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Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena giornalista e scrittrice

Se fossi tornata in una bara mi avrebbero celebrata (forse) come una giornalista che cercava la verità e aveva fatto degli scoop. In realtà uno scoop, quello dell’uso del fosforo bianco a Falluja, l’avevo anche fatto, ma nessuno se n’era accorto. Invece sono tornata viva e colpevole, visto che me l’ero andata a cercare.

Giuliana Sgrena, giornalista e scrittrice.

Una professionista coraggiosa, combattiva, generosa e sempre in prima linea sul fronte dei diritti delle donne, appassionata e esperta del mondo arabo. 

Più volte inviata di guerra, è stata tra le prime persone in Italia a occuparsi con competenza e umanità del movimento fondamentalista islamico. 

Nata a Masera, in Piemonte, il 20 dicembre 1948, laureata a Milano, ha intrapreso la carriera giornalistica all’inizio degli anni Ottanta lavorando per la rivista Pace e Guerra.

Nel 1988 è arrivata a Il Manifesto, occupandosi soprattutto di temi relativi alla cultura islamica e alla condizione delle donne nei paesi musulmani.

Ha realizzato numerosi reportage dai teatri di guerra del Medio Oriente e dall’Africa, tra cui l’Iraq, l’Algeria e la Somalia.

È stata nominata Cavaliera dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2003.

Un lavoro pericoloso il suo, ma necessario, per raccontare al mondo intero gli orrori della guerra, le ingiustizie e tutte quelle situazioni che, altrimenti, rimarrebbero ignorate e impunite.

Il 4 febbraio 2005 è stata rapita dall’Organizzazione per la Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad come inviata. Il 4 marzo dello stesso anno è stata liberata dai servizi segreti italiani, nell’operazione ha perso la vita Nicola Calipari, funzionario del SISMI che aveva condotto le trattative per il rilascio.

Giuliana Sgrena ha poi raccontato di quel fatidico giorno definendolo il più drammatico della mia vita: la gioia di essere stata liberata, il viaggio verso l’aeroporto di Baghdad, il confuso passaggio da un’auto all’altra, bendata, finché finalmente non si è ritrovata in mani italiane. Era stato Calipari a salire in macchina con lei. All’improvviso la vettura venne investita da centinaia di proiettili americani, e l’uomo, facendole scudo con il suo corpo per proteggerla, rimase ucciso dal fuoco amico.

Cosa sia successo veramente, perché i soldati americani abbiano aperto il fuoco contro i loro alleati, molto probabilmente non lo sapremo mai: le due versioni, italiana e americana, sono molto discordanti, sia riguardo lo svolgimento dei fatti, sia riguardo le motivazioni. C’è chi sostiene che sia stato un complotto, e alcune affermazioni in seguito rilasciate da Giuliana Sgrena sembrano lasciarlo intendere. L’altra metà dell’opinione pubblica invece crede alla versione ufficiale dei fatti, secondo la quale si sia trattato di un terribile incidente, dovuto al fatto che i soldati americani non fossero stati informati del passaggio della vettura italiana.

Quel che è certo è che Mario Lozano, il soldato americano imputato dalla Procura di Roma per l’omicidio di Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena, è stato giudicato non processabile perché sotto la giurisdizione americana, e che il rapporto italiano sulla tragedia fu probabilmente “rimaneggiato” per non incrinare del tutto le relazioni con Washington. (Fonte Wikileaks 2010).

Dopo la vicenda del sequestro, Giuliana Sgrena, per anni ha continuato a ricevere minacce e insulti, anche da esponenti politici e istituzionali. Ma ha continuato ad andare avanti con grande professionalità e serietà.

Oltre che con Il Manifesto, collabora con Rainews 24, il settimanale tedesco Die Zeit e l’agenzia internazionale di informazione IPS.

Autrice di diversi libri centrati sul mondo islamico, dal 2011 si è dedicata all’analisi dei movimenti rivoluzionari della Primavera Araba. Le sue ultime uscite editoriali sono state: Rivoluzioni Violate (2014), Dio odia le donne (2016) e Manifesto per la verità. Donne, migranti e altre notizie manipolate (2019).

Il suo impegno inarrestabile, la sua determinazione, la portano a non arrendersi contro chi vorrebbe tapparle la bocca.

#unadonnalgiorno

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