebrea Annie Cohen Kopchovsky, in epoca antisemita, divenne Annie Londonderry per compiere l’impresa.

Il 27 giugno 1894, alle 11 del mattino partì dalla Massachusetts State House, portava con sé un cambio di vestiti e una pistola col manico di madreperla. Arrivò a Chicago il 24 settembre, aveva perso 9 kg, aveva deciso di rinunciare quando ritrovò la determinazione. Riuscì a dotarsi di una bicicletta da uomo più leggera e agile e cambiò il suo abbigliamento vestendosi con dei calzoncini a sbuffo e tenuta maschile.

Arrivata a New York si imbarcò per Le Havre, arrivò a Parigi, è passata per Bordeaux, Marsiglia, girò il Mediterraneo, ha visto Gerusalemme, le Piramidi, Costantinopoli, le grandi steppe dell’Asia, l’India, Hong Kong, Singapore, arrivando fino in Cina e in Giappone, cambiando itinerario per il freddo, salendo su treni e navi a vapore, dando prova di resistenza e di inventiva anche nell’auto promuoversi. Ha superato montagne impervie e paesi sconosciuti, è finita in oscure prigioni e ha conosciuto persone diverse e usanze particolari.

Nonostante difficoltà di ogni sorta, divenne un mito e la sua celebrità l’accompagnava nelle sue tappe. È stata ferita da un cavallo imbizzarrito e si è ingessata un polso dopo uno scontro con un branco di maiali.

Il 12 settembre 1895 finalmente arrivò a Chicago e ricevette il premio di 10.000 dollari che le spettava. Aveva compiuto il viaggio intorno al mondo in un tempo minore di quattordici giorni di quello che le era stato accordato.

Arrivata a casa, pubblicò il resoconto della sua impresa sul New York World, il giornale lo descrisse come “il viaggio più straordinario mai intrapreso da una donna“.

Venditrice brillante e grande affabulatrice, riuscì a raccogliere denaro sponsorizzando prodotti di ogni sorta con spillette e nastri che portava addosso. Vendeva anche le sue foto autografate.

Durante i suoi viaggi tenne delle conferenze sulle sue avventure che affascinarono i mezzi di comunicazione e rilanciarono la sua popolarità. 

Al suo rientro accettò un’offerta per scrivere le sue avventure come nuova donna e si stabilì con la famiglia a New York per continuare la sua carriera nel giornalismo.

È morta dimenticata l’11 novembre 1947.

Nel 2007 Peter Zheutlin, il suo pro-pronipote ha riportato alla luce la sua storia pubblicando Around the World on Two Wheels: Annie Londonderry’s Extraordinary Ride.

Questa intraprendente nuova donna è stata successivamente citata in canzoni, libri, su di lei è stato girato un documentario, le è stata dedicata una graphic novel ed è stata commemorata in un necrologio del New York Times, nella serie dedicata ai personaggi la cui morte era passata inosservata.

Annie Kopchovsky ‘Londonderry’ ha sfidato le convenzioni scrivendo uno dei capitoli più entusiasmanti della storia del ciclismo.

Ha rappresentato l’emblema dell’incontro tra il boom della bicicletta e il cambiamento del ruolo delle donne nella società vittoriana. È stata capace di diventare indipendente negli spostamenti, lavorare fuori casa, auto promuoversi ed essere socialmente attiva.

Jules Verne mi aveva portato lontano, proprio come aveva portato lontano il suo Phileas Fogg. Ero sempre stata curiosa, e ora la mia curiosità mi aveva portato a esplorare un mondo che poi, forse, non era così diverso dal mio”.

 

#unadonnalgiorno

 

 

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